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Scusi per il mondo? seconda parte - di Gianluca Sarraino

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 09/08/2009 alle ore 15:17:45

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Polliticanti

Durante il periodo adolescenziale, si passa tutto il tempo a pensare: “non vedo l’ora che faccio diciott’anni”; “mo che faccio diciott’anni vi faccio vedere io”.. e stronzate del genere, fino a quando il giorno dopo che li hai compiuti ti accorgi che è solo una faccenda di tipo anagrafico.
Al massimo, se capita che li fai nel periodo delle elezioni, ti illudono di contare nella società perché contribuisci anche tu alle decisioni del paese ahahahhaha…
Invece, non si è altro che un guadagno sicuro per il polliticante di turno: ogni volta che si va a votare ognuno DI NOI fa guadagnare loro 4500 lire. Capito?
Il gioco è questo: loro si ricordano che esistono anche i cittadini giusto 2 mesi prima delle elezioni, improvvisamente diventano tutti cordiali, sorridenti e premurosi, sembra che in quel periodo ci siano più posti di lavoro che abitanti per metro quadro.
Dicono poi: questa è Democrazia!
Io penso seriamente che bisognerebbe fare come fece qualcuno molto tempo fa e scrivere sulle schede:
“SE DEVO PRENDERLO PROPRIO NEL CULO, IL PARTNER LO SCELGO IO”.
Se nessuno andasse a votare, i polliticanti si cagherebbero sotto e direbbero: “oh cazzo qui la gente si è fatta furba, facciamo qualcosa di buono per loro altrimenti il potere diventa realmente del popolo”.
Quando si fanno le domande di partecipazione a qualche concorso, si deve dichiarare che: “il candidato dichiara di essere iscritto alle liste elettorali……”……ahahaha,
oppure devi dichiarare se hai subìto condanne penali capito dove è il ricatto?
A pensare che ci sono 88 condannati in via definitiva che siedono in Parlamento!!!!! Ormai il delinquere fa curriculum.
Avete poi notato bene i manifesti dei politicanti? RIDONO, SORRIDONO, AMMICCANO! Che cazzo mi ridi!!!??? Non c’è nulla da ridere, siamo noi che dovremmo ridere! Ma non abbiamo davvero il coraggio o la forza, si perché vediamo che le sorti del nostro Paese sono nelle mani a degli incompetenti che, come diceva il mio prof. “nun sanno fà manco à “O” cu lu bicchiere”.
È in questo campo che assistiamo alla massima realizzazione della teoria dell’elogio dell’imbecille: “più si sale nella scala gerarchica del potere, parimenti sale il livello di incompetenza”.
A questo punto, i mitici 18 anni diventano addirittura una sofferenza pensando che indirettamente si contribuisce a foraggiare questa manovalanza.
Un altro discorso è quando poi riesci a prendere la patente e non hai una macchina. Non serve a nulla, è come andare al ristorante e vedere una tavola imbandita di ogni sant’iddio e avere già mangiato a casa.
L’unica volta che cacci la patente dalla tasca è quando uno sbirro ti vede troppo un tipo strano e ti fa con aria sadica la domanda del secolo: “dove vai ” ?.
Se ci pensi un secondo in più, lui si pensa che lo vuoi prendere in giro oppure che non è stato abbastanza autoritario, che la sua figura non ti ha fatto troppa paura e ti fa : “documientos capito!!?? ”.
Ahhh i film, ahhh Hollywood! Cosa fai alle menti(menti?) di questi pervertiti.
Se non ti mostri intimorito hanno una crisi isterica, perché così vestiti così, con il ghigno così, con la divisa perfetta, armi e cappellino, non sono riusciti ad imitare bene quel poliziotto del film dell’altra sera!
Ci vuole fegato anche per questo.
A proposito, mi chiedo perché il fegato viene paragonato simbolicamente al coraggio? Ma questa è un’altra storia.
Comunque, una volta poi ingranati i 18 anni, cominci a rimurginare sul passato, ai primi anni del liceo, sui vecchi e bei tempi spensierati, in cui il massimo dei problemi era il fatto che ti dovevi svegliare presto al mattino per passare 5 ore nell’Alcatraz scolastico, intervallate da quei 5 minuti di aria…, aria per modo di dire, ..aria di cessi infestati dal fumo di 30 sigarette fumate a tempo di record per rientrare in tempo in classe.
Ahh la scuola dell’obbligo, ti ci abituano già da piccoli all’obbligo.
Il libero arbitrio è un’invenzione culturale per risollevarti il morale.
Pensiamo al mondo occidentale: appena nasci ti battezzano! Ti fanno diventare cattolico senza sapere se lo vuoi o meno. Capito dov’è l’inganno?
Se non sei battezzato te lo fanno pesare già da piccoli, pensate a che pressione psicologica, pensate a che infanzia deve passare un povero bambino che non è battezzato, pensate ai suoi compagni che sono uno specchio dei loro genitori che gli dicono di emarginare quel bambino solo perché non è battezzato! Allora i genitori di questo povero bambino per non farlo diventare già drogato a 6 anni, sono costretti a battezzarlo.
Ormai è diventata un’abitudine, un costume, una prevenzione di tipo sociale.
Vienimi a raccontare tutti gli orrori e gli errori che ha commesso la Chiesa nel passato per convertire i “pagani”, tutti i soldi riciclati da parte dell’Opus Dei, parlami di Marcincus, parlami dei preti pedofili, parlami dell’otto per mille, ahhhh vorrei vedere chi si farebbe battezzare.
La fede si dovrebbe proporre e non imporre, c’è una bellissima differenza tra questi 2 termini.

















