Panna - di Modì74
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 11/08/2007 alle ore 02:02:45
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Panna
Era tardi. Molto tardi per lei. Infilò la chiave nella serratura cercando la delicatezza del ladro per non fare rumore. Si guardò attorno nel buio delle scale sperando che nessuno la vedesse rientrare a quell’ora. Immaginava già le facce delle vicine, -Signora signora... non sa cosa è successo...la signora del quarto piano...è rientrata tardissimo ieri notte...-. Era come se vedesse i loro volti stupiti stendere le rughe dal disappunto, -Ma no...non mi dica...e lo dicevo io che c’era qualcosa che non andava in quella casa...avrà un’amante...e si!-. Le conosceva bene, lei stessa partecipava ai summit che si tenevano sui pianerottoli. E poi con lei sarebbero stati ancora meno indulgenti. Lei che non conosceva altro che la moralità, la retta via, casta e pura da sempre. Cosa gli era saltato in mente? Cosa ? La serratura scattò con timido clack.
-Ciao Anna...come siamo belle stasera! –
-Ciao Mirka. –
Anna entrò nella casa di campagna che avevano affittato con le colleghe della ditta per la festa di fine anno. Si avvicinò al camino per scaldarsi. Fuori l’inverno era arrivato tagliente come una lama umida ed invisibile.
Salutò tutti mentre si toglieva il cappotto e si diresse in cucina.
-Sempre austero come stile ma affascinante! –
-Ciao Marco...- Salutò con svogliatezza l’uomo che le aveva appena fatto un complimento mentre trafugava dal frigo una bottiglia di vino.
Incrociando uno specchio si guardò riflessa. Stivali neri non molto alti, gonna lunga nera e maglia alta bianca a girocollo. Non si piaceva fino in fondo. Quei pensieri che ultimamente affioravano nella sua mente si affacciarono, si stava bene...ma non si piaceva. Li scacciò dirigendosi verso i fornelli e armeggiando con le pentole, da buona massaia.
-Ciao ! Vuoi una mano? –
-Ciao...no grazie. -
Salutò Marzia ma non la guardò negli occhi. Non lo faceva mai. Non condivideva il suo stile di vita. Il suo essere disinibita con gli uomini, l’essere divorziata, senza figli. No, proprio non la condivideva. Ma non era solo per quello che non gli aveva mai dato confidenza. Forse era per colpa di quella vocina dentro di lei che tutte le volte che vedeva Marzia le faceva un sacco di complimenti ed era persino invidiosa.
-Sei sicura? Non hai bisogno? –
-Magari se apparecchi di là... le posate sono sul tavolo. –
Ecco un modo per allontanarla, pensò Anna. Lei eseguì. Anna però si girò a guardarla andare via in uno sbuffo di fumo delle lenticchie.
Oltrepassò la porta nel buio della casa. Si girò e cercò di chiudere senza fare rumore, senza quell’immancabile cigolio dei cardini. Ci riuscì trattenendo il respiro come se i suoi polmoni facessero rumore. Si accorse di avere ancore il fiatone, come se avesse fatto una corsa. In realtà era come se l’avesse fatta una corsa, ma era una corsa ad ostacoli con i suoi sensi di colpa. O meglio con il senso di colpa causato dal pensiero insistente e maledetto che ciò che aveva fatto gli era piaciuto e anche tanto. Abituata com’era per cultura al senso di colpa cattolico per qualsiasi cosa piacevole della vita non poteva perdonarsi le belle sensazioni che aveva provato e che adesso nel ricordo sembravano ancora più belle. Doveva bere qualcosa. Andò in cucina, al buio. Accese la luce della cappa aspirante. Bevve un bicchiere d’acqua tutto d’un fiato ad occhi chiusi. Quando li riaprì intravide l’orologio della cucina battere le 2.30 A.M. Era tantissimo che non faceva così tardi, non si ricordava da quando, forse non l’aveva mai fatto. –Il giorno è fatto per vivere, la notte per dormire!- Si disse. E subito pensò che era una vita che se lo diceva, che si poneva dei paletti dei limiti perché così è giusto, così la vita è pulita, linda, trasparente. Perché così si rispetta la morale della famiglia e perché così vuole Dio. Sergio sicuramente l’assecondava in questa sua etica morale e soprattutto in quella degli orari. Infatti lui era in camera da letto a russare probabilmente già dalle 22. Bevve un altro bicchiere d’acqua.
Guardò come camminava, come ancheggiava. Gonna corta nera, calze sottili probabilmente autoreggenti stivali aggressivi da cow-boy, per non parlare del maglione rosso con ampia scollatura. Avrà più di quarant’anni e guardala li come si veste! -Sta molto bene invece! – Disse la vocina dentro di lei.
