Nostalgie,piccola Joan - di Psiche Zenobia
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 21/07/2007 alle ore 15:40:38
L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.
Rumore di passi pesanti
sulla vecchia scala di granito.
Intenta com’eri a vestire la tua bambola di pezza
ti fermi ad ascoltare quella camminata familiare.
Sorridi alzandoti sulle gambette corte
e trepidante nel tuo abitino a fiori
corri veloce davanti alla vecchia porta di legno.
I passi diventano sempre piu’ vicini,
la voce che tanto ami rieccheggia greve nell’andito
salutando con fredda educazione
coloro che condividono con voi questo palazzo,
abbandonato e decadente nel suo vissuto degrado.
La porta si apre con un colpo secco.
Eccola!!
Piegata in due da ingombranti sacchi della spesa
un’esile figure si fa spazio ansimando.
Lunghi capelli biondi che da troppo tempo non conoscono un lavaggio,
occhi stanchi da notti insonni passate a lavorare
labbra secche da cui spunta sempre una sigaretta a meta’..
ma è pur sempre bellissima, Lei.
Posa le borse sul pavimento,
asciugandosi un rivolo di sudore dalla fronte spaziosa.
"Ehi piccina,vieni un po’ qui da mamma,su".
Ti getti intrepida tra le sue braccia
stringendoti forte a quel cumulo d’ossicine.
Il mondo fuori,le persone che vi sopravvivono ogni giorno
tutto sparisce in un battito di ciglia!
In questo momento ci siete solo tu e la mamma,
la povera mamma,costretta a lavorare anche la notte
per permetterti un lettino caldo dove dormire beata..
"Che hai fatto di bello stamattina,piccola Joanie??
Hai giocato con la bambolina che ti ha regalato la signora Ross??
Guarda cosa ti ho portato...le caramelle al lampone,
quelle che ti piacciono tanto,tieni,eccole qui!"
Le tue piccole mani paffute ricevono emozionate
quel dono cosi’ inaspettato e delizioso.
Sono talmente belle nel loro colore rosa
che quasi non vorresti mangiarle
pur di tenere questo regalo sempre con te...
Lei prende una sedia
uno dei pochi arredi in quella casa scarna,
si siede con un sospiro e ti guarda con un’espressione amorevole.
"Vieni qui dai,sulle mie ginocchia,
cosi’ mi racconti un po’ quello che hai fatto"
Come sei buffa mentre ti arrampichi
su quelle lunghe gambe scheletriche!!
Lasciandoti dondolare tra le sue braccia
cominci il tuo solito racconto cantilenante
su quali misteriosi territori hai immaginato oggi
sporgendoti ad osservare il mondo dalla finestrella del bagno.
Sorride lei,sorride e con la mano libera dalla sigaretta
ti scompiglia con forza i capelli.
"N-no,n-no!"ripeti tu senza convinzione,
cercando di allontanare quella magra mano
ma non volendo nemmeno riuscirci.
"Cosa fara’ la mia stellina da grande,eh?
La scrittrice?La poetessa?O forse l’attrice??
Cosa farai Joanie,eh??Con tutta questa fantasia,
dove andrai??? Piccola,piccola Joanie,cucciolo mio!"
E comincia a ridere divertita la mamma,sospira e ride,
una risata che nasce piano piano dagli spazi
piu’ segreti del suo corpo
per poi propagarsi senza limiti
a tutto il suo essere,una convulsione incontrollabile
che si alza di volume ad ogni secondo
scuotendola tutta in spasmi continui
Cresce intensamente l’eco di questo riso,
riempie in un attimo la stanza spoglia
penetra attraverso i muri per innalzarsi senza confini
tra le immense volute del palazzo grigio
immerso nel silenzio come una cattedrale gotica.
Si insinua tra gli stipiti delle pesanti porte,
rieccheggia nei lunghi corridoi deserti,
rimbalza da un muro all’altro alla ricerca di altri spiragli.
Come un fiume in piena dalla forza inarrestabile
scroscia all’esterno sotto il caldo sole estivo
attraversando impavido il vecchio cortile polveroso.
A questo suono liberatorio e mistico
si interrompe la vecchia signora intenta a fare il bucato,
fuggono veloci i giovani spacciatori giu’ nel cortile
si coprono imbarazzati i due amanti clandestini nell’auto bollente
smettono di ringhiare i grossi cani del vicino..
tutti si fermano a quel misterioso richiamo
che si espande verso l’infinito
per abbracciare il mondo,
per solcare tutti i mari sconfinati
per.........
Ti risvegli di colpo immersa nel tuo sudore
in un letto sfatto avvolto nella penobra pomeridiana.
Sfiori con le dita quelle lenzuola usurate dalle tarme
non sono quelle di lino bianco che aveva comprato la mamma.
Non sei piu’ la piccola Joanie di tre anni
che spiava il mondo aggrappata ad una finestrella rotta.
Sei una donna adulta ormai.
Quei tempi sono perduti,queste lacrime che versi sono inutili.
Non c’e’ nessuna risata nell’aria a tenerti compagnia.
E soprattutto non c’e’ piu’ la mamma
a cullarti sulle sue gambe esili.
Tutto finito.Passato.Lontano.
Mai piu’.
Solo un ricordo che prima o poi sfumera’.
Molti chilometri lontano
in un paese ormai dimenticato
si interrompe la vecchia signora intenta a fare il bucato
fuggono veloci i giovani spacciatori giu’ nel cortile
si coprono imbarazzati i due amanti clandestini nell’auto bollente
smettono di ringhiare i grossi cani del vicino..
tutti si fermano a quel misterioso grido
che scaturisce dalle viscere della Terra,
impetuoso e straziante
come puo’ essere solo quello di una figlia
abbandonata per sempre dalla madre.
