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Scusi, per il mondo? ;Prima Parte - di Gianluca Sarraino

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 10/08/2009 alle ore 09:33:37

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Scusi, per il mondo? Prima Parte



La rock 12 e la Storia.



Ogni riferimento a fatti, personaggi etc. etc. bla bla bla...

Voglio semplicemente iniziare a raccontare dagli eventi che hanno segnato il mio debutto in società, dagli 8 anni in poi.
Da questo momento in poi, ne sono costretto, perché prima degli 8 anni non è successo granché e poi non posso ricordare nulla a causa di una caduta, non da cavallo, poiché non provengo da stirpi nobili, ma da una bicicletta..., si, esattamente da una Rock 12(nomen omen).
Non sono stato precoce nell’imparare a guidare una bici, per cui all’età di 8 anni per il mio compleanno, ahimè, mi fu regalata quella cazzo di bici (che la vedevo solo nelle pubblicità) da un mio zio “ti Olanta”. Lui sì, che aveva capito come girava “il monto”.
Appena la vidi, dedicai la mia completa attenzione, concentrazione, coordinazione spazio-temporale alla Rock 12 con le rotelle.
Mi dimenticai di tutto e di tutti, della festa di compleanno, dei parenti accorsi in gran quantità, degli amici, degli altri regali, della Pepsi, delle fottute candeline, e delle 2 figure storiche dei compleanni 0-16.
Si trattava della famosa incompresa “fotografa a domicilio apprendista oramai settantenne zia Michelina”, che aveva seguito il mio sviluppo tramite flash minuto per minuto dagli 0 agli 8 anni, e infine mi dimenticai anche della mia parrucchiera per donne, tranne che per me, “Antonietta à taglia pili”.
Dopo un breve giro di perlustrazione, misto a commozione e incredulità, come se avessero regalato un motore di una Lamborghini Diablo ad un ingegnere meccanico, mi misi subito alla guida di quel mezzo finora visto solo alla tv o ai miei amici fighetti figli di imprenditori e avvocati di insuccesso.
Il mio oggetto libidico non era ora di carne, di ossa, sostanza culinaria, nooo, era di ferro pesante, era fottuto heavy metal ,amici.
I miei occhi ora sprizzavano gioia da tutte le sopracciglia, non avevo detto Grazie a nessuno, volevo solamente toccarla e montarci sopra.
Ad un certo punto, chissà perché, le mie orecchie udirono una voce che mi informò in una lingua italo-sudista-olandese, che quella bici era dotata di un freno a pedale e...udite udite..di due ruote che per nessun motivo al mondo si sarebbero forate perché avevano una camera d’aria di ferro!
La mia gioia a quel punto raddoppiò e mi trasformai in un pirata del corridoio di casa.
Ma questo ovviamente non bastò al mio spirito cavalleresco, e allora, senza chiedere consensi unanimi, permessi e via discorrendo, mi precipitai fuori casa, nello spiazzale pieno di sassi, erbacce, ferri arrugginiti, chiodi e tutto il materiale che ogni ferramenta che si rispetti potesse offrire.
Le mie energiche pedalate erano degne di un Girardengo o di un Pantani non stressato da storie di doping.
Mi sentivo un gigante, un modello, insomma un santo da venerare.
Almeno, questo era quello che un bambino della mia età sentiva e che avrebbe voluto pensasse tutto il mondo.
Ma dietro ogni disgrazia, c’è sempre una esagerazione, ed io rispettai questa usanza.
Adocchiai una tavola di legno semi-rigida e un blocco di cemento armato, mi superai in fantasia e riuscii a costruire con le mie piccole mani un bel trampolino.
E questo, manco a dirlo, si rivelò non un trampolino di lancio verso il successo, ma una strada sicura verso il più vicino ospedale, dove mi fu diagnosticato un forte trauma celebrale dovuto ad un cocktail super-alcolico tra, le mazzate di mio padre e la sacra famiglia ,e l’impatto dopo il volo dell’angelo con Rock 12.
Così l’esimio dott. Siffredo mi informò che non potevo ricordare nulla della mia precedente vita fino agli 8 anni.
Però c’è da dire che, se fosse andato tutto per il verso giusto, forse avrei potuto inaugurare una nuova disciplina olimpionica: il triplice salto mortale con Rock 12.
Ma, in quella circostanza sarebbe stata migliore una “Ode ad Antonio Ceccaiolo caduto dalla bici”.
Questo è uno dei due episodi che mi hanno segnato la vita fino ai 14 anni.
Quest’altro fu un pò più triste, ma forse, mi ha fatto crescere di più, rafforzandomi mentalmente e spiritualmente facendomi sviluppare le strutture necessarie all’adattamento.
Ricordo che andavo alle elementari, ad un certo punto la maestra annuncia che il giorno dopo sarebbe cominciato lo studio della Storia.
Un senso di forte smarrimento mi colpì e ne rimasi scosso. La Storia?? La S-T-O-R-I-Aaaaaa??
Che cos’è la Storia???
Perché nessuno me ne aveva mai parlato finora??
Realizzai da subito che ad aderire a quel senso di angoscia non erano tutti, no, ma casualmente eravamo io e il mio vicino di banco, con il quale incrociai lo sguardo in cerca di appoggio e di comprensione.
Tutti gli altri sembravano addirittura entusiasti!!.
Ma questo lo compresi molto tempo dopo....
Comunque tornai a casa dalla nonna, perché i miei erano proprietari di un negozio di biancheria intima distante dalla scuola, per cui ritornavo a casa soltanto alla sera, e, angosciato, cercai asilo e conforto dalla nonna alla quale chiesi subito della faccenda della Storia.
Mi dovetti accontentare soltanto di una sgridata perché la mia penna Bic si era rotta e aveva perso tutto l’inchiostro nella mia tasca dei jeans.
Speravo in qualcosa di migliore arrivando a casa, ma ebbi solo un dejà vu delle “parole” della nonna, in più le mazzate, perché come dice qualcuno molto stronzo: “mazze e panelle fanno i figli belli, panelle senza mazze fanno i figli pazzi”
Devo dire che i risultati non si vedono affatto .
L’indomani tornai a scuola e si rividero le stesse espressioni del giorno prima: 2 sfigati e 13 gioiosi che sapevano misteriosamente di cosa avrebbe parlato la maestra.
Questa, infatti, senza esitazioni, convinta che tutti avessero una cultura innata o ereditaria, dettò i compiti da portare il giorno dopo: “ studiare sul libro di storia da pagina 8 a pagina 12, saltare l’introduzione.
Yuyuyuyu dissi tra me e me, L’ Int-o-r-duzione almeno ce la risparmia”!!!!
“Hai scritto Andrè”?
“Ho scritto Andò”.
“Ma hai capito Andrè come si fa a studiare la Storia”?
“No Andò, perché nessuno me l’ha saputo dire”.
A questo punto, tutte le speranze in uno scrocco di informazioni svanirono del tutto.
Andai a casa, aprii da pag. 8, e, ancora me la ricordo quella pagina con le figure degli uomini della preistoria disegnate che ritraevano scene di vita quotidiana.
Accanto c’erano le famose colonne gialle che ricostruivano la STORIA.
Da “primitive deduzioni”, capii che dovevo leggere, perché da casa nessun aiuto mi venne incontro.
Ma vi giuro che in quell’istante, io, capelli cortissimi, riccissimi, occhi grandi e nocciola, lucenti, e, forte del mio quoziente, riuscii a capire cos’era la Storia.
Il giorno dopo capii che avevo compreso le stesse cose che avevano compreso i miei amici.
Questo mi riempì di gioia e di amore per la cultura.
Capii che loro erano molto più sicuri e felici solo perché sarebbero ritornati a casa e avrebbero imparato la storia dei fottuti uomini primitivi molto più facilmente, perché i loro genitori erano lì, dietro una scrivania e, alle loro spalle , una fottuta laurea in lettere.
Io e Andrea invece ce l’avevamo fatta da soli, cazzo.









Viva l’Amefiga!