Talento sprecato

Non devo però trascurare che anche io ho avuto il mio rapporto con la Chiesa quando ero piccolo.
Ricordo che mia madre mi diceva di andare a messa, altrimenti il sacerdote non avrebbe fatto pubblicità subliminale del nostro negozio, nella predica della domenica mattina.
Ricordo che ero piccolo, ma non troppo, in quanto i vestiti da chierichetto erano 2: uno troppo piccolo e uno troppo grande.
I miei amici immancabilmente mi prendevano in giro qualunque fosse la misura del vestito che sceglievo.
La mia carriera ecclesiastica terminò una domenica mattina alla messa delle 7:20, quando, quasi sonnambulo ci andai per fare un favore a don Carmine e alle sorti dell’economia familiare.
C’era un discreto pubblico, la media degli anni si aggirava sui 70 anni, ma veniva abbassata solo da una presenza che mi intrigava: cosa ci faceva la mia vicina di casa, Emanuela? Bellissima, sempre amata di nascosto, amore mai corrisposto.
Mi volevo suicidare, così vestito e conciato neanche Luana Water Class mi avrebbe amato.
L’apice dell’umiliazione giunse quando dovetti girare intorno all’altare con l’incensiere per fare degli strani gesti di rito, così che non vidi l’ultimo scalino ed interruppi la cerimonia solenne con una altrettanto solenne caduta dall’altare.
A cadere furono molte cose: io, l’incensiere, le risate di tutti i presenti e infine, la mia reputazione.
Mi incazzai col mondo e diventai saggio.
Capii che le cose andavano sì fatte, ma solo le cose che noi volevamo, e non quelle che volevano gli altri.
Se proprio dovevo sbagliare, dovevo farlo per causa mia.
Cominciai a pensare al concetto del libero arbitrio, del: “siamo noi che costruiamo il nostro destino”, etc..
Stavo quasi per decidere, sull’ala dell’entusiasmo, di non ascoltare mai più nessuno. A 18 anni i consigli di qualcuno che ha più di 30 anni ti sanno di “vecchio”, di anacronistico.
Anche se a volte, i consigli dei genitori, si limitavano a frasi del tipo: “finchè vivi sotto questo tetto devi fare quello che diciamo noi”.
Ma pensiamo: se avessimo fatto tutto quello che ci dicevano i genitori, al mondo saremmo stati tutti avvocati, dentisti e medici e ingegneri.
Dove li mettiamo gli inventori, i poeti, i cantanti, i pittori, i fruttivendoli? Per loro queste categorie ci devono essere al mondo, ma a patto che non siano i loro figli a farlo. Ehheh troppo facile.
E poi:
“in questa casa non c’è posto per gente come quei debosciati che stanno davanti al bar dalla mattina alla sera”, e automaticamente partiva la lista in ordine alfabetico dei cosiddetti “debosciati del paese”.
Dopo questa rappresentazione teatrale, partono per la tangente, iniziando a rinfacciarti tutti i sacrifici che hanno fatto per farti sopravvivere.
Già immaginavo la scena:
- mamma io da grande voglio fare il cantante
- che!!! IL CANTANTEEE!!!?? Quei debosciati che non hanno il coraggio di trovarsi un lavoro fisso?? Che spendono tutti i loro soldi in troga??
- mamma, ma io trovo molto attraente quel mondo fatto di libertà e immaginazione, che mi offre la possibilità di dare libero sfogo all’espressione soggettiva del mio pensiero.
A questo punto mia madre mi inizierebbe a guardare preoccupata e con gli occhi lucidi, chiamerebbe mio padre e urlando a squarciagola direbbe: Eugèèèè nostro figlio è impazzito, è impossessato, gli hanno dato quelle strane sigarette che chiamano SPANELLI!!!.
A questo punto arriverebbe mio padre, mi chiederebbe se sono stato mai con una ragazza e senza darmi il tempo di rispondere pronuncerebbe già l’ardua sentenza:
“ohh mio DIOGesùGiuseppeeMaria nostro figlio è ricchhione!!
Insomma c’è sempre stato un clima di astio, difficoltà e incomprensione dietro la vita di ogni artista.
Non fidatevi mai di un “artista” che ha avuto una vita rose e fiori e un’infanzia felice.
Bisogna fare tirocinio della vita, degli stenti, della sofferenza, di porte chiuse.
Il fiore del loto è così bello proprio perché quando cresce, cresce nella melma, e più il terreno è melmoso e sporco e più il fiore del loto sarà stupendo.
Ma non tutti i lottatori sono vincitori.
Io mi accontenterei di essere un poeta nascosto in un barile etilico, sperando di essere ritrovato annegato dopo mille anni con il viso sorpreso e incazzato.
A volte penso a che inculata pazzesca sarebbe se morissi e, incamminandomi verso il cielo, ad un certo punto mi imbattessi nell’U.C.C., cioè l’ “Ufficio di Collocamento Celeste”.
Lì ci troverei un funzionario che mi chiederebbe il curriculum vitae. Sotto la voce del mio lavoro in vita: DIPENDENTE STATALE.
Il funzionario celeste si accenderebbe una sigaretta e direbbe: “SIEDITI”.
A questo punto caccerebbe un televisore speciale che mi farebbe vedere la vita che avrei fatto se avessi dato retta più al mio istinto che alla gente: mi farebbe vedere di certo una vita fantastica, con tanta gente ai miei concerti, donne, alcol, e divertimento. E per farmi incazzare ancora di più mi direbbe: “ eh signore se avesse scelto questa vita probabilmente non sarebbe neanche morto adesso, ma molto più tardi”.
Ecco che penso della vita, bisogna scoprire il proprio talento e succhiarlo fino al midollo, altrimenti è tutto talento sprecato.
Pensiamo quanto ce n’è al mondo.
Pensiamo al film “Bronx”, quando appunto si parla di talento sprecato: puoi avere tutte le potenzialità e inclinazioni di questo mondo, ma se non vivi nel mondo giusto e nel momento giusto allora sarà tutto talento sprecato.
Pensiamo a Jimi Hendrix, se fosse nato in un paesello dimenticato da Dio? in cui nessuno avrebbe fatto in modo di fargli conoscere o vedere mai una chitarra? Se avesse avuto solo il modo di conoscere un fucile per sparare ai passerotti? Che talento sprecato!
Questo vuol dire che ognuno di noi ha una forma d’arte interiore, basta scoprire quella per cui siamo portati di più, quella perfetta.








