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Non si gettano via i diamanti! - di Modì74

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 22/01/2008 alle ore 12:49:00

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Non si gettano via i diamanti!

Era circa l’una di notte. Giorgio era seduto sul bancone del bar dando la schiena al palco, dove il quartetto stava suonando l’ultimo stanco standard jazz della serata. La testa fra le mani e fra il sonno con in gomiti appoggiati al marmo tiepido. La birra era finita e Giorgio ordinò un jameson senza ghiaccio. I pochi avventori del locale stavano defluendo. Il barista inserì un cd e la voce roca di Paolo Conte riempì di frequenze basse il locale; era il segno che il gestore avrebbe chiuso da lì a poco.
- Antonio mi fai un gin lemon?-
Giorgio non si era accorto che accanto a lui si era seduta la cantante del gruppo perso com’era nel vuoto dei suoi pensieri.
Il barista preparò il cocktail e lo diede alla donna.
-Non c’era molta gente stasera...-
Disse la donna.
-Non c’è male. –
Rispose il barista mentre si allontanava verso la cambusa.
-Per come abbiamo suonato siamo stati fortunati che c’era poca gente...-
Disse la donna tra sè e sè.
Giorgio fece una smorfia rumorosa di assenso malcelato. La donna la notò.
-Ma se lei non si è accorto nemmeno che alle sua spalle c’era un gruppo che stava suonando! –
Giorgio rifece la stessa smorfia senza guardare la donna.
-Non si sarà nemmeno accorto che stavo cantando, figurarsi se può dire come abbiamo suonato...!-
Giorgio non rispose e continuò a guardare solo il bicchiere ignorando la donna.
-Ma si... chi se ne frega... in fondo ha ragione lei. Ormai chi voglio prendere in giro. La mia carriera musicale è irrimediabilmente naufragata...-
Disse la donna affogando il magone che le saliva dalla gola con un sorso di gin lemon.
-Non avete suonato molto bene, ma non è colpa tua...-
Disse Giorgio sempre guardando il bicchiere.
-Senta mi scusi per lo sfogo e che...-
-Il pianista era come se suonasse da solo ed il batterista faceva tira e molla col tempo... Tu sei anche troppo brava, lo sei sempre stata... Elisa! –
Mentre pronunciava il nome della donna si girò e la guardò a fondo negli occhi.
Le frequenze basse della voce di Paolo Conte correvano sul legno del locale mentre Jimmy tentava di ballare con due cinesi.
Lei lo guardò per alcuni secondi giusto il tempo che servì alla sua memoria per ricordarselo e alle sue braccia per abbracciarlo.
-Giorgio... ma è una vita che non ti vedo...!-
-Da quando cantavi nella big band del conservatorio direi. -
-Saranno passati quindici anni se non di più! –
-Forse di più... ne avevo ventuno, adesso ne ho quarantaquattro...-
-Mi fa piacere vederti... ma perché non ci siamo più visti dopo di allora? –
Giorgio sospirò e bevve un sorso.
-Avevo cominciato a fare il turnista. –
-Si, mi ricordo che dicevano che avevi fatto dei musical e poi altri gruppi vari. Al conservatorio tutti parlavano di te come di un fenomeno al pianoforte, eri un mito per tutti i ragazzi...-
-Bel mito! E tu? –
Lei guardò in basso dentro il bicchiere constatando con una smorfia che il gin lemon stava finendo come la sua carriera.
