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Tu chiamale se vuoi emozioni! - di Tiziano Marzotto

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 25/12/2008 alle ore 19:44:12

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Nel settembre del 1981 stavo bruciando i miei recenti venti anni a La Spezia, a bordo del rimorchiatore portuale 108 di stanza all’interno del porto della Marina Militare. Eravamo in quattro marinai più il comandante, un maresciallo di firma che in Marina si chiama capo; un tipo un pò burbero ma anche lui aveva un’anima. Il nostro compito era di fornire assistenza alle navi militari in arrivo ed in partenza dal porto militare, di trainare chiatte di combustibile da una parte all’ altra della darsena ed altri lavoretti vari. Insomma si stava bene, specialmente rispetto alla nave in cui ero stato imbarcato fino a poco tempo prima: una vecchia carretta del mare adibita come nave appoggio per palombari, stipata all’ inverosimile di marinai e comandata da ufficiali frustrati .
E quindi ero felice, le mie giornate trascorrevano veloci e intense, permeate da un leggero senso d’avventura che la nuova destinazione aveva indotto nel mio animo. Un giorno stavamo abbordando una grossa chiatta allo scopo di agganciarla a lato del rimorchiatore e trainarla vicino ad una nave. Era un’ operazione di normale routine e nulla lasciava presagire che da li a poco sarei stato coinvolto in una situazione parecchio emozionante.
Il rimorchiatore era ormai arrivato a pochi metri dalla chiatta ed io ero in piedi, a lato dell’ imbarcazione, con le gambe appoggiate alla paratia, pronto a lanciare una cima verso la chiatta. Sopra di essa altri marinai l’avrebbero presa e fissata ad una bitta, quella specie di cilindro metallico che serve per fissare le cime alle navi ed ai moli. Lancio la cima ma nel gesto mi sporgo troppo con il busto oltre la paratia del rimorchiatore.
Sul taschino della camicia avevo il portafoglio che a causa dell’inclinazione eccessiva del corpo in avanti si sfila dalla tasca e cade inesorabilmente in acqua. Nel portafoglio avevo tutto: soldi, documenti vari, numeri di telefono e non volevo assolutamente perderlo. In una frazione di secondo scorsero nella mia mente , come in un ipotetico film, tutti i fotogrammi immaginari delle possibili conseguenze che la perdita del portafoglio mi avrebbe procurato. E allora prendo una decisione fulminea: scavalco la paratia restando a penzoloni aggrappato al rimorchiatore con una mano e con l’ altra, con un movimento a mo di benna di una scavatrice, cerco di afferrare il portafoglio che sta affondando inesorabilmente. Sono fortunato, perchè al primo tentativo lo agguanto ma il rimorchiatore è ormai vicinissimo alla chiatta e l’impatto con essa avrebbe fatto di me marmellata. L’adrenalina è a mille, il cuore batte così forte che mi spacca quasi le vene ed ho pochissimo tempo per farcela. Sento le grida del mio comandante che mi stramaledice per ciò che sto facendo ma in un attimo, con un balzo fulmineo, riscavalco la paratia rientrando a bordo del rimorchiatore, giusto in attimo prima del suo violento impatto con la chiatta.
Il comandante mi riversa un mare di improperi per la vita che ho messo a repentaglio mai rimbrotti simili parvero suoni così dolci e innocui alle mie orecchie.
E tutto questo in un paio di secondi.

E chiamale se vuoi....emozioni!