“Tanti auguri a te, tanti auguri a te...tanti auguriii ad Andonioooooo, tanti auguri a teeee bim bum bam llle giùùù”.
Eccomi arrivato al 14° compleanno.
Io: capelli corti, riccissimi, occhi lucenti, pre-adolescenziale, con un mondo inesplorato pieno di interrogativi e poche certezze.
Ma, questa festa di compleanno è stata molto diversa da quella raccontata precedentemente.
Freudianamente parlando avevo superato la fase di latenza e ed era subentrata la fase edipica.
La mia mente era carica di contenuti erotici, ma mai mi sarei aspettato quello che è accaduto quel giorno.
Tutti gli invitati partecipavano felicemente al banchetto, in cui si potevano gustare tartine alla mayonnaise, grissini al prosciutto crudo, patatine al formaggio sottomarca del tipo “due a due”, noccioline salate, paste secche, babà, coca loca etc etc...
La componente tecnologica si riduceva all’essenziale: stereo con doppia piastra, casse da 60 watt cadauna, sfilze di cassette di balli lenti ,accuratamente registrati mesi prima alla radio.
La strategia per registrare le canzoni era tanto semplice quanto efficace: si telefonava a “Radio solo per te” e si richiedeva, spacciandosi con nomi diversi, tutte le canzoni romantiche che potevano entrare a far parte della propria compilation personale, e, appena il dj annunciava la canzone, ecco che si partiva con il REC.
Le difficoltà maggiori nelle feste di questo genere erano quelle di riuscire a mettere in quarantena tutte le persone che superavano i 17 anni, il più lontano possibile dal salone della festa, in modo da poter chiudere le persiane e creare un’atmosfera favorevole agli scambi di effusioni senza far sembrare però la cosa premeditata.
Fatto ciò, si poté passare alla formazione delle coppie.
Io, almeno in quel giorno, non potevo mostrare preoccupazioni, perché essendo il festeggiato diventavo di diritto il privilegiato.
Ma la cosa non era tanto semplice, in quanto, il 30 % delle donzelle neo-mestruate, erano già state prenotate il giorno prima nella riunione pre-festiva di soli maschi.
Da calcolare poi un altro 30% di quelle ragazze educate alla ferrea morale cattolica che non avrebbe mai partecipato al ballo delle debuttanti neanche a “minacciarle” di mettere altrimenti un disco di canzoni anni 80.
Il restante 40% di ragazzine era tutto lì, ansioso di essere scelto dai valorosi cavalieri brufolati.
Ad un certo punto il mio sguardo fu attratto da un viso nuovo e sconosciuto, mai visto prima.
Mi ricordai che lei poteva essere solo la famosa cugina di Morena che veniva direttamente da “à Capitale”.
Io che già da allora ero praticante del Carpe Diem, mi feci dire il suo nome e lo pronunciai ad alta voce per poter operare la scelta. Dissi: Giusy.
Lei con una chiara espressione di consenso, si avvicinò a me e disse che voleva ballare subito.
Io mi precipitai allo stereo, e , PLAY: “E’ notte alta e sono sveglio,,....,.,..
Inutile dire che tremavamo entrambi, parlavamo a bassa voce, singhiozzavamo, deglutivamo, fino a quando sfiorai per errore la sua bocca con la mia...
Io pensavo che dovevo finire la festa lì, aspettandomi qualche reazione violenta, ma lei tradì le mie aspettative e ricambiò il gesto volontariamente con più energia dandomi un bacio con la lingua.
Oh mio Dio!!, pensai, questa che fa? Ma soprattutto io cosa devo fare? Come devo fare? La seguo nei suoi gesti? Io un bacio lo avevo visto solo in “Ufficiale e Gentiluomo”., così impegnai tutta la mia memoria e cercai di fare allo stesso modo dell’ ”Ufficiale”.
Ci baciammo per tutta la durata del lato A della cassetta, finché sua cugina Morena si accorse di ciò che stava succedendo e, presa da un raptus di invidia, finse un malore e pregò Giusy di accompagnarla a casa. Che stronza!
Io non sapevo se essere triste perché se ne andava,o felice per quello che era accaduto. Ma in quel momento mi sentivo solo rincoglionito, ma avrei voluto tanto finire anche il lato B con lei.
D’altronde Giusy, andandosene, non mi diede neanche il minimo cenno di voler continuare a vedermi o ritornare più tardi, senza dire un “ci vediamo domani”, “lasciami il tuo numero”, “di che segno sei”, nulla di nulla, scomparì dalla festa e assieme a lei anche i bollori, gli entusiasmi le speranze e.....finì la festa.
Ma chi se ne importava, adesso avevo fatto il grande passo del primo bacio e potevo vantarmene con gli amici.
Morena il giorno dopo, quasi non mi parlava ma mi disse che Giusy se ne era andata a Roma.
Io pensai che forse ero io, solo un provinciale inesperto e non sapevo come andavano le cose in città e che forse si comportavano tutte così le ragazze moderne.
Alla fine non parlai con nessuno di questa storia ma avrei voluto farlo con i miei amici perché loro di baci con la lingua ne avevano dati soltanto nei sogni o all’interno del gomito piegato.
Mi sentivo più sicuro ed esperto, ma ignoravo del tutto di cosa ci fosse oltre il bacio con la lingua.
Non passò molto tempo e riuscii a scoprire cosa ci fosse: un mio amico, Gerardo, aveva un fratello diciottenne ed era noto proprio perché era un accanito collezionista di videocassette porno ma che a noi faceva credere che erano video della sua prima comunione. Così lui pensava: ”chi vuoi che si vada a vedere una videocassetta della mia prima comunione?”.
Ma noi deducemmo subito che non poteva trattarsi di un video del genere perché sopra c’era scritto “Moana vs. Cicciolina”.
Così la mettemmo e fummo subito inebriati da quelle fantastiche immagini fino a che Andrea, scelto a sorte per fare la guardia, allertò tutti dell’arrivo del fratello di Gerardo. Subito mettemmo tutto in ordine e corremmo nell’altra stanza a far finta di giocare a Pac-Man con il Commodore 64.
Quella, per me, fu una grande giornata perché contribuì enormemente ad accrescere le mie conoscenze in campo sessuale: ora mi sentivo come Cristoforo Colombo, avevo scoperto l’Amefiga.










Onoris causa.



Ceccaiolo Antonio?
Presente!
Primo giorno di scuola. Liceo scientifico, struttura a 4 piani, palestra, distributori automatici, ragazzi pre- adolescenziali e post-adolescenziali.
Tutti quanti riuniti e stipati in quel magnifico istituto.
Ora non ero più costretto a dover guardare ragazze con tette artificialmente maggiorate con l’ovatta, no, ora c’erano anche le diciottenni che non ti rivolgevano la parola, a meno che non ti facevi la barba ogni mattina.
Eravamo delle “spine”, un’etichetta che dovevi portare per tutta la durata del primo anno scolastico, a meno che non mettevi in atto degli stratagemmi o presentavi credenziali eccezionali per fartela togliere “onoris causa” .

Si poteva avere questo onore se:

1) avevi il privilegio di avere un fratello del quinto anno;
2) avevi una sorella potenzialmente scopabile;
3) scopavi con una più grande di te;
4) facevi parte del comitato studentesco rivoluzionario;
5) fumavi marijuana;
6) eri figlio di un prof.;
7) portavi jeans punkettari;
8) portavi i capelli lunghi;
9) bevevi birra di mattina nei cessi;
10) avevi mandato almeno una volta a fare in culo un prof. davanti a testimoni;
11) se avevi un gruppo rock;
12) non ti tiravi più seghe nei cessi della scuola.