Arrivò il primo giro di aperitivi. La cucina era satura di aromi. Zampone, lenticchie, cappelletti, carne ai ferri. Un secondo giro di aperitivi, prosecco. Le voci dei colleghi che ridevano e scherzavano. Donne attorno alle pietanza e uomini attorno al vino, come al solito. Ma almeno si interessavano e le aiutavano in una parvenza di cortesia culinaria ed etilica.
La tavola era apparecchiata e le portate sul tavolo. Si sedette accanto a Mario, un ragazzo casinista ma simpatico, lo vedeva tutte le domeniche in chiesa. Davanti si trovò la scollatura di Marzia. - Con tanto posto proprio qui! – Pensò con una smorfia di disapprovazione ma subito Mario le riempì il bicchiere. Facciamo un brindisi.
La cena proseguì con allegria e leggerezza. Fra una portata e l’altra Anna parlava con tutti cercando di evitare Marzia. Lei invece rispondeva a tutte le smorfie di disapprovazione con un sorriso o con gentilezza. Ma ad un certo punto Anna, aiutata anche dai tanti brindisi fatti, si trovò a parlare con lei. Quel viso aveva qualcosa di dolce e generoso che non aveva mai notato prima, chiusa come era nei suoi pregiudizi. Fra le lenticchie ed il purè si trovarono a parlare delle loro vite private come due vecchie amiche. Anna ormai si era lasciata andare a quegli occhi scuri che incorniciavano un sorriso dolcissimo, senza cattiveria o falsità. Scoprì una complicità inaspettata anche se le dividevano alcune differenze e finì per parlare quasi esclusivamente con lei. Lavoro, uomini, famiglia, parlarono di tutto mentre il vino continuava a rifluire nei bicchieri e lo zampone finiva.
A cena finita si trovarono davanti al camino mentre i colleghi cominciavano ad andare via fiaccati dalla pesantezza del cibo e dalla leggerezza dell’alcool. Baci abbracci saluti mentre qualcuno cercava un cappotto e un altro rimetteva a posto le sedie e i piatti.
-E tuo marito come mai non è venuto? – Chiese Marzia.
-Lui va a letto presto la sera... televisione poi alle undici russa già. –
-Sti uomini... prima indossano gli stivali poi le pantofole! –
-Veramente Sergio non li ha mai indossati gli stivali... ha i piedi piatti! –
-O poverina...-
Risata generale delle due donne che si abbracciarono in un impeto di solidarietà compassionevole di fronte a questa sventura. Marzia aveva un profumo discreto, leggermente speziato. Niente a che vedere con il casto profumo alla lavanda di Anna. Si sfiorarono le mani passandosi i bicchierini di vodka e i loro occhi si incrociarono in un sorriso velato. Mario arrivò e le baciò tutte e due per salutarle.
-Io finisco di mettere a posto ! – Anna si girò e si diresse verso la cucina.
Era il terzo bicchiere d’acqua ma non le bastava. Non era sete. Era voglia di lavarsi dentro. Di pulire lo sporco, di togliere la macchia che si era fatta sulla coscienza. Aprì il frigorifero e prese la coka. Ma si fermò. Vide in fondo al frigo la bottiglia di limoncello. La teneva li per suo padre quando veniva a mangiare da loro. Le ci voleva qualcosa di forte. Se ne versò un poco e bevve tutto d’un fiato. –Cosa faccio...cosa sto facendo...come se non avessi bevuto abbastanza...stupida, continui a sbagliare!– Si rimproverò quel gesto. -Una vita di rettitudine e basta un attimo a farti scivolare. Sono già irrecuperabile, hai più di quarant’anni, un figlio... e ti lasci andare a certe cose come una ragazzina! Con che faccia guarderai tuo marito, tuo figlio? Come farai ad andare in chiesa?– Rabbrividì al pensiero della doverosa confessione dell’indomani mattina per poter prendere l’ostia.
Era rimasta della torta, non sapeva resistere ai dolci, l’unico peccato che si concedeva. Si tagliò una fetta e ci affondò il cucchiaio. All’improvviso la porta si aprì di scatto e centrò in pieno il piatto che aveva in mano il quale gli saltò diretto in faccia spalmando tutto il suo contenuto cremoso sul viso di Anna.
-Scusa scusa...- Disse Marzia cercando di raccogliere dalla faccia di Anna i pezzi di pan di Spagna più grandi.
Anna non rispose.
-Se ti togli il maglione magari proviamo con un poco d’acqua a togliere la crema dal collo. –
Anna se lo sfilò e si chinò davanti il lavandino per bagnarlo.
