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L'individuo senza passato - di William Star

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/12/2009 alle ore 16:51:19

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Capitolo Uno: Il sonno

Dalla parete in vetro blindato del locale non si vedeva altro che un'immensa distesa di ghiaccio, una pianura di freddo dove un vento gelido e tagliente come lama affilata di rasoio soffiava ululando il nevischio pungente come spilli.
Nibet era seduto sul bordo del letto, con i gomiti sulle gambe ed il volto appoggiato nelle mani, fissando senza espressione alcuna sul volto quel deserto glaciale che aveva di fronte.
Più che un volto umano sembrava una maschera incapace, per quanto a volte si sforzasse, di lasciar trasparire emozione alcuna.
Ma di emozioni era ancora capace di provarne, nonostante il potente addestramento cerebrale ricevuto. A volte Nibet era un subbuglio di emozioni, capaci di eruttare così forti, vivide e violente risvegliate da un lungo periodo di letargo.

Rimaneva per lunghi periodi a fissare quello spettacolo glaciale, anche trenta, quaranta minuti a volte, quando gli veniva concesso di rimanere sveglio durante quella che i Soldati della Corporazione Sibet Uno chiamavano: la cura del sonno.
Si trattava di un sonno indotto da farmaci narcotici che gli venivano iniettati nel collo, attraverso un piccolo catetere collegato ad un microcontenitore installato sottocute all'altezza della settima vertebra cervicale.

I Medici controllavano a distanza (aumentando/diminuendo l'erogazione dei farmaci grazie al microchip contenuto nel microcontenitore) dalla Sala Operazioni lo stato di coscienza dei Soldati sottoposti al trattamento: periodo ricostituente, questo il nome ufficiale dato dallo Stato Maggiore del Governo della Corporazione di Sibet Uno.
Il trattamento prevedeva di ridurre le funzioni vitali al minimo indispensabile, ed un sonno indotto per un periodo non inferiore alle venti, ventuno ore giornaliere, per un periodo complessivo che poteva oscillare dai dodici ai quindici giorni.
Le rimanenti due, tre ore venivano impiegate per indurre l'individuo a cibarsi, mantenersi pulito, svolgere le funzioni corporali e soprattutto fargli ritrovare una, seppur controllata, lucidità capace di restituirgli la serenità necessaria per convincerlo del fatto che tutto andasse bene.

Non venivano eseguiti più di tre trattamenti in un anno solare, e quasi sempre e solo dopo ogni missione, sui Soldati e gli Obiettori dello Stato Maggiore quando a rischio di incontrollata opposizione.
Tanto per i Soldati quanto per gli Obiettori ciò che lo Stato Maggiore desiderava era avere il controllo su di essi, su persone in un ottimo condizioni psico-fisiche, non era interesse del Potere ridurli a narcolettici almeno fino a quando avessero avuto capacità attitudinali cui il Potere era sempre alla ricerca.

Il periodo post-trattamento non era comunque cosa semplice: i farmaci narcotici impiegati rimanevano in circolo nell'organismo per più di sessanta giorni in individui di sana e robusta costituzione con una preparazione atletica, ed in questo lasso di tempo la tentazione al sonno era comunque sempre in agguato.
Quindi seguiva al periodo ricostituente quello denominato di preparazione, dove l'individuo veniva indotto a praticare attività atletica per un periodo non inferiore alle sei, sette ore giornaliere.

Nibet era ancora lontano da questo trattamento che, dopo uno stato di incoscienza prolungato, sembrava quasi un regalo fatto all'individuo.
Erano solo due giorni e qualche ora che era stato portato sulla stazione spaziale di Narva un minuscolo pianeta distante sedici ore di volo da Sibet Uno, adibito a trattamento individui nonchè a colonia penale nella zona ovest.
La soppressione fisica era stata ufficialmente abolita dallo Stato Maggiore nel 2136, sebbene ufficiosamente venisse ancora praticata.

Abolita ufficialmente per farsì che l'Opposizione prendesse atto della Volontà magnanima dello Stato Maggiore come previsto nello Statuto sui diritti dell'Individuo, divulgato di comune accordo (comune per quanto possa essere un'opposizione indotta quindi controllata) nel 2135.

Nibet avvertiva una leggera senzazione di fresco nel collo, negli istanti che precedevano il sonno, sensazione dovuta all'erogazione ed iniezione di farmaci narcotici nell'organismo, in pochi secondi sentiva le palpebre pesanti ed il desiderio di coricarsi sul letto, privo di coperte, in quanto appena l'individuo si fosse addormentato la temperatura dell'ambiente veniva portata a 29/30 °C.
La somministrazione dei farmaci era mirata in modo da far avere all'individuo un sonno il più tranquillo possibile, senza indurre sogni che potessero lasciare tracce una volta sveglio, ma era obiettivo avere un controllo totale sulla mente dell'individuo anche durante l'incoscienza.

Era sveglio da circa trenta minuti, quando avverti una sensazione di fresco sul collo, socchiuse un attimo gli occhi sentendo il forte desiderio di coricarsi.
Si mise sdraiato e sprofondò nel sonno.
Un sono quieto, estremamente riposante, un benessere psicofisico somministrato con perizia.
Niente sogni, o peggio ancora incubi, di tanto in tanto Nibet, ora steso prono sul letto, si svegliava, assonnato, con le palpebre pesanti che riusciva ad aprire a fatica per ammirare il deserto di ghiaccio davanti a sé, ed immaginando il freddo pungente che doveva esserci al di fuori del suo tiepido ambiente, si riaddormentava con maggiore soddisfazione, cullato dal tepore della stanza e da quello indotto dai farmaci.
Il suo respiro era sempre pacato, controllato, un sonno, un'incoscienza degne del perfetto riposo.