Io non possedevo nessuno di questi requisiti ma sapevo che non erano rigidi, quindi se ne potevano aggiungere a piacimento, perché importava l’effetto che si produceva.
Una mattina andai al cesso nella pausa delle 10,30 e appena entrai nel cesso trovai un chiaro clima ostico e di cameratismo. Iniziarono subito le prime battutine fino a quando poi si avvicinò un “nonno” sfigato e mi chiese un “gentile contributo” per poter pisciare.
Io sapevo che loro erano lì dalla prima ora e avevano fatto sega nel bagno della scuola per non stare in mezzo alla strada, così ad un certo punto, all’improvviso mi misi ad urlare con tutte le mie forze come un pazzo, e, in un momento feci scatenare il panico perché non se l’aspettavano.
Urlavo con una voce stridula stile blues “Janis Joplin”. I coglioni sapevano, ed io sapevo che, se avessi urlato ancora per qualche secondo, si sarebbe riversato tutto l’istituto nei bagni, compreso i prof., e li avrebbero sgamati della sega.
Così mi tapparono la bocca e anziché promettermi un linciaggio, il kapò si congratulò con me per la scelta originale e mi fece salire di grado dicendomi che mi potevo tranquillamente considerare uno studente liceale a tutti gli effetti.
Me ne andai nel cesso, e per le risa, per l’orgoglio e per la sensazione di averli presi per culo, pisciai tutto fuori dal vaso.
Non ero più una “spina” sfigata, e uno di loro mi chiese come mi dovevano chiamare e io risposi fiero: Andy.
Mi ero fatto prendere dal processo di americanizzazione che stava avvenendo in quegli anni.
Ora volevo che mi chiamassero Andy, diminutivo di Antonio alle anagrafe, e di Andonio nella lingua del mio paese natìo, dove l’ 80% della popolazione si chiamava Andò e il restante si chiamava Pasquà.
Purtroppo non tutti erano pronti a questo cambiamento così sacrilego nei confronti della tradizione popolare e quindi la maggior parte non mi chiamava come io desideravo.








Festino mattutino.



Ricordo Sigghimundo Freud, che, come diceva il mio professore, “non era uno poi tanto fesso”.
Egli sosteneva un importante determinismo psichico, secondo cui ogni nostra azione è regolata, per la maggior parte inconsciamente, in funzione del principio del piacere, cercando di soddisfare al massimo il piacere sessuale.
Ora, immaginate uno come me, alle prime armi, carico di libido, assuefatto a tutti i piaceri dei film porno, esperto di ogni tipo di posizione teorica, esperto dei vari campi cutanei su cui intervenire, accanito lettore dei test sessuali sul Cioè, etc etc..., credevo che ogni essere umano fosse dedito al Pansessualismo.
Quindi, il mio compito era quello di individuare le possibili prede, scoprire i punti deboli delle donne e iniziare il corteggiamento.
Quale migliore occasione di una fuga di notizie giunta dagli addetti all’acquedotto del paese su di una sospensione di erogazione dell’acqua che sarebbe avvenuta il giorno successivo.
Così fui illuminato da un’idea.
Il mattino seguente infatti, con una rapidità degna di un giornalista gossip di novella 2000, feci sapere alle persone giuste della faccenda dell’acqua.
In 10 minuti, noi dell’organizzazione sovversiva, organizzammo una barricata umana davanti all’entrata della scuola con una espressione facciale del tipo “limite invalicabile, si spara a vista”.
Ovviamente su questione di questo tipo, per ogni classe che si rispetti ci sono sempre i soliti portoghesi che vogliono entrare come disertori, figli di papà che cominciano con la lagna delle assenze, della condotta, del prestigio dei genitori affiliati alla famiglia del preside, del sindaco o del parroco del paese.
Tra questi figurava Vittorio Emanuele, un nome un programma.
Per uno scherzo della natura, anche lui somigliava a quello più famoso, solo che Vittorio Emanuele junior frequentava la scuola pubblica, aveva qualche miliarduccio in meno e guidava un misero scooter di 5 milioni di lire.
In compenso aveva la evve moscia:
- “Andò, ma mio padve non vuole che io mavini la scuola; poi oltve tutto a me non sevve l’acqua del rubinetto perché mio padve dice che è inquinata e non va di moda”.
- “Vittò”, dissi io, “ma è una questione di principio.
Il preside sapeva di questa storia ma ha preferito tacere per poi incastrarci a scuola e chi si è visto si è visto!!.
Metti che ti veniva un improvviso infarto e avevi bisogno per forza di bere un bicchiere d’acqua, chi te la dava?
Vedi? Indirettamente ti ho salvato pure la vita!
- Vittò e poi che ci vai a fare oggi a scuola? Abbiamo 3 ore dell’ Onnecco.
Tu lo sai com’è quella, arriva dopo 3 quarti d’ora di ritardo, si scusa perché secondo lei c’era traffico, invece lo sai che è stata a “parlare intimamente dal preside dell’offerta didattica”, poi viene e ci fa fare una versione di latino lasciandoci soli in classe con le copie fotostatiche della traduzione dimenticate per puro caso sulla cattedra, perché deve dire poi che, essendo bravi i ragazzi a tradurre, deve essere per forza brava la professoressa ad insegnare il latino.
- “Andò ma lo sai che è pvopvio vevo! In fondo anche io voglio tvasgvedive una volta nella vita.
Ma poi Andò che facciamo tutta la mattinata in mezzo alla svada?
- “Vittò ma i tuoi genitori lavorano fino a sera vero”?
- “Si pvopvio così e allova”?
- “Allora noi organizziamo un bel festino mattutino a casa tua con un numero equo tra maschi e femmine e vediamo in che guai ci andiamo a cacciare”.
- “Mamma mia Andò tu sei pvopvio un genio, e poi ho incontvato Adelina e mi ha detto che aveva bisogno di stave un po’ sola con me”.
In 15 minuti, invitati e non, ci ritrovammo tutti nell’immensa tenuta Barbieri, sull’immenso divano davanti all’immenso televisore a colori con telecomando e video registratore.
Ovviamente come previsto eravamo tutti accoppiati ufficiosamente secondo le nostre pippe mentali.
Mentre bevevamo J&B on the rocks, saltò fuori la classica proposta: “perché non ci guardiamo un bel filmetto porno”?
In quel momento i consensi violentarono la sala e così saltò fuori subito la videocassetta, la più vista della storia della nostra generazione: “Moana contro tutti”.
Di quel film oramai sapevamo ogni singolo fotogramma, ogni singolo dialogo, posizione, momento, in cui l’uomo baffuto e peloso, con la splendida di turno, ansimava con un sorriso beffardo e sensuale.
Sapevamo a memoria quando l’una arrivava all’orgasmo per finta e quando l’uno arrivava all’orgasmo per davvero.
Tutto questo ce lo tenevamo come segreto personale perché non volevamo farci prendere per pervertiti, ma la nostra volontà di ripetere le stesse mosse degli attori era palese e tradiva le nostre espressioni facciali.
Pian piano scese il silenzio, i commenti e le telecronache andavano oramai scemando, e così anche le coppiette ufficiali si sparpagliarono per le varie stanze della dimora Barbieri.
Ovviamente c’erano quelle imperturbabili, le Suore di clausura, figlie del perbenismo e autoritarismo clericale dei genitori che non volevano degnarsi di accoppiarsi con i figli dei proletari, e così preferivano appartarsi e parlare dei loro vestiti appena acquistati o intravisti alla Phard o alla Onix.
Io ci penso a volte, e trovo che è fottutamente triste di come alcune persone siano state educate a rinunciare alle cose più belle che possano mai permettersi.
Loro parlano di gioventù bruciata. IO parlo invece di Gioventù Sprecata.
Comunque io individuai la mia preda e con una lunga arringa a difesa dei piaceri della vita, convinsi finalmente Antonella ad andare in camera al secondo piano lontano dagli sguardi indiscreti.
Premetto che finora avevo dato solo baci senza andare oltre.
Andammo nella stanza accanto al bagno e lei senza parlare, chiuse subito le serrande, mi stese sul letto e cominciò a baciarmi, e poi cominciò ad accarezzarmi senza passare dal via, proprio lì.
Io mi sentii spiazzato e imbarazzato perché non facevo la doccia da 3 giorni perché volevo imitare Jim Morrison.
Comunque senza tante storie, preso dall’emozione saltai involontariamente la fase del Plateau e in 20 secondi e 3 centesimi riuscii ad eiaculare negli slip senza dire una parola, facendo finta di niente.
Ma mi sentivo molto imbarazzato, era come se mi avessero messo un riflettore di 500 watt di fronte, e che si leggesse in faccia il fatto che avevo eiaculato.
Cazzo e che figura di merda, pensai.
Ma la macchia sui jeans non l’avevo considerata, così me ne accorsi solo quando lei scoppiò a ridere freneticamente additandomi in direzione dell’alone.
In quel momento mi sentii umiliato a morte ,e , simile ad un giocatore di football che corre impegnando tutte le sue forze per raggiungere la meta, ugualmente anche io corsi fuori dalla camera, dalla tenuta super gigantesca e pantagruelica, fuori dal mondo, senza una meta precisa, con la pesantezza di quella umiliazione sulle spalle.
Manco a dirlo fu necessario un lungo mese affinché si potessero vedere i volti delle amiche di Antonella senza il sorriso di quelle che sapevano di ciò che era successo.
Mi facevano sentire come un ladro quando passavo per i corridoi della scuola.
Si sa che le donne, quando accadono cose del genere, impegnano tutte le loro forze per mettere in evidenza la debolezza dell’uomo e farlo sapere in giro.
E’ come se fosse una sorta di forza all’emancipazione femminile, una cartuccia mortale che sanno utilizzare con maestrìa.
Succede lo stesso come quando in estate tu stai tranquillo a sorseggiare una bevanda fresca, con i tuoi bei pantaloncini corti, un po’ stretti e ti si viene a sedere sopra la beneamata patta la tua amica dei sogni che ti saresti voluto scopare da una vita.
A quel punto, tutti i pensieri sulle miriadi di tragedie che affliggono questo mondo, si vanno a fare benedire, si sprecano, non c’è verso, perché l’istinto si impone, ti sfida e ti sconfigge.
L’erezione diventa incontrollabile, automatica.
Mica finisce lì, no, sembra di essere vittima di una candid-camera in cui passa il tuo amico e dice di andare a prenderti per forza una cosa al bar, insistendo, altrimenti si sarebbe compromessa l’amicizia.
Allora tu ti alzi e wowowoow ecco che la protuberanza
è messa bella in mostra, come un quadro al Louvre.
Puoi metterci tutto l’impegno che vuoi, puoi farti venire anche la gobba di Andreotti, puoi piegarti in avanti, fare il contorsionista del circo Orfei, ma il destino è crudele e le grasse risate e gli sguardi ti ricordano il vano tentativo.
Insomma ti senti goffo e impotente e l’unica soluzione ce l’hai sulla punta della lingua ma non ti viene.
Ormai ti devi arrendere all’evidenza dei cazzi e aspettare un altro mese di cronaca rosa.









