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Heroe’s destinity: Il destino degli eroi 2 parte) - di Calogero Portelli

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 06/01/2009 alle ore 13:39:51

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Stavo per “esplodere”, che cosa voleva quel ragazzo? Chi aveva mandato quel robot a uccidere la mia famiglia?
La sfida che il destino mi aveva imposto si stava facendo sempre più difficile.
Ma se questo era solo l’inizio della mia avventura cosa incontrerò andando avanti?
La maggior parte dei miei amici abitava nella mia stessa via e videro ciò che era successo.
Il rumore di quelle esplosioni, di quel terribile frastuono svegliò tutto il vicinato.
I miei amici cominciarono a insospettirsi quando mi videro vivo in mezzo alle fiamme.
C’era però qualcosa di strano, era come fossi morto non sentivo il caldo del fuoco, il suo bruciore.
Capì che stavo acquisendo nuovi poteri...potevo adesso controllare il fuoco; un forte elemento della natura. Ma servirà a qualche bene superiore?
Quella notte naturalmente non dormì ma andai lo stesso a scuola.
Appena arrivato (stranamente in orario) i miei amici cominciarono a guardarmi tristemente, sapevano che adesso ero rimasto solo; senza casa e senza famiglia.
Ma c’era qualcosa nelle loro facce che intuì subito, volevano capire come avevo fatto a sopravvivere a quella terribile esplosione.
Quel giorno anche John non era lo stesso, ogni tanto mi fissava con aria pensierosa, cercava forse di dirmi qualcosa di importante; ma non ci riusciva.
Alla ricreazione rimasi al mio posto, i miei amici si avvicinarono per dirmi qualche frase di conforto.
Quella tristezza, quei dubbi e quelle preoccupazioni che mi tormentavano da giorni per qualche secondo era stata superata dal senso di tranquillità che i miei amici mi dettero.
Naturalmente tra tutte quelle voci distinsi la più dolce, quella di Rebecca.
All’uscita della scuola dopo aver discusso a lungo con le professoresse venni fermato da John.
“Daxter...devo parlarti”
“Dimmi” dissi
Ad un tratto allungò il suo braccio verso di me.
Vidi che dalla sua mano spuntò un bagliore, ma era diverso da quello che era spuntato a me.
Mi accorsi che non era un bagliore bensì...ghiaccio.
“Allora è vero..sei tu il ragazzo misterioso di cui parlano tutti” mi disse con uno strano sorriso stampato sulla faccia.
“Beh visto che tu ti sei insomma.....”fatto vedere”.....si..sono io” disse con tono serio.
Poi gli toccai la mano, per avere la sensazione di quel bagliore, e gli chiesi
“Quando l’hai scoperto?”
“Tanto tempo fa...” disse John poi abbassò lo sguardo e se ne andò.
Quel giorno lo passai a casa dei miei cugini: Max e Charlie; due pazzi scatenati della mia stessa età che fortunatamente non sospettavano niente sulla mia identità.
Verso le 4 mi chiamò John, ma non era la sua voce...era la stessa del mio interrogatorio, solo un po’ diversa.
“Se non vuoi vedere morto il tuo amico farai bene a venire qui”
Finsi di avere un improvviso impegno e scappai...”volando”.
Arrivai in men che non si dica da John, la casa era incendiata ed era senza il tetto.
Quindi la sorvolai e vidi John attaccato al muro intrappolato in una grossa sfera di vetro.
Ai lati c’erano due uomini armati di strani fucili elettrici e al centro lo stesso uomo dell’interrogatorio.
Mi concentrai, volevo lanciare i raggi che avevo lanciato la scorsa notte.
Incanalai la mia energia nel braccio che si illuminò, volevo solo colpire l’uomo, quindi dovevo lanciare il colpo con precisione senza farlo esplodere.
Ma proprio quando stavo per lanciare il colpo, i tre uomini si girarono verso di me e quelli con le armi cominciarono a sparare scariche elettriche che però scansai facilmente.
Mi accorsi però che le scariche elettriche....tornarono indietro.
Mi colpirono alle spalle e caddi sull’asfalto così veloce da formare una voragine di notevoli dimensioni.
Sapevano che non ero morto perciò continuavano a sparare, l’elettricità era dappertutto nel mio corpo.
Mi sentivo come se mi stesse passando un treno (indistruttibile) addosso.
Con la coda dell’occhio vidi poi l’uomo che fermò i suoi compagni.
Pensavano che fossi morto,mi avevano scaricato migliaia di volt nel corpo, neanche l’uomo con tutte le abilità speciali possibili sarebbe sopravvissuto.
“Uno di meno” disse l’uomo ridendo.
John era ancora intrappolato e quando stavano per “finirlo” uscì dalla voragine scaraventando in aria grossi pezzi d’asfalto.
L’uomo era infuriato nel vedermi e ordino ai suoi compagni di spararmi.
Non so come feci ma quando aprì le braccia tutta l’elettricità e quando fui pronto la scaraventai contro i tre uomini...carbonizzandoli.
Stavo diventando una specie di essere malefico, ma non volevo che ciò accadesse.
Andai da John e lo liberai, era stordito non capiva cosa stesse succedendo.
Lo presi e lo portai all’ospedale, aveva una grossa ferita sulla gamba destra.
Quando i medici l’infilarono una siringa nella gamba, l’ago si spezzo....la sua gamba era di ghiaccio!
I medici erano senza parole, quando vollero chiamare la polizia presi John e volai a folle velocità senza avere una destinazione.
John si riprese subito dopo, era incredibile; la sua gamba anche se di ghiaccio si muoveva come prima, anzi molto più velocemente.
“Ghiaccio eh?” gli dissi
“Beh....è il momento di parlarti di una cosa che ho tenuta nascosta da anni”
“Parla, ti ascolto”
“Bene, tre anni fa degli strani uomini mi hanno rapito e mi hanno chiesto se ti conoscevo, hanno detto che potevi diventare pericoloso.
Poi mi hanno iniettato qualcosa di strano, un liquido freddo e il giorno dopo mi accorsi di avere il potere del ghiaccio”
“Per quanto riguarda me?”
“Beh...amico questo dovrai capirlo da solo”
“G...grazie” dissi, lo lascia su una panchina del parco e volai.
Si presento da me il solito ragazzo del teletrasporto
“Ancora tu!” dissi infuriato
“Ehi, ehi sono qui per aiutarti, so che non ti ricordi di me, ma un tempo eravamo amici; grandi amici”
Ci sedemmo sul tetto di una casa a parlare
“Vedi Daxter, tu hai 13 anni? Beh non ti preoccupare se ti dico che ne hai.... 3000!”
Stavo per rdere, era impossibile avere 3000 anni, beh si si possono avere ma sottoforma di cenere.
“Daxter tu come me, come John e come tanti altri non appartieni a questo pianeta, veniamo tutti da un pianeta che appartiene al sistema solare; Alfa3z45”
“Tutto ciò mi sembra impossibile, i miei genitori....”
“ I tuoi genitori sono morti più di 3000 anni fa in una guerra intergalattica, quelli che sono morti erano robot”
“No...no non è vero!”
Volai via piangendo, volavo volavo ma Micheal rispuntava sempre davanti a me.
“Non puoi scampare al tuo destino Daxter, ho saputo che la navicella che si sta avvicinando alla Terra passerà fra 1 settimana vicino al nostro pianeta natale....è la nostra sfida”
Abbassai lo sguardo, pensando alla mia vita , guardando la cara e vecchia Londra.......
“Ok, è il nostro destino!” e ci stringemmo la mano ridendo.