La Promessa - di Laura Fiamenghi
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 11/06/2007 alle ore 21:57:11
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La promessa di matrimonio
Tutto incominciò sei anni fa. Avevo diciotto anni quando conobbi quello che consideravo il ragazzo della mia vita. Si chiamava Andrea, aveva due anni più di me ed era bellissimo, dolce ed affettuoso, il ragazzo più ambito di tutto il paese. Fu un vero e proprio colpo di fulmine e da allora fummo inseparabili: l’uno era l’aria per altro. In lui trovai tutto ciò che potevo desiderare dal mio principe azzurro e dalla mia parte mi impegnai per essere all’altezza delle mie aspettative nei suoi confronti. Per la durata della nostra relazione non lo tradii mai e non risolvi mai neppure un solo pensiero ad un uomo che non fosse lui. Non gli dissi mai neppure una bugia e forse, ma non posso esserne certa, lo stesso lui fece con me.
Ai miei occhi lui era sempre troppo bello e perfetto per essere capitato a me, così comincia a desiderare di migliorarmi in continuazione. All’università davo il mio massimo per avere tutti trenta e quando comincia a lavorare divenni una stacanovista. Avere la stima di Andrea era la cosa che mi interessava di più al mondo. Così decisi ben presto di migliorarmi anche esteticamente.
Poco dopo averlo conosciuto il desiderio di essere sempre più bella ai suoi occhi divenne quasi ossessivo e mi fece fare dei grossi miglioramenti: dapprima cominciai ad andare in palestra ossessionata da un solo centimetro di ciccia di troppo e così fu che passai ad avere un fisico decisamente notevole. Allora se non ero al lavoro o con Lorenzo, ero sempre in palestra, dall’estetista, dal parrucchiere o a fare shopping alla ricerca di qualche espediente che mi facesse sembrare ancora più attraente. Decisi anche di rifarmi il seno e da un seconda abbondante mi ritrovai con una quarta da rivista osé.
Anche se avevo subito quella trasformazione, continuavo ad essere la solita persona di sempre, con le stesse paure. Non potendo più far altro per diventare più bella, cominciai a essere gelisissima di Lorenzo. Naturalmente mi sforzavo di nasconderlo ma l’idea che lui potesse desiderare altre donne mi faceva impazzire, era diventata un ossessione. Tutti i ragazzi che conoscevo abbastanza bene ed anche non, dimostravano sempre di pensare con quello che avevano nei pantaloni piuttosto che con il cervello, d’altra parte però conoscevo anche tanti ragazzi fidanzati che sembravano incolumi dal fascino delle altre donne. Io credevo di sapere a quale categoria appartenesse Andrea: lui non mi avrebbe mai tradito. O forse si?
Andrea per sei anni fu perfetto, non mi tradì mai e non mi diede mai neppure da farmi ingelosire. Cosa potevo chiedere di più?
La nostra vita era perfetta, ci amavano, ci divertivamo e progettavamo di sposarci.
Andrea aveva appena fatto costruire una villa che già dall’inizio consideravamo la nostra futura casa e nel frattempo convivevamo nel mio appartamento.
Ma l’insicurezza non si sa come, non si sa perché, mi assalì: prima di sposarlo avevo bisogno di una prova da Andrea, una prova che mi dimostrasse che mi sarei potuta fidare davvero di lui.
Ma che genere di prova?
La risposta venne pochi giorni dopo. Eravamo stati invitati a pranzo a casa dai cugini di Andrea.
Due personaggi che personalmente odiavo. Lei: Elena, una ragazza così bella, elegante ed educata. Lui: Dario, un villano che non aveva nessun rispetto per sua moglie e le donne in generale. Forse nel loro rapporto certe cose apparivano come scherzi innocenti, ma io posso giurare di aver visto gli occhi di quella povera ragazza riempirsi di lacrime a qualche battuta poco raccomandabile del marito. Anche Andrea non lo aveva in particolare simpatia, ma era molto legato alla cugina così capitava spesso che finissimo a casa loro con un invito per cena.
