L’ inverno colpisce ancora - di Modì74
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/10/2007 alle ore 07:42:27
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L’ inverno colpisce ancora
-Sei un bastardo, sei uno stronzo.....-
Enrico è seduto al bancone del bar della stazione, accanto a lei una ragazza litiga al telefono.
-No, vieni adesso a prendermi, non mi puoi lasciare qui così......-
Il barista asciuga i bicchieri e guarda oltre la vetrata la neve scendere copiosa. Enrico alza la testa dalle braccia incrociate sul bancone solo per bere un sorso della birra che gli sta davanti.
-Fanculo, sei uno stronzo, non mi puoi lasciare qui, il ventisei di dicembre alle sette di sera nella stazione di una città che non conosco dopo che mi sono fatta quattro ore di treno per vederti e in più stà anche nevicando, no caro, tu adesso .....-
Enrico alza la testa per vedere con quanta neve avrebbe dovuto fare i conti. Incrocia per sbaglio lo sguardo furioso della donna mentre continua ad inveire contro il suo interlocutore. Ha un brivido di freddo e si rintana tra le propie braccia conserte appoggiate come tutto il busto sul bancone cromato del bar. Un pupazzetto a forma di babbo natale suona gingle bells che rimbomba nell’atrio vuoto del bar.
-Cazzo Giorgio, almeno spegnilo quel babbo natale di merda!-
-Guarda che mica tutti odiano il natale come te! A me piace, poi c’è anche la neve guarda che atmosfera natalizia!-
La ragazza alza nuovamente la voce.
-Allora fottiti bastardo...-
In quel momento la ragazza chiude il telefono con un gesto di stizza e lo appoggia sul bancone.
Enrico si gira nuovamente verso il barista.
-Si ma il cliente ha sempre ragione e in questo momento i tuoi clienti siamo io e lei e credo che nessuno dei due sopporti l’atmosfera natalizia ! Vero signorina?-
La ragazza si gira verso Enrico e fa cenno di si con il capo. Il barista sospira e spegne il pupazzo.
Enrico beve la sua birra e guarda la ragazza che si asciuga una lacrima con discrezione. IL bar è in silenzio, i rumori della città arrivano all’interno ovattati. La neve continua a scendere forte. Il barista, Enrico e la ragazza guardano fuori. Il respiro della ragazza è affannato e sta trattenendo le lacrime.
-Posso offrirle da bere ?-
La ragazza si asciuga gli occhi e risponde di no con un filo di voce ad Enrico che però insiste.
-Senta, non posso vederla piangere così, già sono messo male io in più se la sento piangere ...su, su, le piace la crema di whisky?-
La ragazza accenna un si col capo. Enrico si gira verso il barista intento a far finta di non badare a ciò che accade nel bar.
-Allora un rum,e una crema al whisky per la signorina. –
La ragazza si avvicina al bancone, il suo volto è arrossato e contratto dal trattenere il pianto. La rabbia però non riesce a spegnere il suo sguardo dolce. Occhi neri, grandi e inondati di lacrime. Per un attimo Enrico si perde dentro loro.
-Ecco a lei...e a lei signore!-
Il barista richiama Enrico sulla terra.
La ragazza beve dal bicchiere in modo delicato e preciso un primo sorso, poi beve un secondo sorso in modo più violento. Enrico la guarda . Sembra un poco più rilassata. Lei si gira e guarda fuori dalla vetrata.
-Va meglio adesso ?-
-Insomma...-
La ragazza cerca con lo sguardo il monitor con gli orari dei treni.
-Cazzo....- Esclama la ragazza.Il monitor dice solo sospeso su gli ultimi treni della giornata.
-I treni sono sospesi, sa ne era rimasto uno per Bologna e uno per Rimini ma visto la neve ed il ritardo non arriveranno più-
Il barista proclama la sua sentenza mentre si versa una birra.
-Devo cercare un albergo, sa mica se ce ne sono qui vicino?-
Il barista da alla ragazza alcuni biglietti da visita di alberghi.
La ragazza prova a telefonare ma dopo il terzo tentativo sbotta.
-Cazzo, sono tutti occupati ma che sfiga!-
-Probabile, in questi giorni si sono tenuti alcuni eventi che richiamavano gente da fuori che è rimasta bloccata qui dalla neve. –
Enrico guarda la donna agitarsi e tirarsi i capelli da una parte all’altra del volto senza tregua.