Guccini e le 4 tipologie.


-Uèèè Andòòò!!
-uèèèè Paolooo!!
-tutt à postoo???
-Agro-dolce Pà, e tu invece che mi dici?
-A’ post à post.
-Andò, ma hai sentito che ci sta Guccini domani??
-Sisi, azz, si, ho sentito, deve essere veramente bello andare, ma mannaggia i soldi mannaggia.
-Ehhhhh, Andò, i soldi!? Ci dobbiamo assolutamente andare! Scavalchiamo,che ce ne fotte, è facile non ti preoccupà, è tutto collaudato.
-E poi dopo, come facciamo a ritornare a casa?
-Dopo?? Dopo andiamo a dormire a casa di uno che conosco, non ti preoccupare, tu devi solo venire.
-Vabbè, ma ai miei dico che vado….mhmhhm che dico..^?dico che vado ad una rassegna teatrale per la scuola.
-Dai Andò, tu sei l’unico di questo paese di merda che ci può venire.
-Eh lo so Pà, ma si ja, anche se non conosco molte canzoni, che me ne frega, è un’esperienza in più. Speriamo che canta “l’avvelenata”, almeno quella la conosco.
-Andò per me basta che canta “canzone per un’amica”, se no che ci facciamo 150km per niente?
-Ma ci dobbiamo andare in treno per forza?
-Eh si, ma non ti preoccupare Andò, un ‘ora è. La passeremo girando per i corridoi e poi quando vediamo il controllore, ci chiudiamo in bagno. Male che va, ci mettiamo sopra, dove si mettono i bagagli e ci copriamo con i giubbotti.
-Hihhihihi che bello! Ja Pà, ci mettiamo d’accordo domani mattina poi meglio, anche per le spese varie ed eventuali, mo devo scappare in classe, lo sai il prof. De Carlo.
- Ci vediamo domani Andò? Non mi fare sòle!
- Eh certo, ci vediamo domani Pà, tranquillo non ti preoccupà.
In classe non facevo altro che fantasticare, immaginando tutte le magnifiche persone che ci dovevano essere al concerto, ognuna con qualcosa da dire, qualcosa da insegnare. E poi pensavo a quel pazzo di Paolo, che, anche se aveva 2 anni in meno di me, possedeva esperienza da vendere.
Era stato abbandonato da suo padre quando aveva 5 anni. Da allora era incazzato col mondo, e pensava che il mondo gli dovesse per forza qualcosa, come minimo l’invulnerabilità fisica e spirituale.
Io e Paolo non è che eravamo amici per la pelle, ci conoscevamo così, ma si poteva considerare un’amicizia complice e tacita, senza tante parole.
Si poteva notare da subito che condividevamo molte cose del mondo che gli altri consideravano “sotterraneo”.
Più volte eravamo stati compagni di sbronza e vomitate, compagni di cartine e filtrini, di storie contro le autorità civili, religiose ed istituzionali.
Delle volte ci eravamo incontrati per strade isolate, a fare l’autostop insieme, maledicendo tutti quelli che non ci avevano dato il passaggio, augurando una sbandata felice dopo la prima curva.
Fare l’autostop per quelle strade era molto frustrante, ma a volte quando c’era Paolo, era anche divertente, perché vedevamo che le persone che non ci volevano dare un passaggio, gesticolavano in tutti i modi, mimando svolte a destra, a sinistra, sopra, sotto, rotatorie, solo per giustificarsi con noi e con sé stessi.
Il bello era che la strada era completamente lunga e diritta, senza traccia di possibilità di svolta nel raggio di km. Questo ci faceva molto sorridere.