La Canna percettiva





A volte penso che se non fosse esistito mio cugino Erick forse non sarei nemmeno qui a scrivere.
Avrei preso altre strade, ad esempio quella del fighettismo, della musica leggera, del politicantismo, dell’omologazione, della sudditanza televisiva, culturale, dell’ibernazione mentale, dei capelli corti ordinati, delle nike, del lewi’s, della giacca e cravatta, dei fazzoletti tempo, del poster degli 883, del profumo di Armani, del Grande Fratello, della disco music commerciale, del brachetto, degli occhiali alla moda, della facoltà di legge, dell’orologio, del calzino bianco, del gioco ai video poker, dell’aperitivismo convinto, dell’accidia, dell’avarizia, del suicidio(n.d.r.).
Invece lo ricordo bene quel giorno di quell’anno, quando mio cugino Erick, figlio di mio zio ti Olanta, venne a trascorrere le vacanze a casa mia.
Erick era italo-olandese, di 2 anni più grande di me, esperto con le ragazze.
Egli rispettava tutti i canoni di bellezza di un giovane veramente tranqui, come si diceva a quei tempi.
Come regali di cortesia ne ebbi due, che di lì a poco mi avrebbero cambiato la vita, avviandomi ad un processo di metamorfosi quasi radicale: un grammo di erba olandese e un libro biografico di Jim Morrison, “Nessuno uscirà vivo di qui”.
Per quanto riguarda l’erba, io ne avevo sentito parlare, avevo fatto qualche tiretto di fogliame regalato, ma in sostanza ne ignoravo i reali effetti.
Un giorno andammo in montagna in autostop e ci fermammo in uno spiazzale abbastanza lontano da occhi di persone che non avevano abbastanza palle per farsi i cazzi propri.
Come si sa, la gente è piccola e il paese mormora .
Erick cominciò a rollare un bel joint per due persone e ce lo fumammo.
Io gli insegnai che si diceva: “à canna e’ mast Ciccio, chi à face l’appiccia”.
Mi insegnò i vari trucchetti per viaggiare meglio e seguendo i suoi consigli dopo 3 minuti circa mi sentivo davvero un viso angelico, mi sentivo nuotare nell’aria, e... soprattutto un sorriso a 74 denti.
Risi talmente tanto che mi ricordo che i muscoli facciali erano indolenziti e quasi mi presero i crampi alle guance.
Eravamo felicissimi e talmente sulla stessa sintonia, che se ci fosse stato un altro che non aveva fumato, gli avrebbe dato un sacco di fastidio. Si sarebbe sentito molto a disagio.
Ci raccontammo un sacco di storie e cazzate varie( a proposito di cazzate sembra che questo word sia stato progettato da qualcuno affiliato alla congrega del Vaticano, perché quando scrivo la parola “cazzate” me lo riconosce come errore. Ma perché? loro le cazzate no le hanno mai fatte)?
Comunque sia, sotto l’effetto dell’erba si dicono tante cose che, se le dici quando hai le percezioni ristrette, non hanno un gran senso, o meglio, non avrebbero la stessa importanza.
Mi destreggiavo in alcune performance oratorie che neanche un sofista ne sarebbe stato capace, alzando la voce, diventando quasi logorroico, ma non te ne accorgevi, perchè l’altro sembrava capirti, e non era come quando c’è un disertore che giustamente ha la coda di paglia e sembra chiedersi se stiamo ridendo su di lui.
Mio cugino non diceva solo cazzate, era molto più avanti di me parlando di questioni sociali, politiche, economiche e religiose, coinvolgendomi in un modo straordinario.
Iniziò a parlarmi di autori di cui non avevo sentito parlare prima, e mi disse che anche lui aveva iniziato leggendo la biografia di Jim Morrison. Mi disse che Jim era come un ramo di un albero da cui si dipartivano poi vari rami culturali e interdipendenti.
Mi disse poi che questo modo di pensare trovava molti consensi nel mondo femminile!
Ed ecco che da lì mi promisi di abbandonare tutto ciò che aveva accompagnato la mia vita precedente, ricominciando una nuova esistenza.
Ci vollero soli tre giorni per leggere quel fantastico libro di 343 pagine.
Ricordo che i miei genitori mi chiamavano per pranzare e io facevo finta di avere mal di pancia e andavo in bagno senza cagare, continuando a leggere il libro di Morrison.
Voi dite: “ehh Jim Morrison quel drogato del cazzo”
Così si usano solo le scorciatoie del cervello però!
Io dico invece che comunque lui ha funto da imput per amare la cultura della contro-cultura e andare oltre tutto ciò che normalmente la normale informazione ci spacciava per vero e reale.
Mi ha trasmesso soprattutto l’amore per la musica e per la lettura come mezzi di affermazione che valgono molto più di un semplice giorno di scuola o di una soap opera alla televisione.
Mi ha fatto capire che una certa cultura è sempre un’arma a doppio taglio, perché è vero che ti matura, ma puoi arrivare ad un punto di comprensione tale, da farti capire veramente come gira questo cazzo di mondo, che puoi finire nella frustrazione e nella pazzìa come Nietzsche.
A volte sembra che l’ignoranza porti ad una vita felice.
A passi stretti riuscii a scoprire i poeti maledetti, la beat generation, Freud, Borroughs, Pasolini, Bukowski, Warhol, Poe, Fante, etc ,etc.
Musicalmente parlando, abbandonai i vecchi lenti per i compleanni, e scoprii i Pink Floid, Led Zeppelin, Deep Purple, The Doors, Janis Joplin, Bob Marley, Dire Straits, Jimi Hendrix, Nirvana, Elp, Sex Pistols, The Who, Ten years after, Bob Dylan etc etc,.,.,
Cominciai a viaggiare da paesino in paesino solo in autostop, on the road, alla ricerca della mia essenza e della mia vera personalità.
Mi piaceva solamente osservare la gente nella sua quotidianità.
Mi diedi un’aria vagamente intellettuale per far nascere un immagine di solitario perché “ preferivo stupire anziché sedurre”, e che comunque dallo stupore poteva nascere anche la seduzione.
Ormai i miei obiettivi erano chiari all’orizzonte: volevo scopare e formare un gruppo rock.




