Alla ricerca dell'avventura - Il Soalelfe - - di Liola
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 28/12/2007 alle ore 12:29:52
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Introduzione
C’è già stato e potrebbe accadere ancora, una volta in cui il pianeta Terra è stato in pericolo. Nessuno scienziato si era accorto della gravità del problema. Sarebbe potuto succedere una, due o forse anche tre altre volte. E’ stato un incidente che, chi lo ha vissuto,ha visto passare molto del suo tempo dalla sponda della morte.
E’ stato un evento che ha rivoluzionato tutto il mondo e che spero nessuno di noi riuscirà a vivere. I migliori esperti ne hanno analizzato la causa e il motivo di quella terribile esplosione ma non si è riuscito a trovare il capo della situazione. Riesco solo a pensare come si presenterà nel futuro: gas bollenti surriscalderanno le terre, alcune acque bolliranno e altre verranno prosciugate dal clima arido e cocente come il sole che brucerà le nostre provviste. Arriverà, poi, il triste momento in cui molta delle genti morirà e il nostro pianeta non rimarrà che un deserto senza vita e senza animazione. Riprenderà la catastrofe dell’esplosione è tutto tornerà come prima, con una sola eccezione: la strana forma di vita sulla Terra. Ci sarà il tempo della conquista della nostra “casa” e solo pochi di noi sopravvivranno a questa scioccante verità. Verremo espugnati dai futuri popoli che ci tratteranno come loro schiavi del nostro presente.
Anche adesso ci stanno guardando: stanno pianificando come impadronirsi di noi e del nostro passato, del nostro potere e delle nostre virtù. Solo una persona ha potuto evitare questa tragedia: Jonathan McKanzie e la sua truppa di aiutanti che lo hanno salvato da morte certa. Hanno rischiato la vita per noi e ci hanno protetti da una fine mostruosa.
Come hanno fatto? Hanno utilizzato strumenti della tecnologia avanzata grazie a Brady, uno studioso che ha aiutato il nostro eroe a riuscire nell’ardua impresa. Ha creato per loro capsule indistruttibili che li hanno trasportati su quattro pericolosi pianeti: Teseo, Medusa, Astolfo e Babele.
Capitolo I
Jonathan non si aspettava che la gente lo venerasse dopo la sua grande fatica ma non voleva neppure rimanere in incognito per il resto della sua vita; tuttavia, non gli avrebbe fatto male un’avventura che lo intrattenesse per molto tempo in giro per la galassia e poi, non capitava tutti i giorni di poter passare da un pianeta all’altro senza rischiare di soffocare per il mancamento di ossigeno; questo non poteva neanche accadere grazie alla tuta tecno-spaziale inventata dal caro amico. Brady inventò anche una cabina che li teletrasportasse facilmente da un posto all’altro. Tutti sanno che la forza di gravità e il clima varia da pianeta a pianeta ma per loro non era un problema perché erano protetti da un “cambiaclima”, facile, veloce e pratico da usare perché di modeste dimensioni.
Tutti li acclamavano quando passavano ma Victoria, non era ancora molto convinta di questa difficile avventura. Conosceva i suoi colleghi ma la domanda che si poneva era: “Ritornerò viva sulla Terra?”. In fondo aveva ragione: chi le garantiva la sopravvivenza? Tutti erano in pericolo e persino Frank, il migliore amico di Jonathan, ci aveva riflettuto. Lui di solito non badava a quello che faceva, sicché a volte si trovava in situazioni imbarazzanti. Anche, egli, l’imperturbabile ragazzo prodigio non era convinto al cento per cento. John, così lo chiamavano gli amici, era turbato.
Era ormai un uomo alto, maturo, sicuro di sé ma in quel momento sapeva che qualcosa sarebbe andato storto. Sarà stato il suo intuito? La forza dell’abitudine di affrontare nuove sfide? No, era solo la sua anima che gli consigliava di andare avanti, di prendere la scelta giusta da fare, credere in quello che stava accadendo. Cosa stava accadendo? Non lo sapeva ma, in quei momenti sentiva di poter mettere il mondo in tasca e di poter sconfiggere qualsiasi forma di pericolo che minacciava il suo pianeta.
John era coraggioso e aveva deciso di intraprendere questa difficile impresa; tutti l’avevano seguito con grande ardore.
Brady aveva iniziato il suo lavoro per aiutare i compagni di avventura: la capsula. Doveva essere rivestita da un materiale molto sottile ma allo stesso tempo resistente, perché potesse contenere sei avventurieri come loro. Serviva il SOALELFE. Questo materiale si trovava su molti pianeti che distavano dalla Terra milioni e milioni di chilometri. La prima tappa era il pianeta Teseo. Era una terra pericolosa perché si diceva che, mostri simili al Minotauro che aveva sconfitto Teseo, abitavano il globo e non si davano pace perché cercavano vendetta.
Era l’unico modo. Per affrontare il primo pericolo dovevano prendere la rude macchina spaziale dello studioso, la cui riparazione era rimandata ormai da anni.
Capitolo II
“Allora, Brady, quanto tempo ci vorrà prima di partire?”chiese John. Brady alzò le spalle e poi disse: “Mi dispiace amico. Non credo sia possibile partire oggi. Il carburatore è andato, mancano cinque rotelle per la fusione e...”John lo interruppe e gli fece cenno di aver capito. Era, però un grave problema perché, così facendo, il mondo non era al sicuro. E poi, anche loro erano in bilico tra la vita e la morte. “Credo che le tue nuove invenzioni servano prima del previsto, eh Brady?”domandò John con aria ironica. “Non credo sia una buona idea John. Non dobbiamo perdere un altro secondo di questo tempo ma le mie macchine non sono progettate per partire dalla Terra. Si attivano solo per difesa su altri pianeti. E diciamolo pure; è inutile apportare delle modifiche a delle invenzioni che devono essere completate. Prendi come esempio la macchina per il teletrasporto: è tutta da rifare. Rimbocchiamoci le maniche per terminare questo lavoro. Andiamo, dopodiché a dormire, per ritrovare quel poco di ragione che ci è rimasto.”Victoria non sapeva a chi credere. Per lei non c’era alcuna differenza perché era convinta che già la prima missione sarebbe fallita. Una dottoressa, d’altronde, non può passare dalla medicina all’avventura così velocemente. Era una ragazza con i capelli castani che portava sempre raccolti in uno chignon. Era una persona molto apprensiva ma, se c’era da aiutare qualcuno, non si tirava indietro. Parlava poco e soprattutto era molto intelligente e acculturata.