-Ha mica il numero di telefono di altri alberghi della zona?-
-Se vuole le do le pagine gialle ma sarà difficile arrivarci. –
-Non ci sono taxi?-
-Generalmente la fila arriva sino davanti alla vetrata, saranno tutti bloccati nel traffico. E gli autobus lo stesso. –
La ragazza sbuffa.
-Sa siamo una città di mare, non siamo abituati a così tanta neve in poche ore. –
Enrico osserva le dita della donna tamburellare sul bancone.
- Mi dia lo stesso le pagine gialle, non ho alternative, ci andrò a piedi. -
Enrico guarda l’ora sull’orologio al muro.
-Enrico, tu non schiodi da qui? Io fra poco chiudo. –
Enrico sorride, guarda la ragazza, la neve che riempie il buio della notte.
-Dovrei lavorare, il giornale vuole un servizio fotografico sulla nevicata in città. Dovrei uscire e fare scatti nel centro storico con la neve. –
-Allora cosa aspetti?-
-A me la neve non piace tantissimo, devo consegnare il materiale per le undici e a casa non c’è nessuno che mi aspetta. –
-Che tristezza d’uomo che sei diventato!-
-Sarai meglio te!-
La ragazza chiude le pagine gialle rumorosamente ed appoggia il telefono sul bancone.
-Allora trovato niente?-
-Si il majestic, ma hanno detto che da loro il traffico è tutto bloccato. –
-Poi è in periferia, ma forse verso le undici si sblocca la situazione, gli spazzaneve per allora avranno fatto il loro dovere. –
-Allora l’unica è che mi avvii. Mi spiega la strada per favore?-
Il barista dopo averle dato le indicazioni ritorna a pulire la macchina del caffè.
La ragazza si alza ringrazia ed esce.
Enrico cerca i soldi per pagare.
-Offro io, buon Natale Enrico!-
-Grazie buon Natale Giorgio. –
Enrico esce dal bar, si arrotola la sciarpa al collo, e vede la ragazza accanto al lui ancora sotto la pensilina dell’autobus.
-Non credo che passera più !- Le urla Enrico.
La ragazza si porta le mani al volto coprendolo. Enrico capisce che sta piangendo di nuovo. E le si avvicina.
-No, no signorina, non faccia così su.....-
-Cosa dovrei fare, sono sola in una città che non conosco, sono le otto di sera, non ho trovato un albergo e in più nevica . Cosa doveri fare e ?-
La ragazza farfuglia frasi strozzate dal pianto Enrico si sente stringere il cuore quando vede quegli occhi dolci pieni di tristezza.
-Allora facciamo così. Lei adesso mi accompagna a fare della foto per il giornale, poi la invito a cena e dopo cerchiamo un albergo e la porto io ! Va bene ?-
-Non vorrei abusare della sua gentilezza, e poi lei non ha nessuno a casa che la aspetta?-
Enrico sorride,porta lo sguardo verso il basso, la strada e intasata di auto ferme, ormai spente, ma gli sembra di essere solo con lei davanti alla stazione. La neve che continua a scendere ovatta tutti i rumori e la notte nasconde tutta la città.
-Allora mia moglie mi ha lasciato un mese fa, io devo comunque fare quelle foto per il lavoro e devo anche mangiare, e se permette, mangiare con una bella donna è sempre meglio che mangiare da soli, quindi sarei io a doverla ringraziare. –
-Ma non so se...-
- L’unica alternativa per lei sarebbe quella di tentare di arrivare all’ albergo a piedi cercando di non diventare un ghiacciolo. -
La ragazza si guarda intorno, si sfrega le mani.
-Allora andiamo?-
-La ringrazio. –
-Comunque sono Enrico..-
-Luisa. –
I venti cm di neve sulla strada rendono i passi dei due molto rallentati. Enrico tira fuori la macchina fotografica e si sfila i guanti per scattare.
-Tenga, se li metta, ha le mani viola dal freddo ormai, io non riesco a fotografare con in guanti...su, su...-
Un lampione copre di luce arancione la base di un monumento semicoperto dalla neve. La statua di marmo bianco sembra emergere dalla neve e cercare la luce del lampione. Le biciclette più in là nella rastrelliera sono coperte di neve tranne una con la sella rossa stranamente asciutta.
Il buio rotto dai fiocchi di neve regalava attimi si suggestione sui vecchi edifici del centro.