Lido 74



In realtà, quella voglia di trovare un’applicazione pratica al posto di centinaia di ore di tirocinio teorico-manuale fai da te, era ormai più che necessaria e, sembrerà anche strano, ma almeno questo volevo farlo con la persona giusta.
Per me questa “persona giusta”, si identificava con un particolare modello che non rispondeva tanto a quelli convenzionali che spacciavano in televisione a “Non è la Rai”.
D’ altronde devo dire che a quei tempi non era come oggi in cui a tutte le ore il nostro cervello viene bombardato da immagini di donnicciole nude, che fanno calendari già nudi e dicono che quella è arte e non volgarità.
Prima i programmi e le donne avevano una mansione molto importante per lo sviluppo psico-sessuale dell’adolescente, cioè almeno stimolavano la fantasia e la creatività soggettiva.
Vale a dire che ognuno era libero di immaginarsela secondo le proprie capacità e aspirazioni, di come potesse essere quella santa donna vista di sfuggita in qualche programma serale vietato ai minori di 16 anni.
Oggi invece ci danno tutto già pronto e confezionato, ci danno il piacere immediato, non c’è il gusto della scoperta.
Vabbè, ritornando al mio tipo di donna ideale, per me doveva assolutamente rispecchiare almeno mentalmente il mondo Morrisoniano e dintorni. Bisognava almeno che superasse il test d’ingresso.
Il metodo non era tanto complicato: conoscevo una ragazza e subito incanalavo il discorso verso i due argomenti che mi interessavano, cioè la musica e i libri.
Se in un primo momento non riusciva a superare il test ma comunque dimostrava propensione o interesse a seguire la via maestra, allora rimandavo il discorso ad una verifica ulteriore.
Se invece non c’erano proprio vie di speranza o dimostrava l’aria del tipo “ce l’ho solo io e non te la darò mai”, allora la lasciavo perdere.
In questo modo passai vari mesi di studi psicoanalitici culminanti al massimo con una toccata di tette e fuga, tanto nei paesi bassi non si scendeva.
In quel tempo mi capitarono molte situazioni in cui non si andava oltre la Pausini, Nek, Ragazzi Italiani, Take That, 883, Zarrillo e compagnia bella.
Poi se parlavi di libri si giustificavano quasi sempre con la stessa frase: “ no, non ho tempo, sai ho tanti di quei compiti e interrogazioni ...” e altre addirittura “ siii, ieri ho proprio letto il Cioè e c’era una ragazza che ha chiesto all’esperta se si poteva rimanere incinta con un bacio!, che figata”!!
Wow, interessante e di ampie vedute sei tu ehh...
Una volta mi capitò di chiedere: “ hai mai sentito parlare del Living Theatre?”
Allora lei mi lanciò un’occhiataccia e mi disse: “io non ci parlo più con te perché io lo so, tu ti fai gli spinelli, me l’hanno detto le mie amiche che chi legge quelle cose lì se li fa”.
Io avrei potuto anche far finta di niente dall’inizio e assecondare le sue cazzate ma poi avrei sofferto di impotenza per tutta la vita pensando all’errore che avevo commesso.
Comunque, tra menate e cazzi vari, tra litigi con i prof. e con il preside che ci aveva negato anche il cosiddetto viaggio di “istruzione”, arrivammo finalmente alla fine dell’anno scolastico.
Ormai era estate, i bollori degli adolescenti erano in pieno regime e io ero sempre lì, anzi al mare, in vacanza al lido 74.
Avevo scelto quel lido perché il proprietario era un ex hippy che era andato persino a Woodstock e all’isola di Wight e io sapevo che lì avevano partecipato anche i Doors. Per cui immaginate me, a bocca aperta, mentre seguivo in trance il racconto del concerto ed ogni volta che finiva la storia diceva “ oh io devo lavorare però ” e io invece ero troppo curioso e lo bombardavo di domande anche quando faceva gli scontrini dei cornetti frigida.
Aveva chiamato il lido così, perché secondo lui, la musica era morta proprio nel 74 dopodichè non ci sono stati artisti in grado di fargli scopare una ragazza...così diceva lui..,e forse è proprio vero..
Succede spesso che a seconda della filosofia di vita del proprietario di un determinato locale, così allo stesso modo, viene frequentato da gente che condivide il suo pensiero..
Si poteva incontrare molta gente aderente a quello stesso stile, e lì di ragazze così ne bazzicavano molte e a me piacevano tutte.
Dopo una settimana di pedalò, battaglie a quattro nell’acqua e castelli fumanti ero seduto sempre sulla solita sedia a fianco del juke box. L’unico juke box della costa che suonava dischi anni 60/70.
“Dunque vediamo un pò...ma si..Moon light drive...The Doors.
“Lets suim tu the mun ahaha, lets claimb tru the tide...”.
Mi girai per ritornare al mio posto e ...WoW.. un incrocio fulminante di sguardi: c’era lei, lì, che ammiccava e si compiaceva con me per la scelta del brano, in più cominciando anche ad intonare la canzone.
In un attimo capii che poteva essere la prescelta del momento, in quanto si alzò di scatto e con passo veloce ma elegante, venne a ballare davanti a me scimmiottando una scena come quella di Pulp Fiction in cui John T. e Uma T. ballavano in uno spettacolo tipo Ed Sullivan Show.
Io ovviamente rimasi rigido e senza parole, ma appena finita la canzone, riuscii a riprendermi ed eravamo già lì a prenderci confidenza e scambiarci piccoli cazzotti sulle braccia come due che si conoscono da tanto tempo.
Praticamente avevamo molto in comune, avevamo letto gli stessi libri, trovandoci a condividere lo stesso pensiero sul fatto che, al mondo avrebbero dovuto esserci più persone pazze e libere come Dean Moriarty di “On the road”.
Infine fummo d’accordo anche sui grandi poteri di amplificazione percettiva della marijuana, promettendoci di sperimentare il fatto la sera stessa e allo stesso posto.