-Ho fatto la cantante per anni, big band, gruppi, anche un musical, corista per un giovane cantautore che però non ha avuto successo, ho insegnato canto in alcune scuole private. –
-Ne hai fatto di cose anche tè! –
-Si, ne ho fatte ma non è mai arrivato il treno giusto, forse è arrivato e io non me ne sono accorta, non so. So solo che adesso faccio fatica a trovare da suonare, in Italia non si vive di sola musica. –
-Sei sempre stata molto brava e in più sei sempre stata un bella ragazza. –
-Ero... Ormai se devi stare su un palco a certi livelli devi essere sessualmente attraente e non importa a nessuno se hai una voce come Ella Fitzgerald! –
-Lo so, lo so... sfortunatamente in pochi hanno le orecchie ma tutti hanno gli occhi, vedi come cantano spesso i cantanti nei musical !-
-Ecco, in più gli anni passano, il culo cresce, le tette cominciano a cadere e di conseguenza il vestiti si fanno sempre più larghi e neri, come le prospettive di avere la meglio su ragazzine che cantano peggio ma hanno il pancino ed il sedere scolpito! -
Giorgio la guardò bene. Capelli lunghi, lisci e neri. Occhi neri e naso leggermente all’insù. Bevve un sorso di whisky.
-Per me sei ancora stupenda. –
Lei allungò la sua mano a sfiorare quella di Giorgio.
-Grazie, sei un tesoro! E tu invece cosa fai? –
-La mia situazione non è diversa. Faccio l’operaio. Suono ogni tanto con qualche trio quintetto, ma è più lo sbattimento che la soddisfazione, a volte sembra che ti facciano la carità a farti suonare in un locale!-
Il silenziò calò oltre gli occhi dei due sul bancone del bar mentre il barista cominciava a spegnere le luci dentro il locale.
Si alzarono in silenzio, salutarono il barista e si diressero verso l’uscita.
-Piove ancora... e io non ho l’ombrello !-
-Dove hai parcheggiato l’auto? –
La donna sorrise amaramente sotto i capelli che le caddero neri come la notte su una metà della faccia.
-Ero venuta in macchina con il pianista... ma... abbiamo litigato prima di suonare ed è andato via senza aspettarmi... me la farò a piedi e sotto la pioggia fino a casa... tanto ormai...-
-Hai una storia con lui? –
Lei, con i capelli che coprivano metà viso ed un occhio annuì silenziosa.
-Se aspetti un attimo prendo la macchina e ti accompagno io, sempre se lui non si offende poi! – disse Giorgio in tono scherzoso.
Lei annuì sempre silenziosa e lo abbracciò mentre il mascara si scioglieva di nascosto sotto i suoi occhi.
L’auto scivolò silenziosa fra la pioggia e lo scarso traffico della notte. All’interno nessuno dei due proferì parola.
Arrivati davanti casa si accorsero che davanti alla porta di casa c’erano due valigie. Elisa non seppe più trattenere le lacrime che tracimarono giù sulle sue guance bagnate anche dalla pioggia che le attaccava i capelli neri sul viso. Restò immobile davanti a casa fino a che Giorgio uscì e con decisione la riportò dentro l’auto. Il rumore del suo pianto si spense sulle braccia di lui interrotto solo dai tuoni che scuotevano l’auto.

La porta di casa si aprì con il classico cigolio.
-Ti vado a prendere un asciugamano, anzi sarebbe meglio un accappatoio...-
-Un asciugamano andrà benissimo, grazie. –
Rispose lei con la voce ancora tremolante.
Giorgio ritornò poco dopo dal bagno e lei cominciò ad asciugarsi i capelli.
Aprì l’anta del mobile bar, versò nei bicchieri del rum Zacapa, accese lo stereo e Dave Brubeck cominciò a suonare.
Elisa si sedette su uno sgabello alto. Il vestito nero bagnato lasciava intravedere le rotondità della donna. I capelli sempre lucidi avvolgevano alla rinfusa il viso ormai struccato, triste e l’alone del mascara nero scolato attorno agli occhi la ammantavano di una bellezza estrema, disperata, delusa e profonda, come erano profondi quegli occhi neri ed arrossati dal pianto.
-Ti va di parlarne? –
-Non c’è molto da dire... mi ha sbattuto fuori di casa... del resto era la sua casa... -
Giorgio rimase in silenzio.