Quella sera l’argomento principale era il nostro imminente matrimonio, forse non eravamo neppure al primo quando Dario, da sboccato quale era, tirò fuori un argomento perfetto per una cenetta a quattro in presenza di signore: l’addio al celibato ad un night.
- E allora? incominciò Dario fissando Andrea: - Cosa si fa di bello per l’addio al celibato? -
Andrea si irrigidì a disagio per un istante, poi depose il tovagliolo sul tavolo e alzò lo sguardo sul marito di sua cugina.
Faremo una cena, - disse con tono incolore, - così, soli uomini, all’agriturismo “Il contado”. Ho prenotato un’intera sala.
Dario non sembrava soddisfatto della risposta: - E le fai venire lì un bel paio di tettone o andiamo dopo ad un night?
Io sputai quasi il vino che stavo sorseggiando, mentre Elena, la dolce sposa del villano, si alzò per andare a riporre nel lavabo i piatti. Io avevo già qualche bella parolina da indirizzare a quello zotico, ma volli lasciare tempo ad Andrea per rispondere e sentire quale sarebbe stata la sua risposta.
Il mio fidanzato era un uomo troppo fatto e finito per arrossire, ma io che lo conoscevo bene riconobbi i segni dell’imbarazzo sul suo viso.
- Non credo che ci sarà niente del genere. rispose Andrea secco, poi si voltò verso di me. A me non farebbe affatto piacere che tu andassi a vedere degli uomini nudi per festeggiare il nostro matronio. Anzi, non farlo mai in generale o diventerei pazzo di gelosia. -
Se la mia vita fosse stata un cartone animato i miei occhi sarebbero diventati a forma di cuoricino: quello “era” l’uomo della mia vita.
Dario brontolò qualcosa, non contento disse ad Andrea:
- Si, si, digli così a lei, che al mio di addio al celibato era il primo che correva a palpare le spogliarelliste. “Cugino!” Mi chiamavi persino.
Qui vi devo dire un piccolo particolare: io sono una persona estremamente passionale. Questo implica che a quelle parole cominciai a vedere rosso, staccai la spina ed agii di impulso.
- Ma tua moglie non te lo dice mai che sei un emerito coglione!? -
Mi alzai in piedi ed appoggiai le mani sull’orlo del tavolo furente. Dario era sbigottito.
- Pensi che a quella santa donna che hai sposato, piaccia sentirti raccontare questi interessantissimi aneddoti? Sei un villano sboccato! Se tu fossi mio marito andresti in macchina a dormire stanotte! Anzi non ti avrei neppure sposato!-
Dario era esterrefatto, Andrea era un po’ imbarazzato ma era evidente che stava ridendo della scena. Io mi avvicinai ad Elena le presi le mani e la guardai negli occhi.
- Ricordati che il divorzio esiste. Se scegli questa strada io ti sarò vicina! Grazie mille per la cena, il risotto era squisito. -
Detto questo me ne uscii teatralmente.
Vado a casa a piedi. dissi ad Andrea - Tieni tu le chiavi. -
Uscii ma tornai indietro, per di approfittare ancora di infierire su Dario.
- E tu va’ffanculo! Ignorante maleducato! -
Andrea quella sera a letto rise per ore.
- Tu sei completamente pazza.
- Io ho un orgoglio, è diverso. sbuffai. Non capisco come Elena possa stare con un personaggio del genere. Quel porco sboccato non la merita per nulla. -
Andrea si alzò nelle spalle, mi abbracciò sorridendo.
- Non sono mica tutti come me gli uomini. rise.
- Si già, - brontolai. Come quelli che palpeggiano le spogliarelliste. -
Andrea s’irrigidì.
