Chi vuol esser un fantasma? - di Luca Adami
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 06/07/2007 alle ore 16:44:53
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era una notte buia e tempestosa...
no, è una cazzata, era di pieno giorno... il pomeriggio di uno stupido 4 luglio, ed io ero in casa a preparare il pranzo... dal pakistano avevo scovato in fondo al freezer dei surgelati degli hamburger e patate che parevano buoni: roba di marca... roba da quattro euro al sacchetto... e quindi ero lì in casa e stavo cucinando il pranzo, pregustando quella carne che mancava dalla mia dieta da una set-timana... eh già, proprio dalla sera della grigliata in cui, tra l’altro, cominciai a pensare ad una certa infatuazione per un’amica mezza etiope mezza filippina, Sara... ma torniamo agli hamburger: la carne friggeva insieme alle patate ed un grumo di cosa verde si scioglieva rilasciando burro conge-lato e rosmarino... che classe! che stile! che savoir-faire! già mangiandoli cogli occhi parevano buoni, decisi di stappare in anticipo una birra fresca perché l’aria del monolocale era di stoppa, così fitta e polverosa che la mattina mi svegliavo sempre col naso chiuso ed un mal di testa atroce... questi erano solo alcuni dei problemi della casa, ma non i peggiori: si potrebbe parlare della luce che non funzionava, del bidè che scaricava acqua da sotto il pavimento, della doccia che invece non la scaricava da tanto era intasata, ma lasciamo stare... questi sono affari di TecnoCasa, non miei... io, dal canto mio, ero contento con la mia carne e le mie patate, dopo una notte tranquilla ed una mezza mattina leggera... il sole era alto nel cielo, ed ero uscito a prendere il caffè da Max, quattro chiacchiere ed un giornale, poi la spesa ed eccoci qui, con la pentola sul fuoco... accesi la radio ma passavano solo musiche stupide, Meneguzzi, Tiziano Ferro, la Pausini; io avevo gran voglia di un reggae e loro mi gettavano nell’etere solo schifo? spensi, attaccai la spina al computer e scavai negli archivi di musica qualcosa di Bob Marley... e andiamo! c’è il sole, sto per mangiare carne, magari il pomeriggio anche un salto ai giardini Margherita! chi cazzo avrebbe voglia di ascoltare di un a-more finito male o di una che canta Cocciante? quindi King Bob, pensaci tu...
Stir it up! little darlin’, stir it up! come on, baby!
Come on and stir it up! little darlin’, stir it up! wo-oh!
It’s been a long, long time, since I’ve got you on my mind, oh-oh!
Now you are here, I said, it’s so clear
there’s so much we could do, baby, just me and you.
tutto pronto per il grande momento, tolsi la pentola dal fuoco, misi tutto nel piatto, una spruzzata di tabasco, un filo d’olio extravergine e comparve al mio fianco un tizio sfocato con una lunga barba rossa...
“stai all’occhio, ci metti troppo olio! poi ti fa male!”
“ma vaffanculo!, il piatto è mio e ci metto quello che voglio io!” gli risposi.
“sempre gentile, eh?”
non lo cagai neanche di striscio e andai a sedermi a tavola... ero abituato a vedere gente intorno a me, ogni tanto era una donna musulmana col burka, qualche volta semplici ombre, ma molto più spesso era Sara... avevo imparato col tempo a non dargli troppa corda ai fantasmi, era gente strana, quella, non sapevi mai cosa aspettarti da loro... tranne che con Sara, col suo fantasma, o quello che era, ci avevo passato gran belle notti... molte gran belle notti...
passai ad un’altra musica, ‘Sympathy for the devil’ dei Rolling Stones, e cominciai a mangiare len-tamente, assaporando ogni pezzetto di carne e sciogliendo in bocca le essenze dell’animale che era stato... buona mucca, buon latte, buone patate...
“quella non era nemmeno una mucca, lo sai?”
a rompere il momento magico fu ancora il fantasma con la lunga barba rossa.
“senti, ma tu hai deciso proprio di rompere il cazzo?”