Come Tardelli nell’82


“Io penso fermamente che la socializzazione di tipo verbale tra un maschio ed una femmina, serva per lo più come strumento preliminare al raggiungimento di una socializzazione di tipo erotico-sessuale”.
Almeno questo valeva in via teorica, perché a me capitava spesso che, più una ragazza mi piaceva e meno pensavo al raggiungimento di una socializzazione di tipo erotico-sessuale.
Ecco perché esistono le ansie da prestazione. Le ragazze cosmiche ti rendono impotente, ansioso, insicuro.
Ecco perché gli uomini escono sempre ubriachi dai bar quando hanno un incontro “galante”.
Lei comprese quella tensione e agitazione in me, e così fu brava a confezionare un bel joint mentre mi rapiva con le sue conversazioni sulla cromoterapia e le erbe naturali.
Il tempo sembrava interminabile e l’erba fece il resto: ad un certo punto ci ritrovammo abbracciati sotto le stelle avvolti in un pareo sulla sabbia umida del mare.
Io per l’occasione portai con me alcuni a-forismi scritti durante l’inverno e lei senza batter ciglio le lesse con curiosità.
Era la prima persona che li leggeva, non perché fossi geloso delle mie “opere”, ma perchè ogni volta che parlavo a qualcuno di poesia, di letteratura o di musica dicevano che ero un pazzo sovversivo o un gay.
Fu molto divertita da una frase letta sul mio taccuino in cui per spiegare che il mondo non andava per il verso giusto ricorrevo ad una sorta di rappresentazione metaforica: “ un giorno camminando su di un marciapiede con un mio amico vidi dello sterco di cane e avendo premura per lui cercai di avvertirlo servendomi di una metafora: Attento alla società”!, ma lui non capì e così la pestò in pieno”.
Ridemmo molto su questo mio amico immaginario facendoci vari film mentali tipici da fumati.
Nel frattempo sentivo, percepivo in pieno, l’ardore dell’amore che cresceva nei suoi confronti e la sentivo compatibile con il mio spirito di affrontare il mondo e le cose.
Così pensai che in fondo il detto che “i poli opposti si attraggono” non è sempre vero, o almeno non è conveniente perché i poli opposti se si attraggono poi si distruggono a vicenda in un mare di compromessi, incomprensioni e tentativi di plasmarsi l’un l’altro.
Si rischia di vivere sempre con la falsa speranza in un giorno migliore e nel frattempo ti accorgi che lei ha già trovato un altro “polo” meno opposto di te.
Ecco perché l’amore è un pregiudizio, un’area di sosta, un’illusione per far credere a sé stessi di aver trovato il massimo che si possa trovare al mondo.
Si può star bene comunque con una che corregge i tuoi manoscritti, una che se si va in un cazzo di locale e non c’è molta gente, non ha paura di restare sola con te dicendo di andarsene solo perché non c’è abbastanza gente che copre gli imbarazzanti silenzi.
Una che quando c’è la musica rock blues batte il piede per portare il tempo, una che se si siede a terra non ha paura di sporcarsi il vestito.
Insomma ritornando alla nostra storia dicevo che eravamo distesi sul pareo e cominciammo inevitabilmente a baciarci...poi a toccarci delicatamente per un buon quarto d’ora quando lei mi da una fantastica notizia a cui non avrei pensato minimamente: “ lo voglio fare, voglio farlo con te la prima volta”. Io ero strafatto di droga e felicità e non sapevo davvero che dire anche se in quelle occasioni bisognerebbe fare più che dire.
- I condom ce l’hai?
- Cazzo no!
La mia risposta la rese ancora più felice perché le avevo fatto capire indirettamente che non la consideravo una di quelle che la danno al primo appuntamento.
Così lei: - allora che aspetti, vai a comprarli!
Ed io: - ah vero si vendono!
E’ in queste occasioni che si diventa deficienti e ci si dimentica delle cose più banali: l’amore, la figa, sono potenti mezzi chimici e fisici che sanno incantare l’uomo più di ogni altra cosa al mondo.
Allora mi alzai di scatto e, quasi commosso per quello che mi sarebbe accaduto da lì a poco, mi misi a correre come un pazzo alla ricerca di un distributore automatico.
Immaginate la scena: io che correvo mimando i gesti clamorosi ed emozionanti del magnifico Tardelli ai mondiali dell’ 82’, esultando con i pugni chiusi e protesi in avanti, il viso che guardava il cielo quasi ringraziando qualche divinità e urlando Siiiiiiiiii, Siiiiiiiiiiiiiiiii.
Nonostante tutta l’emozione e l’incredulità dei passanti che mi chiedevano cosa fosse successo, in 3 minuti buoni riuscii a inserire le monetine nel distributore, pigiare il bottone giusto e ritornare dalla mia amata, facendo finta di niente e trattenendo a stento il fiato.
Riuscimmo a ricominciare con i preliminari giusti e giunse il momento fatidico. MALEDETTI i produttori di preservativi con quelle cazzo di apposite linguette che non si riescono mai ad aprire e sei costretto sempre strappare a morsi la carta avvolgente del pacchetto!
Seguii distrattamente le istruzioni del libretto illustrativo(tanto le avevo imparate a memoria) e.....ah.-.-.-si..---.-ah-.-.-.si.-,..,oh cazzzooo..--,oh siii...-,,.mamma mia.,.,,..,.ghyyghyyyyyyhghgyyyy isiiiiiii.
Solo questo vi posso dire perché non riesco a descrivere questi tipi di sensazioni, come E.A.Poe si biasimava del fatto che non riusciva a trovare parole adatte a descrivere le cose dello spirito.
Come descrivere un colore o Il Colore ad un non vedente...?
Il tempo tecnico devo dire che fu anche abbastanza prolungato e molto piacevole, dovuto anche all’aiuto del THC ritardante e allo stesso tempo amplificatore.
Restammo abbracciati, io disteso a pancia in su e lei di fianco, coprendomi con la gamba metà del mio corpo, fino alle quattro del mattino fino a che i nostri muscoli rimasero tutti indolenziti.
Parlammo poco e questo mi fece piacere, perché non bisognava dire per forza cazzate, potendo dividere il nostro piacere anche senza fiatare.
Ad un certo punto ci ricordammo che non eravamo ancora adulti abbastanza da vivere da soli e così dovemmo rimetterci in sesto per tornare alle rispettive basi.
Ci promettemmo di rivederci la sera successiva, ma mentre lei me lo diceva, i miei occhi sembravano carpire qualcosa di latente, non direttamente visibile ma intuibile.
Io speravo ovviamente che il mio settimo senso avesse fatto cilecca.
Dovetti aspettare solo un giorno.














Cose da raccontare ai nostri nipotini


“Quando vedi un bel fiore, estraneo alla tua psiche, non ti illudere mai, perché anche se riuscirai a coglierlo, lui ti vedrà sempre troppo lontano per decidere di crescere nel tuo giardino”.
Questo è un po’ il succo di quello che mi accadde la sera successiva.
Mi sentivo ansioso e illuso, ero seduto al lido 74 a bermi una S. Miguel, fumavo una Diana blues, quando con mezz’ora di ritardo ecco arrivare il fiore che aveva affondato le radici nel mio cuore malato.
Il mio entusiasmo nel vederla fu quasi subito smorzato quando vidi che, più si avvicinava e più vedevo chiaramente che la sua mano non era libera, ma stretta da un’altra che aveva ben poco di femminile.
La mia mente cercava di ingannarmi volendomi far credere che di sicuro si trattava di uno scherzo o di un fratello di cui non mi aveva parlato.
Il dubbio amletico si risolse in un secondo quando lei disse:
- ciao andò, questo è il mio boy, il famoso pazzo poeta di cui ti ho parlato ieri tutta la notte(facendomi l’occhietto).
- Oh si mi fa piacere conoscere il cornuto, e adesso vaffanculo tu e il tuo poeta maledetto!
Poche volte mi capiterà di mandare a fare nel culo una puttana, perché pensavo: “se è davvero tale, un giorno in cui starò in crisi di astinenza sessuale potrà sempre rivelarsi utile”, ma questo non lo avrei sopportato e una sega in più non mi avrebbe fatto poi così male.
Insomma scelsi la via più rapida, poiché non avevo voglia di far finta di sorridere come fanno i ladri o i traditori.
Quello che conta è l’esperienze sia nel bene che nel male, sennò che racconteremo ai nostri nipotini?
Ma le sfighe non vengono mai da sole, perché sono come le donne quando vanno in bagno.
Da lì iniziò un periodo assurdo in cui collezionai un numero di sfighe da farmi pensare seriamente di essere vittima di una candid camera o di un Thruman Show, al punto che arrivai a cercare le telecamere nascoste nella mia casa.
Quell’estate da leone terminò cedendo il passo all’inizio della routine scolastica, alla sveglia alle 7, ai litigi con professori, con i bidelli, con i vigili, con il salumiere
e immancabilmente con i genitori che non riuscivano proprio a capire questo cazzo di complesso di Edipo.
Infatti pensarono bene di spendere inutili soldi mandandomi dallo strizza.
Io ovviamente ci andai perché era un motivo per intimorire i bulletti e farmi passare per pazzo perché: il tipo duro è prevedibile e fa meno paura del tipo pazzo e imprevedibile.
In più mi divertivo, dando risposte insensate alle loro prevedibili domande da terza elementare.
Sinceramente non mi sentivo per niente compreso perché in cambio delle mie vedute ricevevo solo atteggiamenti paternalistici e di conforto. Va bene che la cosa più bella che possa capitare ad un genio è quella di essere incompreso, ma a volte l’incomprensione può trasformarsi in frustrazione.
A volte potei sfruttare queste impressioni che si erano fatti su di me per giustificare alcuni miei gesti intenzionalmente voluti: ad esempio, quando non volevo fare i compiti o non volevo andare a qualche appuntamento o incontro, potevo non andarci facendomi passare per uno che sta assorto nei pensieri del proprio mondo e se l’era dimenticato.
Decisi però di darmi da fare in quanto ero sempre alla ricerca della mia compagna fedele e cioè della musica e così mi misi alla ricerca di un gruppo musicale.
Scrissi un annuncio e lo affissi in bacheca con la speranza che un giorno qualcuno avrebbe chiamato dicendomi: “hey sei tu il cantante pazzo in cerca di un gruppo”?
Ed io avrei risposto: “ si sono io e i pazzi sono il frutto delle società repressive e c’è bisogno della musica per liberarli”.