Riparata la penultima valvola per far partire la navicella, i sei avventurieri, John,Brady, Victoria, Cindy, Frank e Lory andarono a dormire. Niente e nessuno poteva fermarli ma, McKanzie sapeva che dovevano partire la notte seguente, urgentemente. Si alzò, si avvicinò al motore del mezzo e tentò di recuperare l’ultimo pezzo del puzzle che gli impediva di intraprendere il viaggio. Tentò di fare piano ma, tra i rumori delle saldature e le chiavi inglesi cigolanti , avevano fatto svegliare Lory. “Cosa stai cercando di fare? Lo sai che se ti scoprisse Brady andrebbe su tutte le furie, vero?”disse con aria sicura la giovane. “Tu non dirglielo e vedi che non lo scoprirà.”le rispose con tono deciso, come quello di chi sa veramente che ben presto si sarebbe messo nei guai ma che ne sarà valsa la pena, “Non dirglielo. Voglio partire al più presto. Io penso che non siamo noi che dobbiamo aspettare ma il mondo. E, per loro, è pericoloso aspettare, capisci? Non saremo noi gli eroi se non fermiamo la catastrofe che li sta aspettando. Ci ha pensato Brady? Dimmi, ci ha pensato? Secondo me non è una tragedia modificare le sue macchine. Con le sue invenzioni non salveremo solo l’umanità ma sarà il protagonista del progresso tecnologico!”. “Noi non possiamo giudicare John. Siamo nel 2130, cosa ti aspetti. Lo sai come sono queste situazioni. Non ci sono guerre ma sarebbe per noi un gioco sconfiggerle, per esempio, nel 2006. Tu pensi che con questa impresa avrai la fama e il privilegio di essere ricordato per l’eternità? Mio caro John. Non puoi credere ancora alle favole. Con questa impresa non hai cambiato niente. Rifletti: dopo questa temibile avventura, dopo mille, duemila anni, sei sicuro che il tuo impegno, il mio e quello degli altri, compresa la tecnologia di Brady, verrà ricordato? Non voglio scoraggiarti, forse sto sbagliando, forse no . Ritorno a letto. E sarà meglio che ci ritorni anche tu. Hai bisogno di riposare.” “Hai ragione. Ti sbagli. Questa tua opinione non mi scoraggia affatto. Mi rende più convinto di prima. Se non ci credo io, Lory, chi crederà in questa missione? Non riesco a pensare che tu consideri veramente importante per te ciò che hai appena detto. Hai paura di questa grande sfida e ti vuoi tirare indietro?Prego, fai pure. Ricorda, però, che non tradisci la nostra fiducia ma quella degli altri esseri viventi. Vai a riposare perché domani si parte...ad ogni costo.” “Non puoi davvero pensare che io abbia paura, John. Non temo nulla e nessuno. Brady pensa che per te quest’avventura è solo un pretesto per avere fama e telecamere sempre alle calcagna. Lui la pensa così sul tuo conto. Non dirgli che te l’ho detto. Lui l’ha detto a me in confidenza e io l’ho detto a te in confidenza.” John rimase esterrefatto dalle parole di Lory tanto che lasciò la chiave inglese cigolante, si avvicinò alla ragazza e le disse: “So perché ha detto questo. Credo non sia riuscito a dimenticare quell’episodio. Sai che sono un archeologo e lui uno studioso della tecnologia avanzata. Qualche anno fa, ci avevano assegnato una missione in un’area in cui erano state avvistate delle uova di strani esseri: i dinosauri. Essendo di mestiere, toccava a me avvicinarmi con cautela. Uno tra le uova si schiuse; Brady mi disse di allontanarmi e che era pericoloso stare troppo vicini a un simile animale ma io non gli diedi ascolto. Sai la cicatrice che ha vicino alla tempia? Se gli avessi dato ascolto, oggi non ci sarebbe stata. Mi stava per assalire e Brady si gettò verso di me per salvarmi e...il seguito l’hai capito. Ero egoista e volevo essere sotto i riflettori: così fu ma chi veramente doveva essere ripreso era lui. Né lo ringraziai né lo feci salire sul podio con me. Che ipocrita sono stato. Non crede, per questo, che io sia davvero cambiato. Del resto, chi può dargli torto? Si è provocato uno sfregio per me che porterà per tutta la vita e io non mi sono curato di lui. Oh Brady, Brady, amico mio!”. “Non essere così duro con te stesso. Il passato è passato. E non c’è niente di meglio che vedervi risolvere la questione. Vai a riposarti, adesso. Sei stanco e diresti qualunque cosa pur di infliggerti una punizione per l’accaduto. Fai bene a sognare. Non bendare la tua fantasia. Corri, inseguila, non farla fuggire mai. Rincorri i tuoi sogni e punta sempre in alto, mio caro John.”, lo confortò Lory con queste parole. Lo abbracciò, prese dal frigorifero due lattine di coca cola e brindarono all’inizio dell’avventura.
Il mattino seguente tutti erano un po’ più riposati e così si misero subito a lavoro. Era necessario dare il meglio delle proprie capacità perché era urgente partire. Jonathan guardò Brady con aria dispiaciuta; lo portò in disparte e cominciò a scusarsi per gli avvenimenti precedenti. Parlava così velocemente che il ragazzo non riusciva a capire il perché di quelle scuse. “Ehi, ehi, ehi, amico, cosa ti prende? Quale errore madornale ti ha fatto diventare un simile agnellino? Deve essere bello grosso se ti fa reagire in questo modo; cosa ti è preso!”esclamò Brady. “Ti prego, tu scusami, scusami e basta. Non posso credere che sono stato così maligno da farti del male! Quello sfregio, quello, non ti ho neanche, non posso cred..., sono uno sciocco, scusami, scusami ancora!”e si compianse. “John, John! Ma che diamine ti succede!”; lo studioso guardò Lory con aria perplessa e disse con seria espressione di rimprovero: “Non posso crederci che tu gliel’abbia detto! Era un segreto per Dio, era un segreto! John, non ti devi preoccupare di nulla; ora che ti sei scusato, ti ringrazio: con questo tuo lamentarti per quello che hai fatto, ho capito che il tuo cuore non è di ghiaccio e che ti accompagnerò in questa avventura molto volentieri. Ci stai? Mettiamoci a lavoro, amico. E smettila di fare il piagnone! Nei libri di storia ci deve essere scritto di “Jonathan McKanzie il Grande” e non di un eroe che piange per una vecchia ferita riaperta!”pronunciò Brady. “Non piangevo! Era da tanto che volevo ritrovare il mio vecchio amico! A lavoro ragazzi! Questa sera incomincerà il nostro viaggio!”. Enunciate queste parole ricominciarono a lavorare sereni quando, uno strano oggetto cadde dal cielo provocando un’enorme esplosione. Che fosse già cominciata la catastrofe?