-Sei molto bella ! – Disse Marzia.
-Bellissima, poi con la torta sulla faccia e tra i capelli ancora di più! – Disse Anna scherzando, e si girò verso Marzia, che però non sorrideva. I suoi occhi erano neri e profondi, accesi su di lei.
-Hai un gran bel viso e un bellissimo corpo. Scommetto che lui non te lo dice da un pezzo! –
-Be si...ma...-
-Aspetta, hai della torta sul collo.– Marzia si avvicinò, le sollevò i capelli dal lato sinistro e con un bacio tra l’orecchio ed il collo le tolse ciò che del dolce era rimasto su di lei.
Erano andati via tutti, nella casa non c’era più nessuno, solo loro e le ultime braci del camino.
-Anna ebbe un sussulto. Il respiro le si troncò in gola. Marzia la guardò dritta negli occhi, molto da vicino e cercò la sua mano, le sue dita. Le baciò di nuovo il collo stavolta un poco più in alto e con la lingua seguì la linea del mento facendosi spazio fra la crema del dolce rimasta sulla pelle. Anna sentì un brivido caldo salire lungo la schiena, caldo e freddo, piacere allo stato puro. Lasciò andare il respiro e strinse le dita di Marzia quando sentì il sapore dolce delle sue labbra cercare le sue. Sentiva il cuore battere forte, la pelle percorsa da brividi di piacere. Si lasciò travolgere dalle emozioni e dalla bocca delicata e precisa di Marzia che dispensava baci ed emozioni su tutta il suo viso, il suo collo, le sue spalle. Le loro dita si intrecciavano, i loro corpi parlavano di passione e desiderio scambiandosi brividi a fior di pelle. Le mani di Marzia toccarono e scoprirono i seni di Anna in modo delicato e deciso, come se stessero toccando dei gioielli rari e preziosi come strumenti di piacere e di bellezza assoluta.
Guardò fuori dalla finestra il cielo stellato e nel riflesso del vetro vide la sua immagine. La vocina riprese a parlare nella sua testa. – Sei ancora una bella donna, ma allora perché non ti senti amata, desiderata, si desiderata? Perché anche lui non ti fa sentire importante? Ti manca qualcosa. Sai benissimo cos’è...E per una volta che l’ottieni ti devi sentire in colpa? – Cercò le risposte alle sue domande nelle stelle fuori dalla finestra, ma ciò che vide fu solo il replay delle emozioni provate. E rivide ciò che aveva provato. Rivide le mani di marzia sui suoi capezzoli, accarezzarli stringerli, stirarli. Sentì le sue labbra scendere dal collo sino al seno mentre le mani oltrepassavano la gonna e le mutande per incontrare il suo piacere bagnato. Ebbe ancora un sussulto pensando alle dita di lei toccarla così nel profondo del suo piacere come mai aveva fatto nessuno prima. Si rivide ancora seminuda sulla cucina mentre lei stendeva la panna spray sul suo corpo, sui suoi capezzoli, sul suo ventre fino al pube fino al suo sesso. Sentiva ancora il contrasto tra il freddo della panna e la bocca calda. Emozioni mai provate, sussulti di piacere, respiri affannati e gemiti soffocati sulla pelle. Era bellissima e la faceva sentire bellissima. Sentiva sotto i suoi polpastrelli la pelle morbida e profumata sgorgare piacere ad ogni millimetro. Il suo corpo era al centro dei baci, dei desideri e delle attenzioni. Riceveva piacere e dava piacere cercando la pelle, il seno di Marzia. Le labbra sul suo ventre, sul suo pube, dentro di lei soffocate nel piacere, contratte nello spasmo immobilizzate nell’orgasmo. Rivide ancora la testa di Marzia fra le sue gambe ed era come se la sentisse ancora sussurrare parole di piacere alle sue labbra sgorganti fluide emozioni mai provate prima.
Si vergognò per l’ennesima volta dei sentimenti provati anche se, forse una nuova coscienza stava affiorando in lei. Sentirsi amate, desiderate, dare e ricevere emozioni, piacere...perché, perché deve essere sbagliato?!
Finì l’ultima lacrima di limoncello. Si affacciò sulla stanza del bambino e si diresse verso la sua camera. In silenzio si spogliò ed entrò nel letto.
- Tutto a posto amore? -
- Si, si...ho fatto un poco tardi scusa se ti ho svegliato...-
Lui la baciò sulla fronte e si girò nuovamente dall’altro lato.
-Hai un odore strano...- Lui si rigirò nuovamente verso di lei e le annusò i capelli e il volto.
-Si...?-
-Sai di...di...Panna! –