-Sai che è bella la tua città, almeno il centro. -
Enrico non si cura della ragazza, è impegnato a cercare immagini, ombre, tratti di luce che descrivano il paesaggio anomalo della sua città sotto la coltre di neve. La piazza, gli obelischi, le fioriere e le rastrelliere sono irreali così mezze imbiancate dalla neve. I lampioni emanano una luce arancione calda che contrasta con il bianco freddo della neve. I palazzi antichi, il marmo, i sampietrini delle strada, un lampione antico quasi tutto ricoperto dalla neve, un vecchio che trascina la bicicletta nella strada bianca, un angolo fra una chiesa ed un monumento, la scalinata di una chiesa completamente bianca illuminata solo da dei lumini rossi dentro una teca allato della statua del santo che sembra guardare la neve e chiedersi per quanto ancora; questi i soggetti delle foto di Enrico.
Non si cura della ragazza, gli da solo dei rapidi sguardi per vedere se è ancora lì.
La piazza davanti alla chiesa è poco illuminata, è tutta ricoperta di neve.Una donna ricurva su se stessa si dirige all’ingresso lasciando una scia di passi sulla neve, sono gli unici passi che hanno attraversato il piazzale. Enrico scatta ferocemente, poi scende verso la chiesa per fotografare un graffito su un muro. Dopo il primo scatto si gira verso la ragazza. Lei è seduta su un muretto poco lontano da lui, l’ombrello aperto sulla testa le lascia stranamente il volto illuminato da un lampione. Il suo corpo è arreso alla situazione, un braccio pendolante. Il volto che guarda verso il basso. Enrico punta su di lei l’obbiettivo, fa un primo scatto. Poi tira lo zoom sul suo volto. La ragazza non si accorge di niente, i suoi enormi occhi dolci sono pieni di malinconia e tenerezza. Il suo volto è rilassato nella rassegnazione ed illuminato, mentre dietro di lei si vede la neve scendere.Il berretto rosso crea un contrasto umoristico con il volto della ragazza .Enrico scatta un paio di foto, quando le riguarda nel display gli fanno una impressione strana, come se sentisse quella tristezza. La ragazza non si era accorta di nulla. Enrico fa una palla di neve e gliela lancia sull’ombrello.
-Oh che fai?-
Enrico gli tira un ‘altra palla di neve, la ragazza risponde lanciando altra neve, ma scivola dal muretto e si siede per terra. Enrico fa un altro scatto mentre lei cerca di rialzarsi lasciando cadere l’ombrello.
Enrico si avvicina e gli da una mano per alzarsi, ma lei sospinge in terra e gli tira della neve sulla faccia, Enrico gli blocca le mani e lei gli scivola sopra. Enrico la guarda negli occhi,ora più allegri e gli sembra di sprofondarci dentro, la sua bocca e li vicino e sta sorridendo.Lui la tiene con un braccio attorno a se che diventa un abbraccio mentre sono stesi per terra tra la neve.La neve continua cadergli addosso ma non sente freddo, la ragazza lo guarda sorridente, anche le sue braccia stanno ricambiando l’abbraccio di quelle di Enrico.
-Ehi, tutto bene voi due?-
La voce di un vigile urbano rompe l’incantesimo.
-Si, si tutto a posto-
I due si alzano senza guardarsi in volto.
-Comincio ad avere freddo e fame –
-Pure io, forse è ora di mangiare..posso avere l’onore?- Enrico allunga la mano verso Luisa che si sta scrollando la neve di dosso.
La ragazza sorride e prende la mano di Enrico.
L’osteria è di fianco alla piazza. L’aria calda li colpisce subito appena entrati. I riflessi caldi dell’ambiente li rilassano subito. Poca gente, profumo di ragù e carne alla griglia, tavoli in legno e bottiglie di vino alle pareti.
-Non ti ho chiesto da dove vieni...-
-Sono di Roma, sono qui solo per caso....-
-Allora stasera mangiamo piatti locali...lo bevi il vino?-
-Se è buono si!-
La bottiglia di Sangiovese dopo poco arriva sul tavolo e nei loro palati.Il vino li riscalda e scioglie le loro anime.
-Mi dicevi come mai sei qui ?-
-Per un caso sfortunato....-
-Nulla avviene per caso, poi per me è stato fortunato sono qui a mangiare con te!-
La ragazza sorride e volge lo sguardo a terra.
-Sono qui perché dovevo incontrarmi col mio.....insomma con un uomo, ma lui è sposato e ha famiglia e quando sono arrivata mi ha detto che non riusciva a sganciarsi per venirmi a prendere. -
L’oste porta due piatti di cappelletti dal profumo solido. La forma passa dalle mani dei due che si sfiorano indugiando per un attimo.