Capitolo III
Tutti accorsero vicino all’oggetto: era un avvenimento. Lory era un’astrologa e un’astronoma, perciò decise di studiarne la composizione, gli aspetti nocivi e benefici all’uomo e entro quanto tempo sarebbe avvenuta l’esplosione simile a quella. Era una ragazza bionda, giovane e molto intelligente; avrebbe trovato una soluzione per ritardare l’avvenimento. Non sapeva, però, se ce l’avrebbe fatta entro quella sera e così ebbe un aiuto dalla “regina” della chimica Cindy. Anche lei era in età giovanile; aveva, infatti, solo venticinque anni, i capelli rossi e si era laureata con il massimo dei voti nel settore, come già è stato detto,della chimica. Si impegnarono per tutta la mattina fino alle tre del pomeriggio; il laboratorio era stato messo a soqquadro per trovare gli elementi adatti per l’esperimento. Poco tempo dopo, si sentì un urlo di gioia dalla stanza dove si trovavano le due ragazze. “Ce l’ho fatta! Ho trovato la materia!”esclamò Cindy, “Accorrete amici, accorrete!”. Tutti si recarono lì e videro l’esperimento che stava per riuscire. Corsero all’aperto e aspettarono con ansia che la funzione reagisse. “Mi è bastato un pizzico di sodio, dieci grammi di alluminio e elio e venti di ferro. Un gioco da ragazzi. Aspettate un momento:ferro(Fe), sodio(Na), alluminio(Al), elio(He)...ma è il SOALELFE! Miei cari colleghi, sono lieta di annunciarvi che questo materiale che scende dal cielo, anche se provocherà la catastrofe, ha degli elementi che ci aiuteranno alla costruzione della capsula, vero Lory?” disse Cindy contenta. “Certo, amica mia. Avremo il tempo per evitare l’esplosione, John. Non è molto ma tre settimane sono pur sempre tre settimane.” continuò Lory. Sul viso di John si aprì il sorriso di “Jonathan il Grande”, sul quale si leggevano le parole: “Bene, ragazzi, l’avventura ci attende.”
Mentre tutti si preparavano, un tonfo proveniente dall’officina, fece sobbalzare i sei avventurieri; quando arrivarono sul posto videro che, dopo alcune modifiche con il Soalelfe, la capsula cominciava a funzionare. Certo non potevano portarla con loro. L’altro mezzo di trasporto non poteva sostenere molto peso perché si rischiava un nuovo guasto e il blocco dei passeggeri nello spazio. Frank, quindi, essendo un esperto della meccanica restò sulla Terra per cercare di tenere sottocontrollo le varie precipitazioni del materiale. Era una persona diligente e seria perciò, assegnò una ricetrasmittente con videocamera e con aiuti che potessero essere teletrasportati da un luogo all’altro. “Bene, amico. E’ arrivato il momento che tanto aspettavamo. Tra circa un’ora partiremo e potremo vedere la Terra da lontano come nessuno ha mai fatto. Faremo, inoltre, un viaggio oltre Marte e sarà un evento importante per la storia!” disse Brady. “Eh, hai proprio ragione. Quasi non mi sembra vero. Stiamo per partire per un lungo e laborioso viaggio. Forza amici, il pianeta Teseo ci aspetta!” esclamò John.
Hanno ragione: esso aspetta loro con grande ansia. E quali sorprese si ripromettono i prodi personaggi!Non sanno che una temibile e difficile avventura li attende. Minotauri, esseri metà uomini e metà tori, non aspettano altro che infliggere su di loro la cruenta vendetta. Jonathan, abile uomo dall’animo gentile, aiuterà i suoi compagni nella prima missione irta di ostacoli...
“Per favore, avvicinatevi ragazzi e ragazze! I nostri salvatori stanno per affrontare una gravosa spedizione nel regno dei “mezzi tori”! Salutiamo loro con un grande applauso e speriamo che tornino presto per darci lieti notizie!” annunciò un divulgatore. Un grande boato si alzò in aria a causa dei fuochi d’artificio automatici. Tutti li ringraziavano quando passavano, stringevano loro la mano come si fa a dei colloqui per un lavoro: con grande euforia. Entrati nella navicella, salutavano dal finestrino a forma di bolla, costruito così per non far disperdere l’ossigeno.
Ed ecco che stavano per entrare quando un ragazzo che, avrebbe dovuto avere all’incirca diciassette anni, aveva chiesto agli eroi, implorandoli, di poter andare con loro, perché la sua famiglia era stata colpita da una delle meteoriti cadute dal cielo e che, serviva dunque, il soalelfe, anzi una piccolissima quantità allo stato liquido. John era perplesso: dopo tutto non era che un ragazzino; non poteva gettarsi nell’avventura senza sapere a cosa stesse andando in contro. Decise, comunque, che due mani in più non facessero poi tanto male ed entrò a far parte della grande ciurma. Si chiamava Tony, era un ragazzo alto e forte e con un cuor di leone. Non gli piacevano molto le persone paurose e adorava mettersi nei guai. Era, quindi, una missione perfetta per lui. A volte, andava in brodo di giuggiole ma subito ammetteva i suoi sbagli e ritornava quello di prima. “E così, ti serve il soalelfe liquido per aiutare la tua famiglia...Monta sulla navicella. Oramai sei dei nostri, Tony.” disse John. “Grazie. Vi giuro che non ve ne pentirete, signore. Sono un ragazzo duro io e non permetterò a nessuno, e dico, a nessuno, di ostacolarci.” rispose. E, una volta a bordo, partirono.
Capitolo IV
Erano tutti sorpresi da come il mezzo fosse volato via che non ebbero il tempo di batter ciglio. Gli avventurieri guardavano le stelle, il Sole, il pianeta Terra che pian piano si allontanava sempre di più. Adesso dovevano impegnarsi al massimo: tre settimane potevano anche passare in fretta. “Sai dove andiamo e come dobbiamo agire? Hai qualcosa con cui potrai difenderti? Mi raccomando: fai attenzione... e dammi del tu!” disse John. L’altro rispose con un cenno di testa e con un grande sorriso. L’eroe aveva ragione: sul pianeta Teseo dovevano difendersi e anche in modo frequente!Tony, comunque, portava sempre con sé una fionda antica. Gliel’aveva regalata suo nonno prima di morire; era molto importante per lui. Un suono strano fece sobbalzare Victoria: era la ricetrasmittente con videocamera che aveva installato Frank. “Ciao ragazzi! Sono Frank. Come procede questo viaggio? Ehi, Tony. Non preoccuparti per la tua famiglia. Ho tutto sotto controllo io. Stanno bene.” Queste parole sollevarono il morale del giovane. Proprio non sapeva come comportarsi.