Uno addirittura, alla nostra vista, fece il saluto fascista. Come se quelli che chiedevano il passaggio dovessero essere tutti di sinistra, comunisti o qualcosa del genere.
L’ignoranza fa paura.
Si imparano molte cose facendo l’autostop e cominci a capire che c’è una vera e propria psicologia dietro le figure dell’autostoppista e dell’ automobilista.
Tutt’oggi, penso di aver individuato 4 tipi di automobilisti:
1) I tipi Equinuus: quelli che, vedendo il segno del pollice in su, si trasformano in cavalli immobili con i paraocchi, fingendo indifferenza.
Una variante di questo tipo è il tipo DJ, quello che finge di non averti notato perché stava cercando la sua canzone preferita alla radio, restando gli occhi incollati su quest’ultima.
2) I tipi Rose e fiori, quelli che ti hanno notato, ma ti guardano come se fossi un alieno, uno sfigato che alle soglie del 2000 ancora non ha una macchina.
A questo punto confabulano nella mente e ti sorridono cinicamente in faccia. Questi sono i peggiori.
3) I tipi Indecisuum, quelli che ti incrociano con lo sguardo, sono confusi e insicuri, ma l’istinto suggerisce di fare un gesto con le mani mimando di andare a destra o a sinistra.
Poverini, non è colpa loro, perché non hanno avuto il tempo di valutare l’abbigliamento, l’età, il sesso, la razza, la religione etc…(questo tipo di problema vale raramente per gli autostoppisti di sesso femminile).
Ora vi spiego come vanno le cose, vi do due dritte a gratis.
Per venire incontro alle esigenze valutative della mente umana, bisognerebbe attuare alcune strategie: non devi mostrare rabbia, rancore o vittimismo.
Quando si autostoppa, ci vuole umiltà, un sorriso appena accennato, altrimenti se ridi a qualcuno in faccia, egli si fermerà, ma per linciarti.
Bisogna collocarsi in un posto strategico, ben illuminato, con una visuale di almeno 40 metri, mai 10 metri subito prima o dopo una curva(ho visto dei casi simili, ve lo giuro).
Non mostrarsi troppo invadenti sul ciglio della strada, risultereste troppo spavaldi e antipatici.
Mostrare il dito 20-30 metri prima, in modo da dare la possibilità all’automobilista di valutare la proposta e, soprattutto, valutare la persona che lo chiede.
Mai chiederlo nel bel mezzo del paese, sempre dove sta per terminare.
Scordatevi di chiedere il passaggio alle coppiette il sabato sera.
4) L’ultima tipologia appartiene ai migliori ovviamente, i tipi Memento, che appena ti vedono si fermano e ti fanno salire, perché anche loro hanno fatto autostop quando erano a piedi.
La variante di questi sono i “premurosi”, quelli che te lo danno anche se hai infranto le regole più elementari, o addirittura si fermano anche se stai semplicemente camminando per strada. (poi per le donne ci sono i puttanieri che ti offrono anche dei soldi).
Il quarto tipo è il migliore, in quanto incontri persone estremamente empatiche, e, una volta saliti in macchina alcuni ti chiedono anche che musica preferisci.
A volte si trova davvero gente interessante e il mondo ti sembra più vivibile.








Lacio Drom.