24 carati

Dicembre: mese del consumismo per eccellenza, in cui tutti festeggiano per abitudine la nascita del primo hippy della storia di questo mondo.
Sapete una cosa? Noi cosiddetti occidentali, aperti alle sfide del futuro(apocalisse), figli della civiltà saggia del passato, fautori del progresso(che uccide gli innocenti), figli della democrazia(ahahaha) che permette a 40 mitomani di decidere per il bene dei loro parenti e per il male di altre 5 miliardi di persone, “noi”, abbiamo proprio delle strane usanze e siamo proprio delle teste di cazzo, e ci permettiamo di classificare gli altri popoli come culture minori che hanno delle strane tradizioni e modi di vivere.
Gli indiani ce lo metterebbero nel culo 304050583 volte se solo volessero, ma non è nel loro DNA essere dei figli di puttana.
Una volta uno sfigato di scienziato “occidenatale”, mostrò compiaciuto ad un indiano navaços un aeroplano che volava, aspettandosi grandi gesta di meraviglia, spiegandogli tutti i vantaggi che la loro civiltà ne avrebbe tratto.
Il fottuto indiano invece di meravigliarsi, non fece neanche un ghigno dicendo semplicemente che se ne avessero avuto bisogno lo avrebbero inventato già da molti anni.
Questo racchiude tutta la saggezza dei popoli che noi osiamo chiamare arretrati.
Noi cristiani non praticanti o praticanti non cristiani ci serviamo della chiesa come edificio per praticare il gossip domenicale di paese, e della Chiesa per permettere ai potenti corrotti di lavarsi un po’ le mani e illuderli di uscire un poco più puliti la sera, quando andranno a puttane, snifferanno un po’ di coca e praticheranno la masturbazione mentale sui destini della terra.
L’uomo scommette su chi manderà a puttane questo mondo: sarà prima il dito medio di un coglione che azionerà la bomba atomica o la grande Natura che si suiciderà per disperazione cercando di mettere le radici su un altro pianeta?
Io francamente tifo per la grande natura proprio per non dare all’omino blu la soddisfazione e l’onore di aver dipinto la fine del mondo.
Che sensi di colpa ha quel figlio di puttana che ha allestito armi proprio per permettere all’uomo di ammazzare senza pentirsene?
Ci sono studi su studi sulla psicologia dell’omicidio. Pensiamo a tanti anni fa quando la tecnologia delle armi consisteva soltanto in coltelli, lance, al massimo una pistola con un solo colpo. Uno per ammazzare doveva combattere corpo a corpo, il che richiedeva un grande coraggio e il più delle volte il combattimento finiva quando uno di loro era ferito.
Oggi invece ti allungano la distanza per non vedere in faccia il nemico e ammazzarlo senza sensi di colpa.
Un missile che arriva a migliaia di km da te, un aereo che sgancia bombe da 6 mila metri....non si sente e non si vede: lontano dagli occhi lontano dal cuore.
La morte ormai sembra una trovata pubblicitaria, un quiz, un gioco a premi, uno slogan: “uccidete 2000 persone stando comodamente seduti a casa vostra”.
Il progresso! Fanno coincidere la parola innovazione con il progresso!
Se fossi un prete, direi questo la sera di natale, e non guardare le tette alle mogli degli onorevoli che vengono a prendere l’ostia consacrata dai 24 carati.




100.000 Lire di erbetta buona



I miei, dopo anni di “duro lavoro e sacrifici per la famiglia”, dopo anni di rispetto e dedizione ad una vita quasi “epicurea”, decisero finalmente di concedere alle loro menti un periodo di riposo.
Decisero di partire finalmente per l’Olanda, il grande paese immacolato, il più invidiato dalle giovani generazioni, era considerato il Paese che rappresentava di più la formula “utile e il dilettevole”, perché potevi andare a puttane fumandoti una canna. Cosa volevi di più?
Fu solo un week-end, breve ma intenso.
Il mio compito era quello ormai collaudato: prendersi cura della casa, delle piante, del frigorifero, e, aprire il negozio di pomeriggio in quanto di mattina c’era mia zia che provvedeva alla vendita di biancheria intima per signore.
Inutile dire che il mio impegno e la mia premura fu tale da riuscire ad organizzare ben due p-a-r-t-y, uno di riscaldamento, e uno detto Grande Party, di cui ancora oggi si narrano le nobili gesta.
C’era tanta di quella roba da bere che a mezzanotte inoltrata si era riversato l’intero paese nella mia abitazione.
Molti rimasero a far baldoria nelle scale del palazzo, molti facevano la coda davanti alle due stanze con i letti, moltissimi davanti al tavolo degli alcolici, pochissimi davanti a quello dell’acqua e della Fanta.
Comprammo 100.000 Lire di erbetta buona da Franco “Pollice Verde”, potete immaginare perché lo chiamavamo così.
Comprammo tanti ovetti di cioccolata non per mangiarli, ma solo per ricavarne tanti bussolotti di plastica, quelli che contenevano la sorpresa.
Quando fu la sera del Grande Party, riempimmo tutti i bussolotti di un grammo di erba e li distribuimmo a tutti gli invitati, in modo che ognuno potesse essere a proprio agio.
Sembrava un mercato ittico, sembrava la Borsa di Milano, dove tutti alzavano le mani, urlavano, chiedevano cartine, filtrini, cervelli di ricambio, dignità e attenzione per l’impresa da Guinnes dei primati per un cannone di un metro, fatto con le cartine a rullo.
Ovviamente ci furono giochi sexi, giochi da imbecilli, canti popolari, filastrocche, gare di abilità ubriaca e vomitate collettive. Un perfetto fottuto Barnum.
La più divertente fu quella che riguardò la porta della mia vicina, l’ultima persona da cui avrei voluto cercare guai.
Lei si considerava una “signorina” un po’ particolare e da comprendere perché abitava sola da tanti anni, per noi era semplicemente una vecchia zitella acida e frigida, e già questo spiegava tutto.
Aveva diverse patologie sociali: era cleptomane, mitomane, claustrofobica, logorroica, e, la malattia peggiore: non amava tanto farsi i cazzi suoi.
Il suo bisogno di sapere di tutto e di tutti era tale, che si era comprato persino un binocolo ad alta definizione per riuscire a leggere le targhe delle macchine delle coppiette che si appartavano nei parcheggi distanti 200 metri. Se l’era fatto portare appositamente da suo cognato che lavorava nell’esercito della marina.
L’intraprendenza non le mancava affatto: aveva redatto un’agenda in cui, in una colonna c’erano riportate le targhe delle macchine e nell’altra il numero di telefono di casa delle fidanzate del proprietario della macchina, in modo che poteva, dietro pagamento, telefonare ai genitori e farla cogliere in flagranza di reato. La classica donna che non ha un cazzo di niente da fare.
Figuratevi cosa potè riferire ai miei genitori, quando tutti felici e rilassati, stavano nel bel mezzo della vacanza.
Roba che ancora oggi mi rinfacciano di avergli rovinato l’unica vacanza che si erano potuti permettere dopo 25 anni di matrimonio.
I vigliacchi sono come dei cecchini, come delle supposte maligne, sempre pronte alla tua prima genuflessione.
Ora, quando la “signorina” mi vede per strada, cambia marciapiede perché le ho promesso di fargliela pagare ma non ho detto quando. Questo la farà stare sempre in ansia e impaurita. L’imprevedibilità rende molto più pericolosi.