Ecco che erano arrivati su Teseo. Dall’apparenza sembrava un pianeta tranquillo. Scesero dall’astronave e a Lory parve sospetta tutta quella tranquillità. Camminarono e camminarono ma nessuno vedeva un minotauro in giro quando, da una grotta apparve una strana creatura che emise un suono stridulo e sgradevole, come se stesse chiamando qualcuno. Certo! Era proprio un minotauro in carne ed ossa!Anzi, non uno ma milioni e milioni!Gli avventurieri non sapevano cosa fare erano in preda al panico fino a che John non disse ai compagni di tranquillizzarsi. Secondo lui, potevano essere pacifici se si fossero dimostrati calmi.
Quando, però, un gran rumore di zoccoli e urla seguì ad un minuto di silenzio, che sembrava un’eternità, dovettero scappare. “Allora,John...Cosa pensi di fare?” domandò Tony con irrequietezza, “Credo proprio che la fuga sia l’unica possibilità. Che ne dici?” “Credo...beh, credo che...scappiamo verso la navicella!!!”. Grandi grida disumane frastornavano le orecchie degli eroi lasciandoli cadere a terra, sfiniti, privi di senso. I minotauri li trascinarono nella loro caverna e li legarono ad un palo ciascuno. La prima a risvegliarsi fu Victoria che, sentendosi legata cominciò ad urlare, tanto da ridestare la ciurma. “John! John! Aiuto! John! Come facciamo? Siamo loro prigionieri!”.
Tony riuscì a tirar fuori la sua fionda di legno e cominciò a sfregarla contro le corde con cui era stato imprigionato, senza farsi scoprire dai minotauri che erano di guardia. John, invece, aveva perlustrato la zona con gli occhi e aveva scoperto che vi era un’ uscita secondaria nella caverna proprio alla sua destra, che non era controllata da nessuno. Lory avvistò una grotta che proteggeva sicuramente il primo tassello che li avrebbe salvati: il sodio. La prima impressione che ebbe, fu quella di un luogo ben protetto ma, aguzzata la vista, si accorse che era completamente desolato.
Tony stava per liberare John quando il capo dei minotauri entrò nella prigione e il ragazzo dovette far finta di essere legato. Non fece caso agli avventurieri ma si diresse subito verso la grotta. Prese il sodio e lo depose in una boccettina di cristallo. E andò via sghignazzando, visto che sapeva che gli eroi cercavano proprio quello. Gli scagnozzi di guardia lo seguirono e la via era libera. Tony si divincolò e si diresse verso John che era proprio alla sua destra.
Jonathan liberò il resto della ciurma e si diresse verso l’uscita secondaria, dalla quale, si intravedeva la navicella. Lory accese il suo cellulare per video-chiamare Frank e spiegargli la situazione. “Frank, Frank! C’è bisogno di aiuto! Siamo stati catturati dai minotauri! Tony ci ha liberati e e e....” “Lory calmati dovete aspettare qualche altro giorno. Brady sta collaudando le capsule e poi ve le teletrasporteremo!”. Tony non riusciva a capacitarsi di quanto stesse accadendo: voleva l’avventura e ci era dentro fino al collo. Victoria cercò di attirare l’attenzione dei suoi compagni di viaggio perché si era accorta che la loro navicella stava per essere distrutta dai minotauri. “Guardate! Guardate fuori! La nostra navicella! Lì c’è la ricetrasmittente! Oh, no! L’hanno distrutta! Frank aiutaci! Non voglio stare un minuto di più in questa gabbia di matti! Sto rischiando la vita!”.
John non riusciva a credere che stesse davvero dicendo la verità. “Ehi, ehi! Calmati! So che non è la verità! Non lasceresti mai morire milioni e milioni di bambini senza dar loro prima una speranza per poter crescere! Troveremo una soluzione!”. Urlavano così tanto che il collegamento scomparve e i nemici si accorsero che stavano per fuggire. Si sentì un gran boato liberarsi in aria. Rumori di zoccoli si avvicinavano sempre più rumorosi. Tutti, rimasti attenti alla conversazione, si voltarono e videro questa numerosa mandria avvicinarsi all’ingresso.
I minotauri avevano gli occhi infuocati di rabbia e cercavano vendetta, anche se loro non erano colpevoli. Appena li avvistarono presero l’uscita principale e si avviarono verso un rudere. Purtroppo li scovarono e cominciò una battaglia. John decise di affrontare il capo dei minotauri, che proteggeva il sodio. L’eroe era molto curioso di sapere perché difendessero la boccettina.
Incominciò una lunga battaglia. John prese la sua spada laser e affrontò il colosso, Tony approfittò del suolo per raccogliere pietre e utilizzare la fionda, Lory con le sue stelle luminose che uscivano dal cannone tascabile che aveva lei stessa inventato e costruito con l’aiuto di Frank, Vicotria e Cindy si difendevano con delle sostanze lacrimogene. Una dura battaglia stavano combattendo i nostri eroi. Urla, gemiti, pianti, voci disperate e occhi pieni di odio, regnavano sul campo di guerra.
Capitolo V
“Arrenditi forestiero!” diceva il Minotauro guardiano. “No, mai!”rispose fermamente John. E con un colpo di spada laser tagliò la corda con la quale il Minotauro proteggeva il sodio, custodito nella boccetta di cristallo. Stava per cadere quando, John si lanciò a terra salvandola. La prese, chiamò i suoi compagni. La battaglia parve finire. Il silenzio era sospeso. Tutti non riuscivano a capire perché i Minotauri stessero così fermi, immobili. Si schierarono, poi, davanti al capo, che anche lui, sembrava impaurito, formando un esercito. E marciavano sul posto: “Sinì, sinì, sinì, des, sinì!”.