Insomma, io e Paolo condividevamo tutte queste esperienze, ma su di un particolare nascevano delle vere e proprie discussioni: io affermavo che, non solo gli automobilisti dovevano avere dei criteri di scelta sulla possibilità di darti un passaggio, ma anche noi, nel nostro piccolo, dovevamo avere una disciplina e un metro di giudizio.
Paolo affermava che bastava che lo portassero a destinazione, non esistevano problemi da porsi.
Io invece avevo scelto di essere più cauto, più selettivo, soprattutto nei confronti di coloro che avevano una certa passione par l’alta velocità; io, quelli proprio li odiavo. Dicevo: “Che si ammazzino pure sti stronzi, ma da soli, in un muro di cemento armato. Non me ne frega niente”.
Di questo ne avevamo parlato anche quando ci siamo incontrati nel cesso della scuola il giorno prima del concerto.
Il giorno dopo mi svegliai come di consueto, con un leggero mal di testa e quando andai in bagno non centrai in pieno neanche il buco del cesso, premonizione questa, di una sicura giornata di merda.
Quando uscii dalla porta del bagno, venni fermato dai miei genitori e dissero di andare con loro in cucina.
Iniziarono col dire che oggi non se ne parlava di andare a scuola. I loro occhi erano lucidi e shoccati.
Si vedeva che avevano pianto molto.
Io chiesi il motivo di questa decisione e del loro stato confuso, ma non rispondevano.
In quel momento c’era la televisione accesa in cucina, iniziò il telegiornale regionale in edizione straordinaria.
La giornalista, con voce commossa annunciava: “un terribile incidente sulla statale 46 ha stroncato la vita ad un giovane del posto, salvo per miracolo il conducente”.
Il nome non lo resero noto perché non si riusciva ad identificare con sicurezza il ragazzo morto e non si volevano dare notizie incerte.
Mi sentii mancare le forze e pensavo a chi potesse essere quel giovane.
Mi ci vollero 10 secondi e realizzai il motivo per cui non mi dissero nulla i miei genitori: era il mio amico Paolo.
-Papà, mamma………..è Paolo o no!!??? Ditemelo….ki cazzo è???? È Paolo???? Noooooooooooooooooooo Paolooooo…………
In quel momento diverse emozioni si fecero largo nella mia mente e nel mio corpo: sgomento, frustrazione, rabbia, incredulità, odio, voglia di spaccare il mondo.
Non sapevo se restare seduto, se correre ad urlare, se piangere, se…
Avevano ammazzato il mio compagno cosmico, “Paolo te lo avevo detto di non prendere passaggi da tutti…oh cazzo..ormai? …Paolo è tutto vero? Sicuro che sei morto? Canzone per un amico? Paolo dove cazzo vai????
Dobbiamo fare ancora tante cose insieme, devi stare con una ragazza, devi mandare a fare nel culo qualcuno, devi dire ti voglio bene, devi giocare a pallone, devi dire fa freddo oggi, devi assaggiare le arance, devi tagliarti i capelli, devi appendere quel quadro alla nonna, devi fare l’esame, 2 seghe al giorno, imparare a suonare qualcosa, cantare a squarciagola No woman no cry, smaltire sbornie la domenica mattina, salutare qualcuno che non conosci, chiamare al telefono qualcuno, respirare profondo, pensare alla morte, alla vita, al passato e al futuro. Dove cazzo vai???”.
Salvo per miracolo il conducente: un merdoso amante del brivido dell’alta velocità nei centri abitati, l’auto truccata, ribassata come il suo quoziente, tutto di serie, come lui, un figlio di puttane di serie, che faceva finta di voler investire la gente per vedere le loro reazioni, per vedere la paura della morte nelle persone, uno xenofobo che sparava la gente con i gommini, aveva tutto in lega, anche il cervello.
Chi cazzo è che lo ha voluto salvo per miracolo? chi è stato che lo ha miracolato? Fatemelo conoscere.
Riempito di soldi fino al collo, perché suo padre voleva colmare la sua assenza. Eroinomane del cazzo: il suo passatempo preferito? Posizionava gli aghi delle siringhe appena usate nelle fessure dei sedili del treno.
Paolo aveva chiesto il suo ultimo passaggio per la morte.
L’aveva sentito da lontano quello stronzo con il suo motore a mille, ma Paolo non se ne era fatto un problema. “….quando si è giovani è strano poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano”.
Non si sa che fine abbia fatto quello stronzo, dopo l’incidente se n’è scappato e penso non lo rivedremo mai più per tutta la sua triste vita.
Io e Paolo avremmo potuto fare molte cose buone, ci penso sempre e mi sento male. Io e Paolo avevamo un feeling spirituale, entrambi educati da famiglie di commercianti, eravamo gli unici due della scuola, mentre gli altri erano tutti figli di dipendenti statali, con la logica del posto fisso e della sicurezza economica.
Noi eravamo figli della instabilità e dell’incertezza che spesso si riversava sulle nostre condotte di vita: la mattina non c’erano quasi mai le merendine del mulino bianco e il giornale sulla tavola, era tutto discount e al massimo il c’era il telegiornale sul televisore in bianco e nero.
Lacio drom Pablo.












Tragedie annunciate.