Uno: Dario ha ingigantito molto la cosa, dato che io mi sono limitato a stare seduto tutta sera. Due: Ci sono andato solo perché sono stato invitato ed Elena mi aveva chiesto di tenergli d’occhio Dario. Tre: Non ti conoscevo ancora.
Io risi.
- Ok, ok , sei innocente. Però fammi un promessa.
- Quale? -
- Che non ci sarà nessun genere di spogliarellista al tuo addio al celibato. -
- Non serve che io te lo prometta, non intendevo che ci fossero già a priori.-
- Promettimelo lo stesso. insistetti.
- Va bene, se proprio vuoi che lo prometta: non ci sarà nessun genere di donna nuda al mio addio al celibato. -
Andrea cominciò a baciarmi il collo e maliziosamente aggiunse:
- Sempre tu non decida di rallegrami la serata nel dopo cena.
Quella era la prova che cercavo. O forse no? Decisamente no. Pochi giorni dopo infatti ricevetti una chiamata da Marta, la mia migliore amica, nonché fidanzata di Matteo, uno degli amici di Andrea.
- Ciao Linda. Come stai? -
- Bene grazie. risposi io: - E tu? Hai una voce un po’ strana, stai bene? -
- Si, si, certo. Eh che.. -
La interruppi: - Hai scelto cosa portare per andare in beauty farm?
Per l’appunto il mio addio al nubilato consisteva in tre giorni ad un centro termale, nonché beauty farm accompagnata dalle mie più care amiche.
- Si, si, ho già preparato tutto. Ti chiamavo per un’altra cosa. -
- Allora è per questo che hai quest’aria così preoccupata? Dimmi dai. -
- Senti Linda, ho una cosa di dirti, ma non voglio che tu faccia il mio nome. Promesso? -
- Beh, si. Promesso. Di cosa si tratta? chiesi incuriosita e preoccupata dal tono di Marta.
- Ho saputo da Matteo che hanno organizzato di andare ad un night per l’addio al celibato. -
Buio totale, rabbia, dubbi, risposte, se, forse..
- Linda? -
- Umh. -
- Mi spiace di averti dato questa notizia... -
- Non ti preoccupare Marty, hai fatto bene a dirmelo. -
- Credevo che lo avresti pensato, anch’io avrei voluto saperlo al tuo posto. Avevo promesso a Matteo di non dirtelo ma non ci sono riuscita. -
- Quando e dove andranno? -
- Domani sera all’Obaoba, dopo la cena. Non avrei intenzione di andar là a far pazzie? -
- Oh no. Non ti preoccupare. La vendetta è un piatto che si guasta freddo. o così dovrebbe essere.
Mi trovavo a Berlino al momento della chiamata, dato che faccio l’interprete mi capita spesso di passere qualche giorno all’estero e in quei giorni avevo accompagnato dei finanziari in Russia. Abbandonai il lavoro inventandomi dei gravi problemi familiari e presi il primo aereo per Milano. Quando la mattina dopo atterrai su suolo italiano avevo già maturato la mia follia. Non passai neppure da casa, noleggiai un taxi e mi feci portare direttamente all’Obaoba. Pagai il taxista a sufficienza perchè si mettesse al mio servizio per l’intera giornata. Prima di scendere dal taxi mi sciolsi i capelli e mi tolsi la camicetta da sotto la giaccia, poi mi rimisi la giacca lasciandola aperta sul bustino nero che indossavo sotto.
Entrai dalla porta rosso rubino dell’Oaboba tentando di darmi il tono più seducente possibile.
Un barista stava lucidando i bicchieri e le spogliarelliste facevano le prove sul palco.
L’uomo dietro il bancone la adocchiò e mi scoccò un sorrisetto.
- Un po’ tardi per le prove. borbottò.
Mi avvicinai al bancone.
- Veramente io non sono una spogliarellista, ma vorrei esserlo.