Gli eroi, allora, ne approfittarono per rifugiarsi dietro una grande roccia però, indietreggiando, sentirono alle loro spalle un grossissimo ammasso di peli. Si voltarono e un gigantesco Minotauro si chinò verso di loro e disse: “Vi siete appropriati di qualcosa che ci appartiene. Che ci rende onnipotenti, immortali. E io la rivoglio.” Gli eroi erano impauriti e indietreggiavano piano piano. Il gigante aveva degli occhi enormi iniettati di rabbia; le parole uscivano dalla sua bocca con un tono d’orgoglio ferito. John era perplesso. Eppure aveva saputo il motivo di quella protezione. Gli sembrava familiare quel volto e quella grande cicatrice all’occhio destro. Ma si! Era il Minotauro che aveva sconfitto Teseo! John ebbe un piano: bisognava ferirlo nell’orgoglio un’altra volta. Suggerì il piano solo a Tony, il quale non vedeva l’ora di cacciarsi in un guaio più grosso di quello in cui già si trovava. “Eh, si. Mio nonno mi ha raccontato di te. Che nullità. Non sei altro che un fifone, un povero illuso. Credi che con l’immortalità vivrai per sempre? Ti sbagli perché quelli come te, non riescono a vivere neanche fino al giorno dopo! Infame! E loro che ti seguono! Al posto loro io direi: “Si sua bassezza brutale, sua «sgorbiosità»!”. Il Minotauro si arrabbiò così tanto ma osì tanto che afferrò il ragazzo con le sue possenti mani. Stava per mangiarlo quando Tony riuscì ad afferrare al volo da John la fionda che gli era caduta e, preparata una pietra che aveva in tasca, la lanciò nell’occhio sano del mostro. Un urlo raccapricciante fece sobbalzare i presenti. Tony precipitò tra le braccia di John.
Molto velocemente gli avventurieri si diressero dietro una roccia lontana dal luogo della battaglia, per chiedere aiuto a Brady e a Frank. Nel frattempo grida di terrore si elevavano al cielo ed erano così orribili che Cindy stava per mettersi a piangere. “Bra..Bra..Brady!A...A...Aiutateci!” cercava di dire. “Cindy! Calmati! Dirigetevi verso la navicella! Vedrete che poi appariranno le capsule. Sono una per ciascuno. Abbiamo finito prima del previsto, per fortuna. Sto preparando il teletrasporto. Entro domani sarà pronto. Potrete viaggiare più rapidamente anche con le capsule. Siete arrivati alla navicella?” Tutti fecero un sospiro e un cenno con la testa. “Bene. Sono ad attivazione vocale perciò dovrete dire ogni volta il vostro nome e appariranno ovunque voi siate.” Tutti si sentirono sollevati da quelle parole. Terminarono la conversazione e provarono le capsule.
Ma non era finita la loro avventura. Mentre i minotauri esultavano dalla gioia per la morte del loro padrone supremo, che giaceva immobile sul terreno, immobile, senza vita, i cinque avventurieri si inoltravano in una vicenda che mai avrebbero potuto credere di trascorrere. Il pianeta Medusa riservava loro molto più di quanto si aspettavano.
Capitolo VI
Attivate le capsule, partirono per Medusa, sollevati dopo il triste avvicendamento con i “mezzi tori”. Lory era entusiasta di quel viaggio nello spazio. Vedere tutte quelle stelle la faceva sentire una bambina. Quando era piccola possedeva già un telescopio per osservare la volta celeste e non si stancava mai. Restava sveglia, a volte, fino a tarda notte, senza pensare che il giorno dopo doveva andare a scuola. Nella notte di San Lorenzo, spingeva i suoi genitori ad uscire, per ammirare quel gioco di astri che la circondavano con colori lucenti.
Le capsule fecero un buon atterraggio. Tutto anche qui, sembrava tranquillo ma, al contrario di Teseo, vi era molto più verde, la biodiversità spiccava in un modo inimmaginabile e il rumore di una cascata lontana faceva pensare ad un vero paradiso. Una volta attraversata la radura, però, cominciavano i guai. Molti esploratori cercarono di conquistare Medusa ma nessuno ci riuscì e venne pietrificato dal bacio della “bella”. In un primo momento non ci fecero caso e attraversarono la fitta giungla. Si udivano molti sibili e, una volta voltatisi si accorsero che un’intera scorta di serpenti a sonagli, cobra, bisce e pitoni li circondavano ed erano guidati da una donna inguardabile, la famosa Medusa.
Medusa era stata trasformata in pietra ma molti qualche millennio più tardi, un vecchio saggio che si innamorò della sua storia, la rubò dal tempio di Atena. Era un vecchio scienziato il quale voleva riportarla in vita. Utilizzò l’allumino, estratto dal minerale di bauxite. Riuscì nella sua impresa versando il metallo sul suo capo. Il suo corpo riprese forma e, invece di ringraziare il vecchio, lo tramutò in pietra. Aveva al collo un medaglione in cui era raffigurato un cavallo alato. Utilizzò lo stesso composto e il cavallo prese vita. Salì sul suo dorso e si diresse su questo pianeta. Ne fece la sua casa, visto che vi era una grande quantità di alluminio. Dai suoi capelli nacquero tantissimi serpenti che liberò nello spazio naturale.
Gli avventurieri indietreggiavano, senza guardarla in volto. “Allora. Cosa siete venuti a fare sul mio desolato pianeta? Ditemi. Non vi farò del male.” Erano molto impauriti perché non avevano via d’uscita ma John si fece coraggio: “Siamo venuti a prendere l’alluminio. Ci serve per salvare il nostro pianeta. E sappiamo che ne ha una riserva piena di minerali di bauxite.” “Cosa mi darete in cambio? Sapete, a me ssserve.” sibilò. John non sapeva cosa darle. Guardò i compagni. Medusa si infuriò. Ordinò ai suoi serpenti di catturarli e di stritolarli. Prima che ciò succedesse Lory ebbe un’idea: uno specchio poteva contrastarla. “Aspetta!” le disse “Tieni questo. Ti piacerà. Sei molto bella perciò devi vederti ammirarti.” E prese dalla sua borsa uno specchio lo porse alla donna che guardandosi, si pietrificò. I suoi serpenti la portarono alla miniera di allumino. Estrassero con i denti aguzzi l’elemento dal bauxite e poi lo cosparsero sul suo corpo.