Ci vollero poco più di due mesi, per iniziare a dimenticare ed elaborare il lutto.
Prima c’era quasi sempre imbarazzo anche ad accennare un sorriso, perché poteva sembrare una mancanza di rispetto per Paolo. Poi cominciammo ad esorcizzare questa paura pensando che in fondo Paolo avrebbe voluto che stessimo felici e sorridenti a goderci la vita.
Questa tragedia per fortuna servì come lezione, soprattutto per quelle teste di cazzo amanti dell’alta velocità.
Purtroppo la natura umana è così, è stupida, perché ha bisogno sempre di esempi tragici. Siamo istintivamente superstiziosi.
Spesso sentiamo per telegiornale le classiche tragedie annunciate: la palazzina del quartiere popolare di Roma è stata una tragedia annunciata. Erano anni che c’erano segnalazioni sul pericolo d crollo, a ci sono voluti 58 morti innocenti per destare la lieve attenzione dei politicanti. Subito dopo vedi le facce tristemente intristite di quei signori che stanno seduti in “pallamento”. Qualsiasi cosa si domandi, essi risponderanno sempre con le stesse parole: stiamo lavorando assiduamente, la pratica è sotto esame, la gara d’appalto si aprirà martedì prossimo, le pere sono mature, di inverno fa freddo e il cavallo di napoleone era bianco.
Pretendono anche di farsi chiamare onorevoli deputati!!!
E dopo trenta mesi di mandato hanno diritto alla pensione!!!
Fateglielo sapere a quelli che lavorano da 35 anni in una fabbrica…
Quando parli con loro devi portarti appresso il vocabolario “italiano-burocratico…..burocratico-italiano” così che
quando si chiede qualcosa a questi eccellenti signori potremmo trovare subito il concetto corrispondente.
Facciamo un esempio: quando rispondono “stiamo provvedendo”, sul vocabolario troveremmo: “caro cittadino di 2° classe, se lei non conosce nessuno della nostra portata, ha voglia di sperare fino alla morte.
Questo per dirla con Meggy: Anche ciò che ti è dovuto, nessuno lo darà mai per scontato o no no noooo”.







Più I.V.A.

Me ne stavo li, semplicemente lì, all’ultimo anno e in preparazione dell’esame della cosiddetta maturità.
L’umore era il solito, lo studio personale procedeva abbastanza bene, volevo conoscere al più presto Fedordostoyeski perché una sera mi ritirai ubriaco e rimasi folgorato da una trasmissione sulla rete nazionale che stranamente mandava in onda uno speciale sulla saggezza mondana del Dos.
Decisi che lo avrei importunato nelle sue opere e avrei voluto conoscere ogni minima sfaccettatura della sua incredibile vita.
Al contrario lo studio nozionistico della scuola dell’obbligo procedeva secondo la routine ed appariva sempre più lontano da ogni esigenza conoscitiva umana: programmi vecchi, autori vecchi dentro, professori vecchi dentro e fuori.
Verso maggio mi accorsi di una cosa fantastica: avevo notato che la media delle persone che frequentavano la mia classe era salita vertiginosamente, semplicemente perché la mia classe era diventata un via-vai di genitori-attori-pagliacci-leccaculo.
Inspiegabilmente avevano tutti sotterrato le asce di guerra ed erano diventati tutti tristemente sorridenti e compiacenti verso i docenti: era diventato un puttanaio di “buongiornoprofessorecomeva”?; “tuttobenelafamigliasua mogliestabenemelasaluti”; “havistocomel’indicedowjonesèinribassomidispiacetantoperisuoititoli”.
Questo era il minimo di lecchinaggio sindacale approvato in classe, ma dovete sapere cosa accadeva al i fuori da occhi indiscreti!
Qualche sospetto di corrodiculo già l’avevo avuto, quando arrivavano dei genitori di qualche alunno, e subito, la professo-fessa di italiano chiamava il bidello, e spudoratamente davanti a tutti, diceva “fai tu”, consegnandogli le chiavi della macchina.
Un giorno la mia curiosità ebbe il sopravvento e volli conoscere le mosse fino in fondo.
Chiesi di poter andare in bagno e seguii il bidello, il quale andò fino alla macchina del genitore X aprì il cofano e scaricò ogni genere di meraviglia culinaria: insaccati, olio, vino, pane casereccio, spezie, frutta fresca e secca….manco fosse un concorso per maresciallo delle…
Un giorno sempre questa professo-fessa si presentò addirittura con un paio nuovo di orecchini in madreperla, pavoneggiandosi con tutti i propri colleghi.
Dopo un’ora riuscii a scoprire il magnanimo donatore, uno che puntava al massimo dei voti: Vittorio Emanuele. Questo perché quando finì la lezione, la prof. chiamò in disparte Vittorio Emanuele delle mie palle e gli disse: “ringrazia ancora tua mamma sono bellissimi”.
Quando si dice la MERITOCRAZIA.
Avrei voluto alzarmi sui banchi e gridare a squarciagola BASTAAAAAAAAAAAAAAAAA.
Avevo voglia di vomitare, almeno,dico io no, cazzo, fatele di nascosto certe cose, anche nella corruzione ci vuole del tatto.
Che soddisfazione c’è nel prendere un paio di voti in più? Per loro però questo ha molta importanza, sono cresciuti con il culto dei numeri, tutto va rigorosamente misurato e quantificato. Spesso l’unità di misura che utilizzano queste persone è la LIRA, la LIRA serve a tutto, serve anche a quantificare la moralità di una persona.
Sulla base di queste osservazioni, arrivai a realizzare che per quanto riguardava il voto dell’esame di stato bisognava applicare alcuni accorgimenti per riuscire a calcolare il valore reale.
Alla votazione finale si doveva cioè togliere sempre l’I.V.A., Imposta sul Voto Aggiunto.
Se un figlio di papà dichiarava un voto di 100/100, per arrivare al voto che si sarebbe meritato bisognava togliere l’I.V.A., che come minimo era del 5%. Ogni punto percentuale costava in media 100 mila lire. Con sole 500 mila lire si poteva guadagnare il prestigio di un figlio prodigio. Che genialità! Crimini di pace.