-Lui è di qui? –
-Qui vicino credo......sono buonissimi, non li avevo mai mangiati così..-
-Lui non ti aveva mai fatto sentire i cappelletti ?-
-Bo.....così buoni sicuramente no-
Gli sguardi dei due si incrociano spesso nella luce soffusa della sala. Il contrasto del freddo di prima con il caldo della sala, il cibo, il vino li fanno sentire meglio ed ognuno dimentica le propie melanconie. Il volto duro di Enrico con i suoi lineamenti marcati e gli occhi piccoli incassati nelle orbite sembra rilassarsi quando il volto della ragazza sorride. Il viso dolce, bianco, quegli occhi neri e grandi ora sorridenti lo fanno sentire meglio.
-Questa cos’è?-
-Ciambella, tociala nel vino.-
-Cosa devo fare?-
-Tociarla, cioè intingila nel vino...-
La ragazza esegue.
-Buono.....-
-Semplice ma ottimo.....-
Il caffè arriva a chiudere la cena.
-Stai meglio adesso?-
-Sono ancora confusa ma mi sento meglio, però forse è meglio se passiamo dal tuo giornale e cerchiamo il mio albergo. –
A malincuore I due lasciano l’osteria in cerca dell’auto di Enrico.
Il traffico non è ancora scorrevole e la macchina tenta sempre di sbandare.
Luisa accende il telefono, un messaggio le comunica che qualcuno l’ha cercata.
-E’ lui?-
-Si....-
-Pensi di chiamarlo?...
-No, .....-
La macchina slitta e poi riparte dopo l’ennesimo stop della fila. Il telefono della ragazza squilla.
-E’ sempre lui?-
-Si.-
-Pensi di non rispondere?-
-Tu che faresti?-
-Non risponderei....per me non ti merita, lasciarti così e da infami! –
Luisa spegne il telefono mentre la macchina slitta e riparte nel traffico che lentamente defluisce.
-Ok spero di fare presto al giornale..-
Enrico ferma la macchina in doppia fila con le quattro frecce accese. Sta per scendere ma si gira a guardare Luisa . Lei sorride da sotto i capelli neri che le coprono parzialmente il viso. La mente è altrove Lui lo sente.
-Vuoi venire su con me?-
-No, vai pure ti aspetto qui-
Enrico la guarda fisso in volto fino a che pure lei lo guarda negli occhi.
-Dai vai ....-
Enrico le si avvicina e la bacia su una guancia. Ed esce.
Dopo un quarto d’ora Enrico ritorna in macchina. Ha ricominciato a nevicare forte
-Scusa ma vogliono darmi la prima pagina con una foto e allora...-
-Che foto hanno scelto? –
-Sorpresa, domani mattina se prendi il giornale lo saprai. -
Ma lei era scura in volto, distante da lui anche se fisicamente le era accanto.
-Cosa è successo mentre non c’ero?-
-Niente. -
- Sei incazzata per il bacio sulla guancia che ti ho dato prima?-
-Figurati...-
E mentre dice così Luisa gli accarezza il volto.
-Allora hai parlato con lui!-
-.......-
L’auto scorre incerta fra il traffico. Nell’abitacolo il silenzio fra i due, sul parabrezza i riflessi delle luci della città deformati dalla neve e dalle spazzole del tergicristallo.
-E’ solo uno stronzo.....ed io sono più stupida di lui...dopo due anni di tira e molla non ho ancora capito che lui la moglie non la lascerà mai per me......Stronzo.....-
L’auto rantolava fra frenate, sbandate slittate.
-Sono una stupida...stupida...stupida....-
-Dai non è vero, su .......sei solo innamorata, che a volte è la stessa cosa, dai non dirmi che una bella creatura come te non può permettersi un uomo che la metta al primo posto...-
Luisa si soffia il naso con forza.
-Però una bella potenza di naso hai ?-
Lei ride.
-Adesso va meglio, è un reato non vedere quel sorriso sul tuo volto, lo sai che sei pericolosa quando sorridi?-
-E perché?-
Enrico sorride, cambia marcia ed accelera.
-Perché rischi di far sembrare la vita della gente che non lo vedrà più inutile!-
Luisa sorride, si slaccia la cintura e bacia Enrico sulla guancia.
-Sei molto dolce e gentile....e possibile che i complimenti più belli me li debba fare uno sconosciuto in una città che non conosco ?-
-Se sono io lo sconosciuto si! E’ possibile. –
La macchina si arresta dopo una leggera sbandata davanti a delle luci lampeggianti nel parcheggio dell’ albergo.