Gli avventurieri li seguirono e si nascosero dietro un cespuglio vicino. Medusa si risvegliò e chiese ai suoi serpenti di trovare al più presto quegli intrusi e di consegnarli vivi. Fortunatamente cominciarono le ricerche dal lato opposto. Era così infuriata che chiamò il suo fedele cavallo alato e cominciò anche lei le ricerche, dall’alto. Gli avventurieri si avvicinarono alla miniera e iniziarono a estrarre piccoli massi di bauxite. Finito questo lavoro attivarono le capsule ma queste non si aprirono. Erano molto perplessi. Una luce lampeggiava nelle loro tasche: bisognava ricaricarle. Per fortuna serviva l’allumino e così Cindy prese una provetta particolare, adatta per i prelievi. Distribuì ad ognuno la quantità adatta e la posizionarono nell’apposito canale. Dovevano aspettare qualche ora perciò erano ancora in pericolo. Dopo mezz’ora John pensò che non era sicuro restare in quel posto perché i serpenti stavano perlustrando da terra e Medusa dall’alto: “Per questo motivo, Cindy, devi creare un composto che ci faccia diventare invisibili.” “Un giochetto da ragazzi. Ma mi servono delle sostanze precise. Potrebbe essere pericoloso.”rispose Cindy. “No. Dobbiamo andar via da questo posto infernale prima che ci pietrifichi tutti quanti. Per sicurezza utilizzate questi scudi.” “Se lo dici tu John. Allora. Mi serve: una foglia di acacia, due di felce e...una goccia di veleno di cobra...Per questo ho detto che è pericoloso.” “No. Ce la possiamo fare.”
Si avventurarono in una selva oscura, simile a quella di Dante Alighieri nell’Inferno della Divina Commedia. Ogni angolo della foresta sembra lo stesso che avevano già sorpassato. “John fermati. Ecco la foglia di acacia. E lì c’è quella di felce. Adesso manca solo il veleno del cobra. Dobbiamo stare attenti però.”
Si inoltravano sempre di più ma non trovavano nessun cobra. Una strana ombra li seguiva però ogni qualvolta che tentavano di scovarla non trovavano una risposta. Cosa stava succedendo? Qualcuno li stava pedinando? Era Medusa? E se era lei perché non li catturava immediatamente? Non si tormentavano però in cerca di un responso; dopotutto si stava avvicinando la notte.
Capitolo VII
“Ehi, guardate! Fate silenzio. Un cobra. Meglio non svegliarlo. Gli inietterò una sostanza che ci permetterà di estrarre il veleno dalle sue ghiandole.” Disse silenziosamente Cindy. Si avvicinò al lungo corpo, lentamente. Lo sollevò con acuta leggerezza. Gli somministrò il composto e gli aprì la bocca; delicatamente, avvicinò un apparecchio ed estrasse una buona quantità di veleno. Si fermarono più in là, in prossimità di un dirupo, dal quale si ammirava il cielo “trapunto di stelle” e gli altri pianeti.
Si concentrò ed elaborò il carburante per ognuno. Oltre a far diventare invisibili le persone, serviva anche come combustibile per macchinari di piccola stazza. Si stavano preparando a partire quando, un grande nitrito fece sobbalzare gli avventurieri. “E’ Medusa!” gridò Tony. “Su forza! Andiamo!” disse John. Attivarono le capsule ma Medusa era troppo vicina. Jonathan afferrò lo scudo mentre la nemica scendeva in picchiata; glielo puntò contro. Lei e il suo cavallo alato si pietrificarono, caddero e si frantumarono, in mille pezzi. Gli eroi montarono sulle capsule e si diressero verso Astolfo.
Dopo tutto questo movimento volevano solo ritornare sulla Terra. Ormai erano rimasti dodici giorni per poter salvare il pianeta. Non sapevano però che c’era Astolfo in persona che stava cercando il “senno di Orlando”, visto che un altro bambino stava leggendo e immaginando la sua storia. Si era dedicato alla fantasia dei bambini. Era sempre in groppa al suo ippogrifo.
“Un atterraggio più morbido, questa volta.” disse Victoria. John le sorrise: “Certo che qui sarà più difficile camminare e respirare. Adesso abbiamo bisogno del cambiaclima di Frank e la tuta tecno-spaziale di Brady. Chiamiamoli.”un momento di attesa, “Brady, amico mio, come vanno le cose sulla Terra? Senti, abbiamo bisogno dei vostri apparecchi speciali, sai, qui fa molto freddo e sarà impossibile respirare.” “Ho capito: cambiaclima e tuta tecno-spaziale. Allora: sulla tuta che vi sto per teletrasportare c’è un bottone; infilatela e spingete quel pulsante. Il cambiaclima, invece, è un oggetto molto fragile perciò fate attenzione. Vi sono quattro interruttori: il primo per il caldo, il secondo per il freddo e il terzo e il quarto in caso di difesa dai due elementi; la levetta verde serve per azionare un complicato congegno che vi aiuterà a fluttuare in aria e quello rosso per resistere alle solfatare e ad eventuali presenze di vulcani. Tutto chiaro?” disse Brady. Erano molto esitanti; era così complicato!!!
La conversazione si concluse. “Ragazzi, ragazzi guardate! E’ Astolfo! Sta ritornando!” gridò Lory dalla sua capsula. Adorava la storia di Astolfo sulla luna e finalmente poteva incontrarlo e coronare il suo sogno. Infilarono la tuta e attivarono il cambiaclima. Uscirono e si avvicinarono a lui. Quando li vide trasalì, si calmò e, incuriosito dal loro aspetto: “Chi siete? E che ci fate sul mio adorato pianeta. Su, forza. Andate via! Oggi ho fatto milletrecentocinquantatre viaggi sulla luna. Anche il mio ippogrifo è stanco. Può essere che qualcuno questa notte lo sogni e dovrà accontentarlo. Ehi, ma tu sei...hai un’aria familiare. Non sarai mica...Lory Patterson?”chiese. “Si. Ti ricordi di me? Saranno passati almeno dodici anni!”disse Lory. “Come posso dimenticarmi di te. Leggevi ogni sera la mia storia e contestavi ogni volta che Orlando si infuriava per l’amor perduto. Dicevi che non era giusto che io dovessi fare quel viaggio per colpa sua; mi scrivesti anche una poesia:
Come il vento muove le foglie,
il tuo canto è leggiadro.
Come è grande il ruggito del leone,
forte è il tuo coraggio.
Non lasciare che il cavalier, per amor suo,
sfrutti il tuo animo gentil.
Voli per lui sulla luna. Portami con te!
Perché solo con te, o Astolfo,
amico dei bambini, vola sull’ippogrifo,
lontano, la mia fantasia.
Eri davvero una bambina d’oro. Grazie. Ogni giorno leggevo queste parole e mi facevo forza. Dopotutto l’ho voluto io!” proferì Astolfo. Una grande risata spezzò quel tenero momento. “E tu devi essere Tony Sanders, vero?” continuò. “Si signore. Al suo servizio, signore.” rispose. “Ma che bel soldatino che sei diventato. L’altra notte hai sognato il mio ippogrifo. A quanto pare volevi essere al mio posto.” Tony arrossì. Aveva un cuor di leone; era comunque un ragazzino sognatore. “Sappiate che mi ricordo di ognuno di voi. Non mi dimentico degli assidui lettori!”affermò il nobile cavaliere.