- Davvero? Allora capita bene, oggi il padrone è nel suo ufficio. E’ quella porta blu laggiù a destra. -
- Grazie mille. -
Andai verso l’ufficio passando attraverso poltrone leopardate sparse in una sala dal color rosso rubino. Davanti all’ufficio bussai attendendo l’avanti ed entrai.
- Buon giorno. esordii cercando con lo sguardo il padrone del locale.
- Buon giorno. mi rispose l’uomo seduto dietro la scrivania squadrandomi.
- E’ lei il proprietario di questo locale? -
- Si, bellezza.-
- Posso sedermi? chiesi avvicinandomi ad una poltrona davanti alla scrivania, presa in prestito dalla sala affianco.
- Fai pure. -
- Sono qui per farle un’offerta. -
- Un’offerta? -
- Già. Vorrei esibirmi questa sera nel suo locale, mi bastano solo dieci minuti, ma sono disposta a pagare purché lei mi faccia salire su quel palco.-
L’uomo era allibito.
Mi stai dicendo che una sventola come te mi vuole pagare per venirsi a spogliare nel mio locale?
Mi alzai nelle spalle.
- La metta come vuole. Accetta?
- Frena frena,- mi interruppe l’uomo: - non penserai di certo che faccia salire sul palco la prima che capita? -
Mi alzai in piedi e feci un giro su me stessa.
- Penso di avere i numeri adatti e per quanto riguarda la danza, sono certa di poter fare uno spogliarello piuttosto interessante. Tre anni di danza moderna mi saranno serviti pur a qualcosa.-
- La sa una cosa? Mi sembra disperata. Perché lo sta facendo? -
- Non credo che possa interessarle. -
- Invece, si. Facciamo così. Se me lo racconta io la faccio esibire gratis. -
Inarcai un sopraciglio. L’uomo si alzò e le porse la mano. - Mi chiamo Sergio. E lei?
- Linda. -
- Bene Linda, raccontami cosa è successo. -
Finalmente mi fermai un attimo a guardalo. Era un uomo piuttosto anziano e nonostante la sua occupazione sembrava una persona per bene. Aveva i capelli grigi e gli occhi azzurri. Cominciando a calmarmi gli raccontai la storia fin qui.
- Capisco. E tu vuoi fargliela pagare? -
- Certamente. -
- Ma come? -
- Vede io voglio coglierlo in fragrante ed avere la soddisfazione di lanciargli dritto tra gli occhi il mio anello di fidanzamento. -
- Ora capisco. Quindi ti fingerai una spogliarellista... Ti servirà una maschera. -
- Ne avete? -
- Ce né un’infinita, puoi scegliere il costume che ti piace di più. Ma intendi davvero spogliarti del tutto? All’inizio anche per le ragazze del mio locale non è facile. -
- Mi spoglierò quanto basta per farmi credere una vera spogliarellista. -
- Ma poi lo sposerai questo ragazzo? -
- No, ha tradito al mia fiducia e non ci sarà una seconda possibilità per noi.
Sergio sospirò. - Dovresti lasciargli un’occasione per spiegarsi. La metà dei novelli sposi che capitano qui sono portati quasi a forza dai loro amici, magari il tuo ragazzo non ne sa niente e ce lo porteranno all’ultimo minuto.
- Comunque sia, credo che Andrea sappia imporsi a sufficienza per evitare di essere trascinato in un night club se non è sua intenzione. -
Andrea quella sera, al suo addio al celibato, bevve e mangiò a sazietà scherzando con i suoi amici che data l’assenza di donne erano dediti all’osservanza del “Rutto libero” . Era piuttosto alticcio quando andarono alle macchine, ma per fortuna lui non doveva guidare. Era passato a prenderlo Lorenzo, per cui lo avrebbe riportato a casa lui. Sulla macchina oltre a lui e Lorenzo salirono anche Michele, Luca e Stefano. Fu solo dopo dieci minuti che si accorse che non stavano andando a casa.