61.

Il giorno dell’esame orale di STATO, pioveva, mi alzai stanco come sempre e svogliato. Mi alzai con il piede sinistro, pisciai un po’ fuori dal vaso e mi feci quel po’ di barba che avevo.
Mi preparai lo zaino, 2 libri giusto per le emergenze di amnesia, non feci colazione, scesi, accesi il motorino che mi prestò un mio amico e mi avviai a scuola.
Per strada mi passò una macchina proprio davanti e per poco non mi buttò per aria. Mandai a fare nel culo l’automobilista e mi accorsi che era proprio mio padre.
Mi fermai, col motorino acceso e stetti a guardare il cielo per 2 minuti, lasciando che la pioggia mi bagnasse tutto il viso.
Quel gesto, non so cosa potesse significare ancora oggi, ma dopo mi sentii rinato, più energico, rafforzato. Pensai che nella vita ci vuole sempre ironia, anche di fronte alla morte, come Andy Kaufmann.
Arrivai a scuola, e seppi dai miei amici che sarei stato il terzo all’orale. Meno male pensai, avevo proprio voglia di farla finita con quella farsa.
Davanti alla porta dell’aula c’erano assiepati più parenti e genitori, che studenti.
Tutti vestiti per bene, anzi per benissimo, manco fosse un esame di bon ton, ripetevano a mente o ad alta voce tutto ciò che avevano studiato.
Passeggiavano nervosamente per i corridoi, avanti e indietro, avanti e indietro.
- Ceccaiolo Antoniooo?? C’è???
- si si eccomi, ci sono, ci sono.
- avanti Ciccaiolo, che siamo in tanti oggiiii…
- buongiorno
……………….(silenzio)
………allora Ceccaiolo…ha studiato?
- sisi come no…
- allora vediamo un po’…ho analizzato il suo tema di italiano, ma sicuro che lo ha svolto lei?....no perché mi sembra tanto un linguaggio troppo..come dire…non da liceale ecco…sembra tanto copiato da qualche temario.
- mi scusi ma se fosse stato per lei….
- signorino, se fosse stato per lei cosaaa????
- no, nel senso che se mi fossi fermato solo alle sue lezioni noiose e nozionistiche sui tempi andati e sugli amori di Dante e Beatrice, a questo punto non conoscerei molto del mondo. In tutti questi anni ho preferito farmi una cultura propria, del mondo, della vita, dell’amore si, ma anche dell’odio, molto sottovalutato come sentimento.
Sono stato affamato di storie e di cultura, nessuno se n’è mai accorto o voluto accorgere, capisce?
- mahhh, io proprio non capisco dove prende questa faccia tosta!!?
- signora Margherita, vede, l’insegnamento non è solo venire in ritardo la mattina, passare prima dal preside per ripassare la lezione sottobanco come Monica Lewinski e poi venire in classe ancora sporca di grasso…capisce???
- ………………….(silenzio abissale)…..(rossore collettivo)….(ventagli a mille all’ora)….(bocche spalancate)….
- l’insegnamento è rispettare sì il copione, ma anche comunicazione, CO-MU-NI-CA-ZIO-NE, DIALOGO, lanciare provocazioni, allettare la curiosità, ironia, trasmissione del sentimento e della reciproca fiducia.
Come faccio a fidarmi di lei se non li corregge neanche i temi di italiano ma mette i voti in base ai cognomi scritti sul retro? Come faccio a fidarmi di lei se so che si è laureata senza neppure fare un esame solo perché il preside della facoltà era a quel tempo lo stesso del nostro liceo?
Come faccio a fidarmi di lei se è una zitellona che il massimo di esperienza che ha avuto è andare in gita al Sacro Monte? Ora, lei viene qui, col la sua brava macchina piena zeppa di ogni tangente pagata, e se ne va a casa fiera e soddisfatta del lavoro svolto?
Io dovrei seguire questo modello?
O no…., mi lasci partecipare anche a me a questa stupida farsa per 2 minuti in modo che io me ne possa fuggire da questo cazzo di paese, da queste facce, da questa ipocrisia, mi faccia il favore e ci lasceremo entrambi con qualcosa da pensare quando andremo a casa. Io voglio vivere, vivere bene e magari fare un po’ vecchio e scendere per strada e andare a vedere i lavori stradali e commentarli con i miei cari amici, mentre il tipo con il giubbotto fluorescente ci maledice, bestemmia e beve una birra. Addio.
VOTO FINALE: 61/100, forse la prof. avrà pensato all’Ironia e mi avrà messo quel punticino in più.