-Credo ci sia qualche problema con l’albergo!-
-Si , sembrano pompieri! –
Enrico apre la porta di casa sua e accende la luce.
-Accomodati. –
Luisa entra nella appartamento senza fare rumore.
-Sei sicuro che non ti disturbo, dai forse non è il caso...-
Enrico le prende il cappotto lo appende.
-Non credo tu abbia altre alternative,all’unico albergo disponibile sono scoppiate le tubature dal freddo e non hai altre alternative, stai tranquilla non mordo. –
-Si ma dai, ci conosciamo appena e non so se.....dai...-
Enrico accende lo stereo a basso volume e mette su un cd di jazz.Cerca nell’armadio delle pantofole e dei lenzuoli.
-Allora fai così, manda un sms o una mail col telefono a qualche tua amica o parente e gli dici che sei a casa mia, gli dai i miei dati e il mio numero di telefono e ti fai chiamare qui domattina, così se stanotte ti ammazzo e faccio sparire il cadavere almeno mi beccano subito...-
Luisa fa un ghigno che è fra una smorfia di dolore ed un sorriso. I suoi grandi occhi assumono un aria interrogativa mentre la luce del faretto al muro gli illumina il corpo esile e con le spalle larghe.
-Stavo scherzando dai, dammi una mano a fare il letto, tu dormi qui, io dormirò sul divano. –
-No, dormo io sul divano dai non è giusto....-
-Non fare storie ho già deciso, poi spesso dormo sul divano, la televisione mi culla quando non riesco a prendere sonno....che accade spesso....tieni, qui ci sono i miei dati, fai quel sms o mail che dicevo prima, così sei più tranquilla. –
Enrico le porge la carta di identità e si volta per finire il letto. Luisa sorride e si allontana.
I letti sono pronti, Enrico spegne lo stereo ed accende la televisione.
-Vuoi un poco di rum o qualcosa da bere?-
La ragazza si affaccia dal bagno con lo spazzolino da denti in bocca.
-Qualcosa di non alcolico, basta anche dell’acqua frizzante magari. –
Enrico versa da bere, appoggia i bicchieri sul tavolino e si siede sul letto divano.
Luisa entra nel salotto con l’accappatoio addosso e l’asciugamano arrotolato sui capelli. Il volto è completamente libero di mostrarsi in tutta la sua bellezza, i lineamenti morbidi a fatica contengono quello splendore che sono i suoi occhi.
-Cosa c’è?.....Enrico?-
Enrico ha un attimo di esitazione.
-Si scusa, li c’è l’acqua....-
-Cosa ti è successo, ti sei imbambolato a guardarmi? –
Enrico beve il suo rum.
-Era da tanto che non vedevo così tanta bellezza allo stato puro. –
-Allora stai messo male, devo essere orribile così. -
-Allora se hai bisogno di qualcosa chiama, se vuoi qualcosa dalla cucina o dal bagno fai pure. -
-Ma tu sei sicuro di stare comodo li?-
-Si, io e questo divano ne abbiamo passato delle peggiori stai tranquilla e riposati...Buona notte. –
-Buona notte e grazie.-
Luisa lo bacia sulle guance, lo abbraccia e scompare nella camera da letto.
Enrico finisce il rum e si infila sotto le coperte, la televisione sulla rassegna stampa della sera.
Migliaia di pensieri affollano la mente di Enrico, ma lui riesce a dominarli nel torpore morbido della televisione. La casa è immersa nel buio silenzio rotto solo dalla televisione. Parole a bassa voce, luce biancastra incidono lievemente gli occhi e le orecchie di Enrico. Le sue palpebre stanche si chiudono e si riaprono sullo schermo ad intervalli fino a che si spengono definitivamente.
Enrico avverte un leggero movimento davanti a se, apre un occhio e vede la sagoma di Luisa che si infila sotto le sue coperte, il divano non è molto largo e lei si appoggia col corpo su quello di Enrico.