John si sentiva a suo agio su quel pianeta. Per la prima volta non doveva combattere. “Senta, mi scusi. Noi stiamo cercando qualcosa. Qualcosa che ci serve per salvare il nostro pianeta. Sta arrivando la catastrofe e noi la dobbiamo fermare.”pronunciò fermamente McKanzie. “Contate pure su di me, ragazzi. Ma prima raccontatemi tutto e riposatevi.” L’ippogrifo si accovacciò, intento ad ascoltare. Stettero tutta la notte svegli a raccontare la loro odissea. “Ma è terribile. Quella megera...Si. Io vi aiuterò. Attenzione! L’ippogrifo riposa.”disse silenziosamente. Le ragazze e Tony si erano addormentati. John e Astolfo si diressero verso una strana sporgenza. Era occupata da un’ immensa cascata di acqua minerale. Si sa che alcune acque minerali contengono elio. Bastava solo estrarne un po’ dal liquido. John prese una provetta, ne rilevò un campione e lo mise nella sua sacca. Adesso mancava solo il ferro su Babele. Non potevano nemmeno sostare molto. Restava una settimana a partire dal giorno dopo. Si erano riposati per quattro giorni sul pianeta Astolfo e ora dovevano proprio andare. Erano le quattro del mattino, il sole si faceva stranamente sempre più vicino alla Terra. Era un segno. Stava sorgendo l’alba e John sapeva che stava cominciando in quel momento la fine del mondo.
Capitolo VIII
“Grazie di tutto Astolfo. Ci hai salvati. E per questo te ne siamo grati.” disse John. E salutarono il cavaliere e l’ippogrifo. Mentre si allontanavano Astolfo pronunziò queste parole: “Mi raccomando amici miei. Babele non è un pianeta da sottovalutare. Ci sono molti pericoli. Continuate a sognare, cari amici, continuate a sognare.”
Astolfo aveva ragione. Babele era un pianeta pieno di peripezie. Dovevano fare molta attenzione: un solo errore poteva essere fatale. Lì c’era la SCSS, la Sede della Corte Suprema Spaziale e quindi il loro peggior nemico. La Terra, il Sistema Solare e altri piccoli pianeti come Astolfo erano riusciti a non cadere sotto il controllo di questi miseri furfanti. Babele, la famosa torre che doveva raggiungere Dio, dopo che il Signore distribuì ad ognuno una lingua diversa, venne trasportata su un altro pianeta. Le genti ottuse, volendo ritornare insieme a cielo e terra, rimasero nella torre e, disgraziati, sono destinati al tormento eterno.
Chi si avvicina a loro è perduto: sono come le sirene Scilla e Cariddi dell’Odissea, dei tentatori. Chiunque non resisterà sarà abbandonato e lacerato dal dolore, dalla malinconia, dalla solitudine.
“Ragazzi, ragazzi. Dobbiamo fare presto. Dal pianeta Babele stanno partendo delle truppe. Ciò significa...che tutto è iniziato adesso.” proferì Lory. Si guardarono. Il loro destino e quello di tutta l’umanità stava per essere segnato.
Atterrarono con molta ansia. Non era rimasto molto tempo. “Allora, Tony. Di solito ho un piano ma questa volta no; per lo meno non preciso. Perciò dobbiamo stare attenti. Capito ragazze?” disse inquieto. Le giovani donne annuirono. Non l’avevano mai visto così in preda all’angoscia. Spiavano da dietro una roccia tutti i loro movimenti. Erano esseri davvero spaventosi: avevano due lunghe orecchie d’asino per sentire anche il più piccolo rumore, un viso da leone per aguzzare la vista e uccidere facilmente le prede, un corpo d’oca per poter volare e le zampe palmate per raggiungere i nemici anche in acqua. Avevano anche un fiuto eccellente. Uno, fra questi sentì l’odore di intrusi; gli avventurieri, invece, fiutarono i guai. “Ragazzi, ragazzi! Li fiuterei a un miglio. Intrusi.” disse costui. “Oh, no.” sussurrò John, “Ci hanno scoperti. Bisognerà combattere.”
Uscirono allo scoperto. Non diedero a McKanzie neanche il tempo di provare a chiedere il ferro che attaccarono. Chi dall’alto, chi dalla terra: erano circondati. John estrasse la sua spada laser cominciò a lottare; gli altri lo seguirono. Era una vera e propria battaglia per difendere l’umanità. Un altro grosso meteorite si stava avvicinando alla Terra ma ormai non potevano fare più niente; ogni speranza era andata perduta. Loro sarebbero stati gli unici sopravvissuti, se sarebbero riusciti a mettersi in salvo. Colpi di spada, fionde, pozioni, ruggiti, urla, ferite; il campo di guerra era bagnato dal sangue. “Ascoltateci,”cercava di dire John, “almeno provate a sentire le nostre ragioni!”. “Ok. Va bene. Prova a spiegare”rispose. E, invece di ascoltarlo, lo colpì al petto, con i suoi artigli. Avevano uno speciale potere che gli permetteva di mutare forma:potevano diventare oche, leoni, asini. Era ben diverso perché potevano unire i loro poteri, rendendosi più forti di chiunque altro. John cadde a terra, privo di sensi. La guerra fra i due mondi si fermò. Un urlo di Victoria, gelò l’ambiente. Gli corse accanto. Piangeva, piangeva a singhiozzi. Non riusciva a smettere. Quei mostri volevano continuare. Mentre la donna si disperava, procedeva il conflitto, sempre più forte, più grande. Presa dalla rabbia, estrasse dalla sua borsa un virus nocivo e, quando cercarono di avvicinarsi a lei per distruggere completamente la coppia, lo gettò contro di loro. Una nube vaporosa fece svenire quegli esseri distruttivi. Gli avventurieri scapparono il più lontano possibile. Victoria preparò una medicina rigenerante ma Jonathan non si riprendeva. Era deceduto sul serio?
Lui, il grande e coraggioso Jonathan McKanzie, aveva rinunciato?
Aspettarono in una grotta. Victoria continuava a toccare le labbra del povero uomo. Aveva bagnato la sua maglia già sporca di sangue con le lacrime. Dovevano continuare a combattere; ma questa volta per il loro prezioso amico.