- Oh, Lorenzo! sbottò. - Hai sbagliato strada. Abitavo più vicino io, aspetta a portare a casa Luca.-
Lorenzo rise: - Guarda che non stiamo andando a casa.
- Come?
Gli altri dietro si misero a ridere mentre l’insegna al neon dell’Obaoba entrava nel suo campo visivo.
- Voi siete pazzi! Io non ci vengo ad un night,- sbottò quasi terrorizzato, - se Linda dovesse venirlo a sapere! -
- Ma stà un po’ zitto! lo riproverò Luca. Linda è a Berlino e non lo saprà mai. -
Lorenzo arrestò la macchina e scese, gli altri presenti alla cena erano tutti lì. Luca lo tirò giù Andrea a forza dalla macchina. Dario già arrivato gli si fece incontro tutto allegro: - Belle fighe stiamo arrivando! Eccolo qua il mio cuginetto!
Andrea si immobilizzò: che situazione del cazzo. Sapeva perfettamente cosa era giusto fare: andare a casa sia accompagnato che a piedi, lo aveva promesso a Linda.
- Io lì non ci entro. disse irremovibile.
I suoi amici lo guardarono sconvolti.
- Non dire stronzate! lo rimproverò Dario. Lì dentro è pieno di topa che aspetta solo di farti la festa! -
- E’ il tuo addio al celibato! lo rimproverò Luca: - A cosa dici addio se non vieni? -
- Io il mio addio alle altre donne lo già dato quando mi sono fidanzato con Linda. Se volete andateci voi. -
- Sentitelo come parla! lo derise Dario. Glielo ha già messo sotto spirito e non sono ancora sposati. -
Quando il locale cominciò a riempirsi io iniziai a scrutare ossessiva tra la folla da dietro la tenda del palco. Dentro di me speravo ardentemente di non vedere Andrea comparire, ma il cuore mi perse un colpo quando vidi Dario e Luca entrare nel locale. Dietro di loro c’era Andrea seguito dagli altri. Si sedettero in prima fila e ordinarono da bere.
Il cuore mi si sbriciolò in così tanti piccoli pezzettini che mi sentii una bambola vuota, senz’anima, andai davanti allo specchio e comincia a sistemarmi la mascherina di piume bianche che mi celava il viso, appuntando accuratamente la parrucca bionda di modo che non potesse cadere. Ero vestita da infermiera: un figura molto suggestiva alla fantasia di Andrea come ben sapevo.
- Tocca a te. le disse una delle ragazze comparendole accanto.
- Arrivo. risposi all’orlo delle lacrime mentre uscivo dalle quinte.
- Ed ora: - annunciò una ragazza già pressoché nuda: - un regalo speciale offerto dal proprietario del locale allo sposino di questa serata! -
Le prime note della canzone partirono e io camminai ancheggiando sulla pedana. Girai su me stessa per farmi ammirare dal pubblico ed appoggia una gamba sulla sedia lì davanti, ci giocai sedendomi sopra. Spalancai le gambe e la corta minigonna che indossavo lasciò poco immaginazione di chi cercava di vedermi la biancheria. Mi slacciai un po’ la camicetta e cominciai a gattonare per terra fino a raggiungere il palo dove mi scatenai in bizzarre evoluzioni. La camicetta cadde a terra e mi sfilai la gonna rimanendo in perizoma e reggiseno, i lunghi capelli biondi della parrucca mi cadevano sulla schiena nuda. Comincia a ballare attorno al palo per poi dirigermi verso il pubblico. Mi sdraiai sul ciglio del palco a pochi passi da Andrea che sembrava più che coinvolto. Dario si alzò per palpeggiarmi, ma io gli poggiai il tacco a spillo contro il petto e lo rimandai a sedere. Scivolai avanti andando a sedermi sulle gambe di Andrea che fece ben poca resistenza, lo presi per il colletto della camicia lo attirai verso di me per baciarlo. Assurdo che quella arrendevolezza nei miei confronti fosse in realtà tradimento. Mi ritrassi brusca e preso il bicchiere di birra li accanto. Lo alzai in alto come se intendessi versarmelo sui seni, ma invece lo versai in testa al mio già ex-fidanzato.
