Electri(city) {II parte} - di Rebecca
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 05/09/2008 alle ore 17:33:11
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E’ come se tutto fosse stato raso al suolo da una bomba atomica, dentro di me. Mi risveglio e lui è li che mi guarda "non andare". Prendo la camicetta, i miei capelli impigliati fra le sue dita, gli occhi che fuggono sulla gonna appallottolata sotto al divano. "non andare". Cos’è, questo? Cos’è? Un ordine? Una richiesta, un’implorazione, un consiglio? Cos’è? Tanto non posso restare, lo sai. Abiti come una corazza, scivolo via. Mi riprende. Mi bacia. Mi lascia andare.Le scarpe. La borsa. Pezzi di me sparsi alla rinfusa come schegge di vetro sul pavimento: qualcuno resta sempre, incastrato negli interstizi, e te lo ritrovi conficcato nella carne a tradimento. "Non piove più" "Già" "Allora ciao" la porta si chiude e io scappo di nuovo. Una vita di fughe, la mia. Di persone lasciate indietro. E’ buio e l’asfalto è ancora lucido e l’aria sa di pioggia e di foglie. Tacchi e gocce da una grondaia battono sul selciato, rapidi. Riflessi di luci nelle pozze come piccole fiammelle tremanti, la luce vivida del display. Un ultimo saluto "E’ solo questo che vuoi?". Non rispondo. Sono lame... Lame che trafiggono e io voglio far finta di non sentirle. Tanto torno, lo sai, lo so. In auto, di nuovo. Adesso senza fretta, se non quella di sfuggire al desiderio di restare. Ancora musica. Dolce. Note piene e calde che riempiono l’abitacolo, mi avvolgono morbidamente mi scivolano addosso e mi accarezzano. Fari nella notte sul nastro nero che scorre sotto le ruote. Labbra serrate, come a voler contenere tutto quanto. Ma le lacrime, quelle, stronze... Scendono lo stesso. Salate. Lascio uscire loro e lascio entrare la musica. Un groviglio nero e rosso proprio qui in centro al petto. Non sale e non scende. Resta li, vortica. Fa che non ci siano semafori rossi. Una sosta non me la posso permettere. Se freno i pensieri mi si ammassano tutti li, davanti agli occhi. E io poi giro. E non devo. Viaggio a bordo della mia bolla d’aria isolata in mezzo ad altre bolle. Mano che sale ad asciugare, a cacciare via la rabbia mista a mascara e polvere blu. Sono arrivata. Respiro. Spengo tutto, anche il cuore. Sono davanti al mio portone, fauci oscure che mi attendono. D’accordo. Adesso basta lottare. Per stanotte basta così.