Capitolo IX
“Perché? Perché lo hanno fatto?” continuava a ripetere. Anche Tony piangeva. John lo aveva aiutato e adesso stava lì, immobile senza poter fare niente per salvarlo. Uscì dalla grotta, correndo. Era deciso a prendere il ferro intrufolandosi dai condotti di aerazione. Se il soalelfe funzionava per i suoi genitori perché non per John?
Si cosparse sul corpo un po’ di terreno, per mimetizzare l’odore. Entrò dal portone posteriore, visto che non era sorvegliato. Aprì un piccolo sportello ed accedé al condotto. Poiché la torre aveva una forma simile a quella di una conchiglia, immaginò che bisognava girare intorno per arrivare alla sala principale. Non era molto stretto, poteva muoversi liberamente. Arrivò a destinazione. Sentì delle voci. Forse era il capo di quei mostri che parlava. Aveva una forte rabbia nel cuore. Parlavano del progetto. Tony capì che era il piano per conquistare la Terra. Decise, allora, di intervenire quando tutti i presenti avrebbero lasciato la stanza. Aveva visto, inoltre, dove era stato posizionato il ferro. Era una torre molto strana: per essere la Sede del Consiglio Spaziale, non era ben controllata.
Uscirono e Tony ne approfittò per allontanarsi dal suo nascondiglio. Gli sembrava sospetta quella tranquillità. Stava per scendere quando, dal condotto, sentì delle voci. Qualcuno lo aveva scoperto! Si avviò verso la stanza, se ne trasse fuori, prese velocemente la boccettina con dentro il ferro. Sicuramente c’era qualcuno dall’altra parte. Pensò che il cambiaclima poteva essergli utile. Arrivarono dall’alto e altri sfondarono la porta. Tony posizionò l’oggetto e spinse la leva verde per poter schivare i colpi; in seguito azionò il terzo pulsante e congelò tutti i nemici. Uscì dalla porta perciò doveva fare molta attenzione. Era stato dato l’allarme. Un gran vocione disse: “Eccolo lì! Tenta di rubare il ferro! E’ l’unica sostanza che ci rende così potenti! Capo! Capo! E’ qui!”. Tony creò con lo strumento uno scivolo di ghiaccio, dal quale si liberò dei suoi inseguitori. Corse subito verso la grotta. Victoria era ancora lì, sul corpo di John, che piangeva. Forse nutriva per lui un sentimento speciale, più di una semplice amicizia. L’aveva aiutata molto.
“Ragazze, ragazze! Ho qui il rimedio per far rinvenire il signor John!” esclamò con respiro affannoso Tony. “Abbiamo comunicato a Brady e a Frank la triste notizia, stanno arrivando con il teletrasporto.” disse Cindy singhiozzando. “Salve amici.” disse Brady insieme a Frank, “Ci dispiace molto. Non pensavamo che andasse a finire così. Voleva essere sincero e risolvere tutto con calma. Su, Victoria. Fatti coraggio.” “Ma voi non capite! Ho trovato il rimedio per John!” continuava a dire Tony. “Ah, si? E che cos’è? Dove sei stato? Poteva essere molto pericoloso! E perché sei ricoperto da terreno?” espresse Lory. “Sono andato a recuperare l’ultimo elemento: il ferro. Ho pensato: il soalelfe farà bene alla mia famiglia e se farà bene alla mia famiglia farà bene anche a John!” riprese Tony. “Ha ragione!”, Cindy assentì. Portarono il corpo freddo e immobile di McKanzie su una roccia. Gli sbottonarono la camicia e Cindy cominciò a creare una sostanza dal colore violaceo. Una volta pronto il soalelfe lo cosparse sul suo petto. John incominciò ad aprire lentamente le palpebre.
Capitolo X
“John! John! Svegliati!”gridava Victoria. John cominciò a svegliarsi da quel brutto sogno. Era ancora convalescente.
Gli ultimi dei nemici rimasti organizzarono delle ricerche. Tony consigliò i compagni di cospargersi il corpo con il terreno, cosicché quei mostri non fiutassero il loro odore. McKanzie iniziò a riprendersi. “Cosa ci facciamo qui? Non possiamo permetterci di riposare. Quelli lì ci ammazzano.” diceva. E Victoria rideva. “Brady, Frank, che ci fate qui? Dobbiamo salvare il pianeta!” e loro ridevano. Era ancora un po’ frastornato dalle varie sostanze e la ferita faceva male. Lo portarono nella sua capsula e partirono per la Terra. Atterrarono senza alcuna complicazione. I mostri non si accorsero di niente.
Una gran folla si radunò attorno ai sopravvissuti all’avventura. “Fateci passare! Stiamo per risolvere la situazione! Abbiamo il soalelfe!”enunciò Cindy. Corsero subito nel laboratorio della ragazza. Lory guardava il cielo. Era strano. Una grande nube si avvicinava sempre di più alla Terra. “Fatto!” esclamò Cindy, “Adesso qualcuno di noi deve prendere una capsula e avvicinarsi a quella nube. Dietro di lei c’è sicuramente una meteorite piena di soalelfe che, come può guarire, può distruggere.” “Andrò io.” disse John. Victoria era molto preoccupata. Non era ancora in forma. Ma John era un testone. Bisognava fare come diceva lui.
Montò sulla capsula e, davanti agli occhi di tutti, volò verso la catastrofe. Sentiva molto dolore al petto ma doveva rischiare, non doveva accontentarsi del suo lavoro, mai. Arrivò in prossimità della nube. Con un apparecchio domestico di quei tempi, lo spruzzatore, gettò il soalelfe sul meteorite che, non potendo assorbire liquidi si sgretolò fino a diventare una piccola stella.
Ritornò sulla Terra mentre, alle sue spalle, la torre di Babele decadeva in mille pezzi. Il pianeta esplose e i pianeti sottostanti ad esso, divennero di nuovo liberi. Tony, nel frattempo, ridestò la sua famiglia da quell’incubo con il soalelfe e, insieme a Frank, il quale diventò successivamente suo padre, formò una famiglia serena. Lory e Brady capirono che era il momento di esprimere i propri sentimenti e si sposarono. Lo stesso fecero Jonathan e Victoria...grazie a tre figli coraggiosi. Ma prima di tutto questo firmarono autografi e diventarono famosi come “eroi dell’intero Universo. Se lo meritavano in fondo. Avevano davvero girato tutto l’Universo e non potevano esserne più che fieri visto che ancora oggi, nel 2134, attraverso questa storia, ho la forza e la speranza di raccontare e di ritrovare quel coraggio che, io, Jonathan McKanzie, avevo, ho e avrò sempre.