“ti avviso solo che quello che stai mangiando non è carne...”
“ah, no?” chiesi ironico “e cosa sarebbe allora?”
“plastica lavorata con conservanti...”
“eh...”, rimasi interdetto perché probabilmente aveva pure ragione, solo che non è una di quelle cose che vai a pensare MENTRE mangi, casomai ci pensi dopo, quando hai finito, a quanto le multi-nazionali facciano i soldi coi surgelati, a quanti scarti ci ficchino dentro e via dicendo... ma ci pensi DOPO! non DURANTE! in quel mentre famoso non pensi, mangi e basta...
“senti,” mi fece l’amico “io sono venuto qui da te con una proposta in tasca...”
“vedere...”
cavò fuori dalla tasca un foglio di carta, tipo contratto, e me lo passò; io cominciai a leggere.
“bla-bla-bla... doveri e averi... vantaggi del caso... bla-bla-bla... condizioni d’uso... bla-bla...”
mi interruppi a metà della prima riga.
“che diavolo è ‘sta roba?”
“è un contratto...”
“questo lo vedo da me... che genere di contratto, cosa vendi?”
“oh nulla! io casomai compro!”
“e cosa vorresti comprare? la mia anima?”
“oh schiocchino, no! quella la trovo già in saldo ogni sera quando ti corichi nel letto a sognare sveglio... non ce n’è bisogno...”
“e allora cosa vuoi da me?”
“io cerco compagni...”
sgranai gli occhi: un fantasma gay!?
“guarda,” gli dissi “mi dispiace per te ma io non sono di quella parrocchia, vedi tu sei su una sponda diversa dalla mia e non possiamo...”
“ma che cosa hai capito, diavoletto matto?” mi fece “io parlavo di compagni di giochi!”
“ecco, appunto!”
il fantasma guardò in cielo, prese una sedia e si mise in fronte a me.
“ma perché voi umani siete così maliziosi... io voglio solo un compagno con cui giocare, tutti noi fantasmi vogliamo compagnia... ci si diverte di più in compagnia!”
“e io che c’entro?” chiesi.
“tu sei la compagnia!”
“quindi mi stai dicendo che diventerò fantasma?”
“esatto, ma solo se ti togli la vita fra le 14 e le 16 di questo pomeriggio... questo è il patto!”
era la seconda volta, nell’arco di dieci minuti, che quel coso dalla barba rossa riusciva ad interdire ogni mia risposta...
“cazzo!” esclamai.
“già, cazzo!” disse lui con tono decisamente ironico.
presi in mano il contratto e ricominciai a leggerlo per bene.
“oh, lascia stare quella merdata, ciccino... è tutta roba da burocrati, se vuoi ti faccio un riassunti-no...”
“spara...”
“bum!” sorrise “allora, diciamo che tu diventi fantasma: non hai più bisogno di dormire, puoi re-stare sveglio tutto il giorno e la notte, non senti la fame, la sete, nulla di nulla... il che non vuol dire che non puoi mangiare o bere, solo che non lo fai più per forza... diciamo che dormi solo per ozio, che mangi e bevi per gola, che se vuoi scopi per pura lussuria, e così via...”
“non sento i bisogni ma vivo nel vizio!?”
la cosa cominciava a piacermi, davvero.
“proprio così, bello...”
riuscite ad immaginare anche solo per un istante a non dover mangiare per fame? non sentire la pancia dura per la troppa pasta? non desiderare la carne? e, nonostante tutto, mangiarla per pura su-perfluità? per solo vizio? per sola mera soddisfazione personale?
“le cose stanno così,” continuò il fantasma “noi fantasmi non sentiamo i bisogni, viviamo tutto come un lungo continuo vizio, è vero che alcuni di noi strippano e vanno ad infestare le case o i ca-stelli, se sono più fortunati, ma quelli sono dei deboli... sono stati gente da poco, che non ha capito un cappero di come funziona tra i mortali... la loro è una condanna, forse, ma per noi... diavolo! per noi è una pacchia!”