La faccio una Sdang?



-“Allora Andò, io vado n’attimo a fare visita a Zia Lina che sta poco bene, non ci metto molto, al massimo due orette. Tu già sai come funziona: se viene qualcuno, saluta, dici buonasera e chiedi se puoi essergli utile etc..”
Fai lo scontrino, il resto sta qui vedi, e dici arrivederci e grazie, vabbè”?
-“ Si si va bene mà , non ti preoccupare, l’ho fatto pure le altre volte, e poi si e no viene qualcuno”.
Mia madre aveva lasciato le sorti della fragile economia familiare nelle mie mani per due ore buone.
Il negozio era diventato, anche se per poco, il “mio negozio”, e dovevo badare a soddisfare le esigenze delle giovani donzelle amanti della lingerie.
Dopo 5 minuti, già mi ero un po’ scocciato, mi accertai dell’assenza di parenti nelle vicinanze e corsi nel camerino a rullarmi un bel joint di fumo scadente, dato che di erba se ne trovava pochissima, e quel poco che c’era se la fumava Franco “pollice verde”.
Nel frattempo mi vennero in mente le scene di quel b-movie del mitico Pierino, in cui gli lasciarono fare il commesso nel negozio di tessuti e arrivò una signora esigente e indecisa sul colore della stoffa da comprare...etc etc..., grande Pierino! Sorrisi molto.
Mi fumai il mio bel personale, accesi l’incenso e la radio per confondere i sensi ad un eventuale cliente, e iniziai a sfogliare un giornalino di fotoromanzi amatoriali di terzo livello.
Iniziai a pensare a come cazzo facevano a scrivere certi dialoghi, cioè, era gente fintamente stupida che, dopo anni buttati a studiare le filosofie delle più abili menti di questo pianeta, pur di sopravvivere dovevano ribassarsi a scrivere delle stronzate per delle zitelle in cerca del loro principe verde pisello.
Ad un certo punto, stavo ridendo a crepapelle, e distolsi lo sguardo dal giornale, quando vidi sulla soglia del negozio due ragazze che stavano dando uno sguardo alla vetrina. Avranno avuto al massimo 27-28 anni.
Che visione!
Il mio cervello: (dai cazzo entrate, anche solo per chiedere qualsiasi cosa, dai..che ne so, l’indice dow jones, domani che tempo farà, come si chiama quell’attore che ha interpretato la leggenda del pianista sull’oceano.qualsiasi cosaaaa)..
Dummm Entrarono!
La gola mi si seccò tutta, mi sentivo sabbia in bocca, rimasi immobile come il manichino in vetrina.
Ridevano, parlavano a bassa voce, si sussurravano cose all’orecchio e ridevano come matte.
Sarà stato mica il fumo passivo? Pensai.
Una era alta sul metro e ottanta, capelli corti, bagnati, con riflessi rosso fuoco, occhi bellissimi di colore indecifrabile, contornati da un abbondante mascara nero;
Piercing al lato destro del labbro inferiore;
Tette piccole, una seconda;
Snella e bracciali argentati;
Gonnellina verde e nera, anfibi neri e calze fino al ginocchio.
L’altra, era alta sul metro e settantacinque, capelli neri liscissimi, lunghi e scendevano giù per le guance;
Senza trucco, top trasparente con sotto reggiseno viola, collare torchiato;
Jeans a figa-bassa, anzi bassissima.
-Bbb-b-b- buonaseeera...
-Hey ciao come va?
-Ehhmmm.mm.m. così..vva..si,si, vava..
-Hahahahha, ma sei proprio buffo sai?
-...???.......graz..cioè..buffo buonoo o buffo male scusa?
-Hihihihi, ascolta, abbiamo voglia di spendere un po’di soldi stasera..,puoi aiutarci?
-Certo sss—ssi si. Cosa cercate in particolare?
-Se te lo dicessimo ti scandalizzeresti subito sbarbino...?
No , cioè no..sono cresciuto negli anni della rivoluzione sessuale io.
Ahahahha scoppiarono in grasse risate..
-(che figura di merda)
Ma allo stesso tempo mi sentii più sollevato, perché avevo rotto finalmente il ghiaccio..
-Ci serve qualcosa sul nero..non di pizzo però..qualcosa che sembri di pelle..
-(WoooW, gklum snurp), Ah si si..ho qualcosa del genere..comprende .,mmm dunque..reggis..e..no..per....izom...a....e autoreggenti...
(sono riuscito a dirlo..fiuuu) che caldo..
-Ahaha, dai non fare il timido..facci vedere quello che hai appena detto, ci serve proprio qualcosa del genere.
-Ok ok.
-Wow wow che figata...,sarà perfetto per quello che ci serve..,adesso però lo dobbiamo provare..dove ci possiamo accomodare?
-Li li...li.
-Ahhhah ahahah, wow, wow, come sei stronzamente sexy Linda! Sai come cadrà ai tuoi piedi quel porcellone del “sotto-segretarie” ahah ahha....
Sentivo tutte queste storie su fantomatici ricconi impotenti, ed io fantasticavo..e pensavo: chissà se avranno voglia di fumare..?
Così, senza pensarci troppo:
-ragà, ho visto che siete 2 tipe tranquille, io un po’ di fumello, avete voglia? La faccio una sdang?
-Cheee??? Una????
-Una canna, hihihihi...
-Wowwwoow ma davvero!? Ce l’hai un po’?? sapessi quanto abbiamo girato per cercarne un po’.. ma ci prendevano tutti per matte qui! Eh il paese è piccolo...è ammesso solo il vino qui.
-Allora perché non vieni qui nel camerino però?...altrimenti ci vedrebbero subito..e...avresti molti guai, e, anche noi potremmo averli visto che sei minorenne di sicuro, bel sbarbino.
Schizzai alla porta di ingresso...girai il cartellino in “Torno subito”, guardai l’orologio e pensai che rimaneva una buona ora ancora...perfetto.
Feci tutto ciò in 30 secondi buoni e quando feci per aprire il camerino, una aveva ancora addosso il completo che le diedi da provare e l’altra, ohh cazzo,...ohh madre de Dios, l’altra già era lì, dietro di lei che le baciava i lobi dell’orecchio e le massaggiava le tette..
-Hey sbarbo...dai fai un bel joint se no qui ci annoiamo a morte..
15 secondi per polverizzare il fumo...5 secondi per miscelarlo col tabacco, 7 secondi per arrotolarlo. In 2 minuti eravamo già tutti fumati e fumanti dall’ardore dell’atmosfera terribilmente sexy.
- hihihi, Hai mai visto due donne che se la leccano?
-(silenzio) porca puttana, vi dico la .....come si chiama...?..laaa.....verità, ecco... ....è il mio sogno...
Si girarono di scatto, e si avvinghiarono l’una all’altra, iniziarono a sbattere contro le pareti come a delle assatanate, con le loro lingue che arrivavano dappertutto..., le mani sembravano molto esperte e si sincronizzavano a seconda dei gemiti che emettevano entrambe.
Il chiaro segno che non era certo la prima volta che si frequentavano.
La ragazza dai capelli corti prese per i capelli dietro la testa la sua amica e la testa la sua amica e la guidò verso il più sacro dei suoi buchi..
Gemeva e gemeva e io mi misi dietro a rimirar….
senza dire parola…
La ragazza con i capelli corti nel frattempo che l’altra la leccava, mi prese di scatto e mi abbassò subito i pantaloni e me lo prese in bocca dandomi il piacere più indescrivibile. Allo specchio ci guardavamo tutti e tre, una era leccata, l’altra che leccava e si masturbava ed io ….oh cazzo…ohh cazzo!
Si misero entrambe ai miei piedi e si passavano il mio cazzo a turno nelle loro bocche spalancate, baciandolo, baciandosi, baciandomi, baciandoci…venni in un lago di sborra…
oh hohoh cazzo oh porca puttana..oh cazzo woowwowow…

Sentii un forte suono acuto, era il cellulare che squillava..ed io ero completamente bagnato tra le mie cosce…..
Mi accorsi che avevo sognato…avevo sognato e il fumo fa addormentare cazzo.