Capitolo Due: Il risveglio

Si svegliò dopo venti ore esatte, e si mise nuovamente a sedere sul bordo del letto, desideroso di farsi una bella doccia e poi cibarsi.
Sempre, prima del risveglio, venivano leggermenti aumentati dai Medici i farmaci narcotici capaci di indurre lucidità mentale.
Desideri che si riaccendono, voglia di cibo, di un buon bicchiere di vleska, unica bevanda alcolica permessa su Sibet Uno, un fugace pensiero anche al sesso, che va e s ne scappa subito: i Medici non permettevano agli individui in trattamento ricostituente di pensare al sesso, questo poteva distrarli dal riposo assoluto cui avevano bisogno per essere controllati.
Dalla sala operazioni ogni Individuo veniva controllato da un Medico, un monitor mostrava 24 ore su 24 lo stato psicofisico del paziente.
All'aumentare della produzione di endorfine dal cervello ecco partire prontamente i farmaci inibitori dal microcontenitore.

Un risveglio troppo tranquillo e pacato per essere considerato tale, ma tale era, e di più non veniva concesso durante il periodo di trattamento.

Nulla dell'individuo faceva presagire che fosse capace di uccidere con cinico distacco razionale, con fredda e calcolata determinazione senza il benchè minino coinvolgimento, quando svolgeva il suo lavoro di Soldato.

Un risveglio così controllato e narcotizzato che l'individuo, una volta che si era lavato e cibato, non vedeva l'ora di tornare prigioniero del sonno, per non pensare ad altro.

Per non pensare, nei fugaci momenti di lucidità, quanto la vita potesse offrirgli se non fosse stato controllato.

Solo al sorgere timido di questi pensieri ecco di nuovo la sensazione di fresco sul collo, le palpebre pesanti, e la necessità imminente di coricarsi.

Capitolo Tre: Prigioniero del sonno

Sebbene estremamente rilassante ed in alcuni sporadici momenti irrinunciabile, il sonno rendeva l'individuo Prigioniero, uno schiavo senza volontà alcuna, inerme, lontano dal furore violento del suo lavoro di Soldato.
Al solo sentire nominare la parola sonno in una normale conversazione, Nibet si allertava, per poi tranquillizzarsi subito comunque, al solo pensiero del sonno indotto dai farmaci capaci di controllare la volontà della persona.

Questo era il periodo dove il sonno veniva somministrato in dosi più massicce.
Il primo giorno di trattamento si partiva dalle 18 ore giornaliere, ad aumentare di un'ora al giorno fino al terzo, poi 22 ore diventavano la regola per i restanti giorni.
Questo era il periodo in cui l'Individuo, il Soldato, doveva riposare, dopo avere subito la cancellazione della memoria recente con un'endovena di farmaco specifico, iniettata dai Medici durante il sonno del primo giorno.

Questa era un'operazione che doveva essere eseguita personalmente dai Medici, in quanto lasciare nel microcontenitore tale farmaco era potenzialmente letale, o comunque in caso di guasto, seppur improbabile, del microchip, l'Individuo poteva subire danni cerebrali permanenti, tali da portarlo alla totale incapacità di pensare, quindi di agire.

Il trattamento era iniziato da 5 giorni, ma Nibet aveva ben presto perso il conto dei giorni, delle ore.
Quando durante il sonno si svegliava saltuariamente, avveniva solo per pochissimi secondi, tanti da indurlo a pensare che dormire era una cosa cui mai avrebbe potuto rinunciare.
In quei momenti i farmaci mostravano tutto il loro potere di condizionamento psichico.

Prima del risveglio, venivano iniettati farmaci tali da indurlo ad avvertire il desiderio di cibarsi, un lieve desiderio di non dormire più lo avvertiva: questi erano i brevi ma intensi ed emotivamente dolorosi istanti in cui si sentiva realmente prigioniero del sonno, un Individuo senza passato incapace di fuggire dal presente per costruirsi un futuro proprio.

Capitolo Quattro: La fine del Trattamento

Anche questa volta Nibet non era impazzito prima di finire il trattamento, e non aveva nemmeno avuto un collasso cerebrale: le probabilità che accadesse erano remote, ma pur sempre possibili, di tanto accadeva che durante il trattamento l'organismo di un Individuo smettesse di rispondere e addio.

Tuttavia si sentiva molto peggio di tutte le altre volte, era fortemente angosciato, aveva la sensazione di avere dormito poco (figuriamoci), era frastornato, debole, si sentiva sedato.
Iniziò a sospettare che volessero iniziarlo all'addio, iniziò a pensare che volessero finalmente sbarazzarsi di Lui, di mandarlo in uno stato di ibernazione che lo congelasse per molto tempo a venire.
Non aveva paura che accadesse, in questo modo almeno non avrebbe più dovuto sopportare questo strazio.
Sentiva che il sonno era ormai tutta la sua vita, si sentiva a tutti gli effetti dipendente dal sonno indotto, un drogato che non conosceva nemmeno la droga che gli avevano somministrato, ma accusava l'astinenza.

Era forse la fine?
L'angoscia non gli era familiare, in un mondo dove controllavano le sue emozioni nella loro totalità.
Questa volta durante il trattamento qualcosa non era andato per il verso giusto, possibilità improbabile ma pur sempre possibile, si sentiva davvero male, e per la prima volta nella sua vita asettica provava paura: un'emozione del tutto nuova.

 

Ultimo aggiornamento: 2010-04-12 12:23:11