Scusi, per il mondo??


Da quando ho iniziato a scrivere questa biografia sono passati 7 anni, e da allora sono cambiate davvero molte cose.
Ho visto cose che noi umani abbiamo immaginato e fatto.
Ho visto la “guera”. La “guera” l’ho vista ma non l’ho vissuta, il che mi da poco credito per parlarne.
L’ho vista per la prima volta in televisione, come un film, che da film è diventato un telefilm, poi tristemente una fiction. Invece di intervistare i politici o gli esperti di strategia militare che ti descrivono nei particolari come ti fa saltare il culo una bomba intelligente ahahah,
dovrebbero dar parola una volta al giorno a quelli che veramente ci vanno a perdere, cioè i civili.
La guerra è un business, da che mondo è mondo, che poi guardacaso è sempre il nostro di mondo a farla questa cazzo di guerra.
Ma la guerra non è sempre quella che viene dichiarata ufficialmente, ma è anche quella di tutti i giorni.
La chiamano darwinismo sociale, ma è meglio chiamarla guerra tra poveri:
cellerini poveri che manganellano gente incazzata povera che protesta per avere un aumento di 50 euro nella busta paga, o per non farsi avvelenare l’aria con gli inceneritori(loro li chiamano termovalorizzatori ahahah);
elettori di destra che si azzuffano con gli elettori di sinistra perché qualcuno ha detto loro che esiste una grande differenza tra destra e sinistra(ahh povero Gaber dove sei?);
Gino Strada che viene tolto di ogni sua dignità da un sedicente giornalista di cui Dario Fo(Nobel per la letteratura), giustamente non riesce neanche a fare dell’ironia;
3000 persone assassinate da poveracci con un progetto dilettantistico per trovare un pretesto per fare iniziare una guerra;
un controllore pestato a sangue da un operaio che non poteva permettersi di rinnovare l’abbonamento;
una povera signora viene operata in un ospedale dove si dimenticano nel suo stomaco un lenzuolo di un metro per un metro;
giornalisti che hanno il coraggio di dire a tutta Italia che il presidente del consiglio è stato Prescritto e non, ASSOLTO, vengono licenziati in tronco;
una signora anziana muore in casa e si accorgono di lei solo per la puzza e intervistando la sua dirimpettaia si sente: “la conoscevo solo di vista”;
un bambino a scuola si fa “baciare le mani” dai suoi coetanei e uno di loro che non vuole, viene picchiato a sangue;
i miei soldi, delle mie tasse, che vanno lo stesso alla Chiesa anche se io non voglio che l’8 per 1000 vada alla Chiesa;
un tifoso che discute in un bar viene accoltellato da un altro tifoso che pensava che il calcio fosse solo passione e non business;
pedoni che vengono falciati da un auto blu che correva a 120 kmh in città solo perché la moglie del politicante aveva fretta di comprarsi l’ultima pelliccia;
persone che vanno in funivia e muoiono perché 2 Caccia Americani scommettono una cassa di birra “a chi riesce a volare il più basso possibile”;
6000 persone che si presentano ad un concorso per 1 posto di bidello nelle scuole pubbliche;
ragazzini che vanno in giro col motorino a dare schiaffi dietro la nuca con un taglierino tra le dita;
muratori sottopagati in nero che precipitano dal 6° piano perché il datore di lavoro caporale sottopagato in nero, non fornisce loro cinghie di sicurezza di 2 euro l’una;
un ministro della giustizia che fa da testimone di nozze ad un noto mafioso di nome Campanella;
giudici che vogliono svolgere solo il proprio lavoro e vengono classificati politicamente come dei Comunisti;
l’Informazione vera e propria che viene definita disinformazione o controinformazione;
a questo punto mi chiedo dove è andato a finire il mondo.
Scusi, per il mondo?