Lui sussultò e io mi alzai. I presenti erano esterrefatti, con la platealità di un teatrante mi tolsi la maschera. Andrea sgranò gli occhi allibito.
Prima che potesse dirmi qualcosa mi levai l’anello dal dito e glielo tirai contro. Lanciai un’occhiataccia agli altri conoscenti e gli mostrai il dito medio.
- Sposati da solo testa di cazzo! urlai in direzione di Andrea e poi sparii di nuovo dietro alle quinte.
Fuggii dalla porta sul retro del locale ed ancora sconvolta mi avviai a casa a piedi. Fu solo sotto casa che mi fermai. “Io non ci torno a casa!” pensai e di fatti feci dietro front, cercando il cellulare nella borsetta. Composi il numero di Marta.
- Ciao tesoro, - mi salutò subito la ragazza, - come stai? -
- Di merda, - risposi non trovando altri termini per esemplificare il mio stato d’animo, - posso venire da te per stanotte? -
- Come? chiese Marta allibita. Non sei ancora a Berlino? -
- No, - risposi sull’orlo delle lacrime, - sono qui sotto il mio appartamento e non ci voglio entrare. Non mi sposo più Marta. -
Quell’ultima frase mi fece esplodere in un pianto disperato, Marta era sconvolta.
- Aspettami lì, mi metto un paio di pantaloni e vengo a prenderti. -
Avevo appena messo giù che il telefonino si mise a trillare, sul piccolo monitor illuminato appariva il nome “Amore”. Pigiai all’istante il tastino rosso e spensi il telefono.
Andai a sedermi sul muretto accanto al parcheggio e mi misi le mani tra i capelli scoppiando in un pianto vergognoso.
Andrea sentì la linea cadere all’improvviso, provò a richiamare ma scoprì che Linda aveva spento il telefono.
- Porca puttana! imprecò lanciando il cellulare a terra che si smontò in cinque o sei pezzi.
I suoi amici fuori dal parcheggio dell’Obaoba come lui lo guardavano dispiaciuti e ancora scossi da quanto era avvenuto all’interno del locale.
Luca gli si avvicinò con le mani in tasca.
Mi dispiace. - gli disse. Non avremmo dovuto costringerti a veneri qui. -
- Non mi avete costretto cazzo, - urlò Andrea, - ci sono entrato con le mie gambe là dentro. Glielo avevo promesso, me l’aveva fatto giurare e io ho mandato a puttane tutto! -
Lorenzo e Matteo gli vennero accanto a loro volta, fu Matteo a parlare per primo.
- Non può essere così grave. -
- Ti perdonerà vedrai. insistette Lorenzo.
Ma Andrea conosceva troppo bene la sua fidanzata per lasciarsi sollevare dai suoi amici.
- No, non lo farà. -
- Certo che lo farà. s’intromise Dario uscito solo ora dal locale. Pensi che a Elena andasse l’idea che io fossi andato ad un night quando ci siamo sposati? Certo che no, ma basta non dargli peso, è un tuo diritto di uomo guardarti attorno e anche Linda deve capire qual è il suo posto. E’ solo una donna santo dio, non le devi correre dietro per ogni cazzata o non ti lascerà mai vivere in pace. -
Andrea serrò la mascella furente, ma Dario non aveva proprio capito che era arrivato il momento di stare zitto.
- E poi che razza di smidollato sei? La tua donna si è messa a fare la zoccola davanti ad un intero locale di uomini sbavanti e sei tu che devi essere perdonato? -
Il pugno di Andrea lo prese totalmente alla sprovvista e Dario volò con le gambe all’aria.