Lui alza un braccio e la avvolge di lato. Lei si rinchiude nelle sue braccia forti. Il profumo della donna invade il naso di Enrico che a fatica respira fra capelli di lei. Lui comincia ad accarezzarle la testa, lei gli prende un mano e la stringe e se la porta al volto, la bacia. I due corpi cominciano a parlarsi, lui sente l’esile corpo della donna schiacciarsi sempre di più sul suo e cercare con le natiche Enrico. Luisa si gira e lo guarda negli occhi, lui si perde dentro loro e nella sua bocca. Le sue labbra sono sottili, ma sanno essere morbide e dure, delicate o forti. I due corpi si intrecciano si contorcono cercandosi l’uno nell’altra. Enrico la prende per mano e in un attimo sono sul letto matrimoniale. Ballano sopra le lenzuola fino a che ormai nudi scivolano sotto il piumone. Il seno di lei è piccolo ma vivo e attento alla lingua di Enrico che disegna profili di piacere sui capezzoli. La sua bocca scende fino all’ombelico.Appena lo tocca la pancia della donna si ritrae ma poi si rilassa, lui prosegue nella sua discesa.Il pelo è corto, anzi rasato, lo percepisce appena sulla lingua prima di scavalcare un sospiro troncato in gola della ragazza ed aprire le sue labbra con un bacio nel profondo del suo corpo.Sono parole dolci, sussurrate, sospirate quelle che la sua lingua traccia entro le labbra, il corpo ,il sesso di lei. Luisa ansima, gli accarezza la testa, lui la sente col fiato grosso. Le mani di lui si aggrappano al seno piccolo ma vivace con i capezzoli duri come pietra.Lei lo allontana e si gira di schiena, lui la bacia dal collo. La sua lingua segue il profilo della sua spina dorsale, i denti delimitano con piccoli morsi il confine tra il piacere e l’assoluto, le sue mani scorrono calde lungo i fianchi della donna fino al sedere.La sua bocca giunta all’inizio delle natiche si inoltra nella linea del sedere ma poi si solleva lasciando il posto al membro che prima sfiora il profilo delle natiche e poi affonda nel corpo della donna.Lui comincia un movimento sussultorio mentre le sue mani cercano altro piacere sul corpo della donna. I fianchi, il seno la pancia, il pube, fino a che le dita si appoggiano fra le gambe di lei. Lei sussulta, lui continua a spingere aumentando il ritmo, fino a che i due corpi affogano nel piacere assoluto e stanchi si stendono sul letto abbracciati.
La sua bocca ha ancora voglia di quella di Enrico e il suo corpo sembra quasi volersi perdere fra le sue braccia. Così si addormentano uno sull’altra nel buio della stanza senza dire una parola.
Il telefono squilla e rompe il silenzio della casa. Enrico allunga una mano.fuori dal letto verso la cornetta.
-Si pronto?.......a si, un attimo.......Luisa è per te. –
-Si, a ciao ...si tutto a posto poi ti spiego.....grazie ciao. –
Luisa si gira fra le braccia di Enrico, lo bacia.
-Buon giorno. –
-Buon giorno. –
La stazione era ancora bianca, c’era poca gente e pochi treni. Un timido sole illuminava il cielo e i binari.
-Devi proprio andare via? –
-Si....-
-Dai potevi restare qualche giorno ancora no?Non sei in ferie?-
Luisa sorride e guarda in basso, i capelli lisci spuntano appena da sotto il berretto rosso mentre appoggia la borsa sul treno.
-Dai perché non rimani, mi spezzi il cuore così? –
Il capostazione fa cenno alla ragazza di salire. Lei col dito indice fa cenno di tacere ad Enrico sulle sue labbra, lo bacia sulla bocca, un bacio profondo ed agrodolce come un addio.
-Ci sono cose che non sai di me, ed è meglio che tu non sappia mai. Grazie di tutto. -
Le porte del vagone si chiudono.
-Almeno chiamami!- Gli urla Enrico mentre il treno si mette in movimento.Lei fa un cenno con la mano e scompare nello scompartimento.
Si siede davanti ad un vecchio che legge il giornale. Apre la borsa e prende il portafoglio, da una tasca prende un anello, una fede dorata che entra facilmente nell’anulare della mano sinistra.Ma la sua attenzione cade sul giornale del vecchio seduto davanti a lei. Gli occhi cominciano a riempirsi di lacrime. Sulla prima pagina della cronaca locale c’è il suo viso. La foto di prima pagina è quella scattata da Enrico la sera prima; il viso di Luisa triste col berretto rosso tra sotto l’ombrello tra la neve che cade alle sue spalle.Il titolo del giornale:l’ inverno colpisce ancora. Lei comincia a singhiozzare e scoppia a piangere mentre fuori dal finestrino il paesaggio cambia da urbano a rurale e il suo volto riflesso sul vetro si inonda di lacrime sincere.
Modì74