“fate anche sesso?”, il pensiero volò verso Sara... lei non era un fantasma, era viva, ma cos’era allora quella cosa che aveva la sua forma e la sua voce con cui m’intrattenevo di notte? avrei voluto chiederglielo...
“ma certo che facciamo sesso! e noi maschietti veniamo pure molto! le fantasme non sono perso-ne difficili, se la tirano molto meno che nel vostro mondo...”
“e come mai?” chiesi incuriosito.
“oh, riesci a immaginarti l’eternità senza sesso? la voglia viene a tutti, bellomio... detto tra noi: le fantasme sono le prime a farsela venire, credimi...”
“mmhhh... chissà com’è con una fantasma...”
“beh come se fosse fra te e una normale... vieni tu, viene lei, se c’è qualcun altro intorno viene pure lui... solo che non c’hai i rischi delle malattie veneree, la scomodità dei goldoni e tutte queste cose che avete voi mortali per rendere più brutta l’esperienza...”
“eh già, siamo proprio dei coglioni...”
“e comunque,” continuò “se proprio non ti va nessuna delle nostre fantasme, puoi sempre scopare una viva...”
drizzai le orecchie, gli occhi, tutto!
“cosa?”
“certo, i fantasmi possono scopare ogni donna, viva o morta che sia... e venire pure, solo che è tipo sperma ectoplasmatico... magari si sveglia un po’ bagnata la mattina, ma non rimane piena, stai tranquillo! una gran comodità...”
“diavolo se lo è!”
restai un momento fisso ad immaginare: io che scivolo nelle vie buie della notte, ombra nell’ombra e pure sotto i lampioni, il morto più vivo del mondo, oserei dire! a passeggiare per via Massarenti fra la gente stramba o in mezzo alla strada con le ambulanze del Sant’Orsola che mi sfrecciano ad-dosso e mi oltrepassano a sirene spiegate... poi io che salgo le scale di casa sua, la raggiungo nel letto e la guardo distesa... piccolo batuffolo di carne scura, Sara dei due continenti, distesa a braccia aperte nella branda, la finestra aperta ad accarezzare i ricci capelli, le sbottono la camicetta... mi siedo a cavalcioni su di lei e...
“oh oh, basta così amico! me lo farai venire duro!” urlò bonariamente il fantasma.
“COSA?”
mi voltai a guardarlo.
“ah, già... scusa, non te l’ho detto... col tempo i fantasmi più vecchi imparano a leggere la mente dei mortali... è una cosa che si rivela molto utile, specie se devi fargli qualche sorta di scherzo...”
“qualche scherzo?”
“eh sì, è uno dei passatempi preferiti di noi fantasmi, sai per passare il tempo... ti fai un paio di canne prima, magari, e poi vai per le città o dentro le case a rompere un po’ le palle alla gente stu-pida!”
“ma davvero?”
“sì, sì... pensavo lo sapessi...”
“no, dico: davvero voi fantasmi fumate gli spinelli?”
“diavolo sì! e come prendono bene anche!”
“ma come cazzo... voglio dire, come fate a rollare? e a inalare?”
“oh, non chiedermi di cose senza importanza... sappi che funziona... e alla grande, dato che non spendiamo una lira per il fumo... sappiamo quali sono le case degli spacciatori e gli fottiamo qual-che grammo per noi, magari non troppi così non va in fallimento, e poi ce li fumiamo in compa-gnia...”
lessi ancora qualche riga del contratto; l’unico articolo capestro era quello che specificava della mia morte...
“e qui, com’è che funziona?” chiesi.
il fantasma dalla lunga barba rossa si fece serio.
“oh ciccio!, qui funziona che tu ti devi togliere la vita oggi pomeriggio, anzi... vista l’ora... nell’arco che va fra tre quarti d’ora alle 16 di oggi stesso... è la clausola irreversibile...”
“perché questo?”
“non chiedermelo.”
“mmhhh... non so...”
“qualcosa che non ti convince?”