-Anche lui... come tutto del resto se ne sta andando... ora non ho più nemmeno dove dormire... - disse con un sorriso amaro.
-Puoi restare qui quanto vuoi ! Di qui non ti caccia nessuno. –
-Grazie ma non ti voglio disturbare troppo e poi... -
-Tranquilla, non lo faccio per pietà se è questo che pensi. Anzi lo faccio perché mi fa piacere avere una bellissima donna per casa! –
Lei sorrise e ringraziò.
-Ti prendo un’ accappatoio, sei fradicia e se ti ammali io non so fare a fare l’infermiere! -
Lei sorrise e prima di andare in bagno lo baciò sulla guancia.

Bevvero una bottiglia di Chianti con gli spaghetti a.o.p. Elisa era più rilassata ma sempre con lo sguardo triste negli occhi. Aveva i capelli ancora avvolti dall’asciugamano.
-Adesso che farai? -
-Domani devo decidere...-
-Cosa? –
-Alcune proposte... di lavoro...-
-Concerti? Tournè ?-
La ragazze emise un sospiro amaro.
-Devo decidere se accettare un lavoro da cameriera in un ristorante oppure... l’offerta di un specie di impresario con vent’anni più di me che ha vari hotel, locali in cui mi farebbe cantare e anche nella sua televisione locale se faccio, diciamo così, la carina con lui! –
Elisa bevve tutto d’un fiato l’ultimo bicchiere di vino.
Giorgio rimase in silenzio per un poco, bevve pure lui.
-Cosa pensi di fare? – le chiese Giorgio mentre apriva una bottiglia di passito di Pantelleria.
-La mia vita sta andando alla deriva completamente, e fare la cameriera non mi sarebbe dispiaciuto se avessi avuto la possibilità di fare, insomma sai... se avessi avuto un uomo, una casa... Ma ormai sono vecchia per queste cose, sono oltre i quaranta e discorsi come famiglia, figli, futuro sono cose che sono andate per sempre... tanto vale avere lo stomaco forte e fare la carina, come dice lui, almeno da assicurami una vecchiaia serena. Tanto non ho più il fisico e l’età per fare altro. –
Le lacrime di rabbia ricominciarono solcare di nuovo il viso della ragazza.
Giorgio si sentì strozzare vedendola nuovamente piangere. A lui sembrava ancora bellissima e non trovò niente di meglio da fare, per interrompere quel fiume in piena che baciarla sulle labbra.
Così, all’improvviso, si alzò e senza fare rumore la baciò. Un bacio rassicurante, morbido solo per farle sentire il suo sapore, per farla sentire ancora viva e bella, per farle capire che non era persa.
-Sei ancora bellissima come eri da ragazza, non gettarti via... non si gettano via i diamanti! –
Gli occhi di lei stavano annaspando nelle lacrime ma le sue labbra trovarono nuovamente quelle di Giorgio. Stavolta fu lei a baciarlo in modo più deciso.
Lui le sciolse l’asciugamano dai capelli ancora umidi. Le passò una mano dietro alla nuca, le baciò la fronte, il naso, gli occhi. Asciugò con la bocca le lacrime dalle sue guance dal suo mento.
Un sorriso apparve scoprendo appena i denti bianchi della ragazza.
-Assaggia questo vino, è un regalo di un mio amico chitarrista! –
La ragazza bevve tutto d’un fiato. Lui ne versò ancora.
-Piano, questo vino va assaporato lentamente!-
-Mi farà ingrassare ancora! – disse lei.
-Smettila che sei bellissima. –
Lei si alzò in piedi e lasciò cadere l’accappatoi in terra rimanendo completamente nuda di fronte a lui che era seduto.