- Chiudi quella fogna che ti ritrovi al posto della bocca, pezzo di merda! Sei l’uomo più schifoso che abbia mai incontrato. Non mi capacito ancora di come mia cugina ti abbia potuto sposare!-
Dario era troppo ubriaco per rimettersi in piedi e Andrea lo lasciò lì dov’era avviandosi verso casa furente. Invano i suoi amici tentarono di seguirlo, urlò a tutti di lasciarlo in pace e tornò a casa sapendo di aver perso l’amore della sua vita. Aveva raggiunto la via di casa, quando vide la macchina di Marta venire verso di lui.
Si fermò sui suoi passi quando scorse Linda seduta al fianco della ragazza, la macchina gli passò accanto e lui incrociò lo sguardo con quello di Linda. Il suo viso era rigato dalle lacrime, il trucco le colava lungo le guance. I loro sguardo si incrociò solo per un istante e Andrea vi lesse solo odio. Poi la macchina lo superò, gli corse dietro per un certo tratto ma Marta accelerò e la macchina fuggì lontana.
Il giorno successivo mi svegliai da un incubo, ma aprendo gli occhi mi resi conto che quel incubo era la realtà. Pregai Marta di andare a casa mia a riferire un messaggio ad Andrea, volevo le sue cose e lui fuori dalla mia abitazione prima di sera, il fabbro sarebbe venuto a cambiare le serrature nel pomeriggio. Il nostro matrimonio ovviamente era annullato.
Appena Marta fu di ritorno mi riferì il messaggio di Andrea: lui non aveva la minima intenzione di trasferirsi finché non gli avrei dato l’occasione di parlare a quattr’occhi.
Non avevo la minima voglia di rivedere quel verme, anche se la rabbia della sera prima stava sfumando era rimpiazzata da un ben peggior sentimento: l’odio. L’odio per lui che aveva gettato al vento sei anni di felicità proprio prima di quel fatidico giorno in cui ci saremmo legati per sempre e l’odio per me, povera sciocca, che avevo amato un uomo che non mi aveva tradita, che mi ero riempita la testa e gli occhi di romantica illusioni, l’odio per me che non ero abbastanza bella ed attraente per tenermi l’uomo che amavo, anzi che avevo amato.
Presi in mano la cornetta del telefono mentre Marta era ancora lì davanti a me.
- Pronto? rispose Andrea dall’altro capo dell’apparecchio.
- Porta i tuo stracci fuori da casa mia entro sera o mando i carabinieri a farti andar via, ci siamo capiti? -
- Linda, amore, ti prego... -
- Vaffanculo. lo interruppi e riappesi la cornetta.
Marta mi guardava con le lacrime agli occhi e fu forse la sua pena per me a farmi sentire in dovere di dimostrarmi forte.
- La beauty Farm è già stata pagata, nulla ci impedisce di andarci lo stesso. -
- Ne sei sicura? mi chiese lei.
- Più che convinta, preferisco andare là che rimanere qui. Andrea cercherà di sicuro di vedermi, ma se lo vedo credo che sarei capace di ammazzarlo ora come ora. -
- Dici davvero Li? Non vi sposerete più? -
- Non mi sposerò mai, - le risposi, - né con lui né con un altro. Te lo posso giurare. -
Presto la notizia che io e Andrea non ci saremmo più sposati fece il giro di amici e parenti. Molti mi chiamarono per sentire la notizia dalle mie stessa labbra, perfino Elena la cugina di Andrea mi chiamò cercando di convincermi a cambiare idea. Suo marito le aveva raccontato quanto era successo. Ma come potevo solo lontanamente stare ad ascoltare una donna che proprio per la sua permissività nei confronti di suo marito era obbligata ad una vita d’inferno?