“no, no... è tutto bello... è che non è facile pensare ad ammazzarsi, c’è mia madre viva, i miei amici vivi, perfino Sara è viva...”
“ma tu puoi avere tutto questo anche con noi, si tratta solo di cambiare qualche amico, poi lo sai anche te: il pianto per la morte dura poco, ma il ricordo vive... non ti dimenticheranno facilmente, lo sai... e Sara puoi averla ugualmente, lei o mille altre...”
“non so, devo pensarci...”
“beh, hai tre quarti d’ora...”
e detto questo scomparve nella luce del giorno, così come prima era apparso... la carne degli ham-burger si era raffreddata e pure le patate erano diventate fredde... vaffanculo, mangiai ugualmente e cominciai a pensare...
Come on and stir it up! little darlin’, stir it up! come on, baby!
Come on and stir it up! yeah! little darlin’, stir it up! wo-oh!
I’ll push the wood, then I blaze ya fire; then I’ll satisfy your hearts desire.
Said, I stir it every, every minute;
all you’ve got to do, baby, is keep it in!
And stir it up! come on! little darlin’, stir it up!
Come on and stir it up, wo-oh! little darlin’, stir it up! wo-oh! mmhhh!
stanotte vado da alcuni amici, gente a posto, persone perbene... c’è qualche quarant’enne più vivo che mai, molti giovani degli anni passati... ho incontrato Jim Morrison giusto ieri, un tipo strano ma piacevole... pareva che parlasse un inglese tutto suo...
le cose sono molto migliorate ora, anche se non ho mai finito l’università... ma, d’altro canto, non mi sarebbe mai stata molto utile... a cosa serve il dams? e comunque ora erano altri i miei interessi, prettamente collegati con la costante ricerca di benessere che avevo in vita... solo che ora c’era davvero, il benessere...
oggi pomeriggio, per esempio, sono passato da Sara, abbiamo preso un caffè assieme e ci siamo scambiati lunghi sguardi di complicità... beh, almeno lo erano per me... lei non lo so, credo sia dif-ficile vedere negli occhi di un fantasma... però era tutto molto piacevole, anche il sesso era davvero come Flint l’aveva descritto... ah, Flint è il nome del fantasma con la barba rossa che mi aveva fatto visita, lui era un pirata, coetaneo di Francis Drake, con mille storie da raccontare... anche lui un ti-po piacevole, come Jim Morrison...
la cosa più bella ora è il totale senso di libertà che mi circonda; spero davvero di non rompermi mai le palle della libertà, se no chissà cosa potrei diventare... un vampiro? un licantropo? uno zombie? no, io ho uno spirito da fantasma, ora come ora...
e poi Sara è sempre più affascinante, o io la sento così perché so di non poterla più raggiungere... ma sento sempre dentro qualcosa che mi fa capire che lei è mia, è la mia donna... sì, è tutto molto bello...
beh, voi che avreste fatto?
ora mi infilo in doccia, più tardi viene Elvis a fare un salto e voglio farmi trovare pulito... benedetta vanità! spero solo che non si voglia fermare per cena, stanotte ho un appuntamento con degli amici per fare degli scherzetti innocenti... chessò: tirare la coda al gatto, sporcare la cucina con le salse barbecue, far gocciolare i rubinetti, far andare l’acqua del cesso, rompere un vecchio soprammobile, cambiare l’ora della sveglia, nascondere il portafoglio o le chiavi di casa, far sparire una pantofola, telefonare e non rispondere, bere le riserve di whiskey del nonno...
cose del genere, e proprio a casa vostra...
buonanotte!
Quench me when I’m thirsty.
Come on and cool me down, baby, when I’m hot.
Your recipe is - darlin - is so tasty, when you show and stir your pot.
So: stir it up, oh! little darlin’, stir it up!
Come on and stir it up! oh-ah! little darlin’, stir it up!
-guitar solo-
Oh! little darlin’, stir it up! come on!
Come on and stir it up! wo-ah! little darlin’, stir it up!
Come on, come on and stir it up! little darlin’, stir it up!