-Lo pensi ancora ? –
Giorgio aveva l’addome pronunciato della donna all’altezza del viso. Appoggiò il bicchiere e si alzò in piedi. La guardò negli occhi profondi e neri. Le accarezzò il viso e la baciò profondamente. La sua bocca scivolò dalle labbra al mento, al collo, alle spalle larghe. Le sue mani cercarono il seno, i capezzoli gia grossi e turgidi. Li strinse con le dita e poi con in denti. Le mani della donna raggiunsero i pantaloni, le mutande ed il loro contenuto. Quelle di Giorgio erano scese più in basso, sui fianchi generosi e morbidi. Stringeva la carne, la pelle come se le sue dita non ne avessero mai stretta di migliore come se non fossero abbastanza grandi per contenere tutta quella bellezza. Lei gli baciava il collo, mordeva le sue orecchie mentre le sue mani costringevano con decisone tutto il piacere di Giorgio fra le sue dita. La bocca di lui non dava pace al seno della donna prima mordendolo e poi baciandolo, lei emetteva sospiri più profondi, alternati a sottili lamenti sempre meno sottili. Il tavolo sussultò quando lui la sedette sopra di esso prendendola dai fianchi ribelli alle sue da pianista. Scese con le labbra alla pancia, al pube, al ciuffo di peli neri rasati corti oltrepassati i quali la sua lingua si inoltrò nel piacere bagnato della donna. La donna smise di respirare per un attimo. Poi il respiro di lei si fece sempre più affannoso e veloce. Lui poteva sentire il battito del suo cuore correre lungo la linea della passione, accelerare e raggiungere quello della donna. Lei lo afferrò per i capelli, lo tirò ma lui resistette fino a sentirla contrarre i muscoli delle cosce contro la sua testa . Allora si fermò. Elisa era stesa con gli occhi chiusi sul tavolo, fra i piatti e i bicchieri. Rimase lì a guardarla irraggiare bellezza verso tutte le direzioni. Poi lei lo vide, lo cercò con le mani e lo portò a sè, dentro di sè. Gli serrò le gambe dietro la schiena e sorrise mentre in intrecciava le sue dita curate con quelle di lui affusolate e callose da pianista operaio. Il tavolo cominciò a rumoreggiare schiacciato, pressato sotto le onde dell’amore, mosse dal uomo, che si infrangevano sulla ragazza come su uno scoglio durante la tempesta, con sempre maggiore intensità e violenza sino a che i due corpi non si fusero in un movimento solo, in un solo spasmo in una sola ondate di piacere forte, violenta che li lasciò stremati uno in braccio all’altra l’uno dentro l’altra.

Le prime luci del giorno attraversarono incerte la stanza finendo sopra gli occhi di Giorgio. Lui sentiva la testa intontita, come spesso gli capitava la mattina quando non doveva andare in fabbrica. Colpa dell’alcool ingurgitato e del fisico che non era più capace di smaltirlo tutto in una dormita. Si girò a fatica ed allungò un braccio dall’altro lato del letto. Vuoto. Aprì un occhio e constatò con un sorriso amaro che era stato tutto un sogno. Richiuse gli occhi. Ma la vescica ormai si era svegliata. Si alzò trascinandosi e maledicendosi per la vita inutile che faceva e per i sogni stupendi che lo ingannavano sino al mattino.
Ma quando fu sulla porta del bagno sentì del profumo. Profumo di caffè. Si diresse verso la cucina. Aprì la porta e la vide, in controluce solo l’accappatoio addosso.
-Ho fatto il caffè, spero non ti secchi se mi sono permessa...-
Lui si avvicinò e la baciò per assicurarsi che non fosse un sogno.
-Siediti! – disse lei.
-Signore caffè... desidera altro ? – disse lei sorridendo.
-Fai pratica ? –
Lei annuì con la testa.
-C’è un’altra cosa che vorrei...-
Disse Giorgio.
-Cosa? –
-Che tu mi facessi il caffè tutte le mattine! –
Elisa riempì con un sorriso luminoso tutta la cucina.