Anche mia madre e mio padre cercarono di mettersi in contatto con me, ma non ebbe né la voglia né il coraggio di esporgli le mie ragioni. Gli scrissi una lettera in cui li pregavo di accettare la mia scelta lasciandomi il tempo di riprendermi e gliela feci consegnare da Marta. L’indomani io, lei ed altre tre mie amiche partimmo per quello che doveva essere il mio addio al nubilato. Le ragazze fecero di tutto per tirarmi su di morale, le solite cose, le solite frasi che si dicono ad un’amica dopo la fine di una storia.
Ma per me quella non era solo la fine di un storia, era la fine di un sogno, la fine di una vita che mi ero costruita solo per amore di Andrea. Lui era sempre nei miei pensieri, lo amavo ancora ma non lo avrei voluto vedere mai più. Ero troppo ferita, troppo amareggiata, mi sentivo troppo tradita e troppo umiliata dalla vita e da me stessa. Per non soffrir più delle pene del mio cuore e della mia mente, diventai come una bambola priva di vita, anzi una bambola cava all’interno, vuota, che si muove e parla ma non pensa, non sente e non vuole sentire. Le ragazze se ne accorsero e anche se eravamo in vacanza decisero di lasciarmi un po’ sola, convinte che riflettere mi avrebbe fatto bene.
Era l’ultima notte che ci trovavamo là e la sola idea di tornare a casa, nel mio appartamento che mi avrebbe rammentato ad ogni sguardo Andrea, nel mio paese dove tutti già sapevano cosa fosse successo, là dove lui mi avrebbe cercata, mi riempiva di angoscia e di vergogna. La mia paura più grande era che rivedendolo non ce l’avrei fatta a rimanere fredda e impassibile, forse pur di non soffrire più sarei tornata da lui, mi sarei lasciata convincere dalle sue parole, dal suo bel sorriso e l’avrei sposato lo stesso pur di aggrapparmi ad un sogno che non esisteva più.
Ma il mio orgoglio poteva vivere così? No. Nell’ombra un ragno nero avrebbe cominciato a tessere la sua tela sempre più grande, avrebbe catturato i miei pensieri rendendoli sempre più grigi ed allora avrei sofferto più che adesso. Sarei diventata una persona spenta ed cupa, che un tempo aveva creduto nell’amore e si era arresa al grigiore della verità cercando disperatamente di non vederlo.
Con quei pensieri entrai nella vasca da bagno, nella mano destra stringevo la lametta. Il sangue non mi aveva mai fatto impressione, ma vederne così tanto scorrere dalle mie vene mi terrorrizò. Per un istante pensai di chiamare aiuto, ma poi pensai a come sarebbe stata la mia vita se fosse continuata: amara, triste e colma di sogno infranti. Appoggia la testa sul bordo della vasca e chiusi gli occhi. Presto tutto sarebbe finito. Non più dolore, non più lacrime, non più quel cancro straziante nel petto che sembrava corrodermi l’anima. Chiusi gli occhi e rammentai come era bello pensare di essere amati, credere di poter donare illimitatamente la propria fiducia ad una persona e sapere che lui non l’avrebbe mai tradita. Il sorriso di Andrea, il suo bacio mentre salivo sull’aereo che mi avrebbe portata a Berlino.
“Fa buon viaggio amore mio.”
Sono passati vent’anni dalla mia morte e ho mantenuto la mia promessa: non mi sarei mai sposata, né con Andrea, né con nessun altro. La morte non è come me la sono sempre immaginata, è tutto buio qui, nero, pieno di rimpianti. La luce riempie la mia vista solo per farmi rammaricare di quanto ho perso, di quanto mi sono sbagliata. Apro gli occhi solo al mattino, ogni mattino, quando Andrea come fa da vent’anni viene davanti alla mia tomba e si inginocchia lì davanti. Una volta piangeva sempre, ora si limita a tenere lo sguardo basso sul mio anello che porta al mignolo, lo stesso anello che gli gettai in faccia quella sera di tanti anni prima. Mi porta sempre dei bei fiori e quando se ne va torna il buio.
