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Ninfa - di Simona

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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/09/2008 alle ore 18:51:01

 

L'autore si assume la responsabilità di quanto pubblicato.

 

Come far rimanere in estasi una stella che cade ai nostri occhi e in verità già si è spenta milioni di anni fa?
Come vivere la magia della linfa che ci è stata donata alla nascita grazie alla dicotomia più vecchia del mondo?
L’unico scopo deve essere quello di passare vuotamente all’infinito questo miracolo fino a che una generazione futuristica non realizzi qualcosa che renda sensata l’esistenza inutile di tutti i suoi avi?
A questo tendono la incessante presenza di sofferenza materiale e estasi spirituale di ogni nuovo parto?
È veramente questo lo scopo di miliardi di persone nate e morte al mondo dall’alba dei tempi’
Aspettare un Galileo o un Leopardi?
Gioire delle glorie altrui?
O si deve seguire le teorie di quei filosofi che predicano il valore di una vita semplicemente vissuta senza combinare alcun chè?
Sono forse queste domande da non porsi per non finire torturate menti infelici e depresse?
Lo scopo della mia vita può essere quello di pormi domande sul mondo anche se ciò mi porta al disordine mentale e alla catastrofe emotiva?
E se fosse la consapevolezza causa della sensazione di incertezza riguardo a questo mondo?
Se si avesse poi la possibilità di mantenere in vita Leopardi o Leonardo per sempre a costo della vita di persone comuni ciò sarebbe giusto?
Poter fruire in eterno di menti speciali superiori varrebbe questo sacrificio?
Se la risposta fosse si la loro genialità ne uscirebbe contaminata dalla sfera quotidiana?
La nostra società più di un tempo riverisce i geni ma non è questo dovuto solamente al rispetto più allargato dell’intero genere umano?
Le conquiste democratiche della contemporaneità non incrinano la reverenza che si dovrebbe avere nei confronti di intelligenze emotive superiori?
Come sentirsi quando una persona che non vale un centesimo rispetto a ciò che vali tu ti sminuisce perché la società impone il rispetto per quelle persone che stanno da più tempo su questa terra, anche se ci stanno unicamente per grattare il proprio culo ingrassato dalla noia di vivere?
Sono da rispettare le persone che vivono tranquille, consapevoli di non essere superiori ma solo normali, nati per essere felici della loro semplicità. Sono da invidiare tali individui che sono gli eletti del perpetuo sorriso.
E se a questo punto i geni decidessero di rinnegare la loro luce per omologarsi falsamente al popolo della gioia?
Non decadrebbe il mondo senza il nutrimento delle sue menti superiori?

La mia vita è sempre stata particolare. Lo era già prima di essere pensata.
Ho una sola madre.
Geniale e consapevole, a volte però bloccata dal mondo.
Fermata dalle insulse credenze che come la peste infestavano il mondo di metà novecento.
I miei padri..strano che siano tutti morti.
Il primo padre della mia esistenza morì ventun mesi prima della mia nascita.
Feste natalizie, 1985.
Strano periodo per morire.
Modo stupido di lasciare la terra:incidente in motorino, senza casco.
Aveva una vita più felice della mia, almeno questo mi fanno credere i racconti di mia madre.
Sarebbero morti in due. Anche questo mi racconta mia madre.
Lui era dunque l’unico scopo della sua vita dopo un matrimonio fallito.
Mio fratello, appena diciottenne, morì lasciandole un unico regalo, una profezia che la tenne aggrappata alla vita.
Con le ricerche fantasiose più astratte non avrei mai potuto immaginare di essere stata concepita in un sogno.
Visitò la notte di mia madre e le disse di essere morto, suo figlio esisteva ora solo come pura anima.
Ma non la lasciò sola in catastrofe, presagi per lei l’arrivo di un nuovo amore, quell’amore potente che lega ad un nuovo figlio del mondo;un nuovo figlio che lei avrebbe donato a quel mondo.
Simon.Le disse quello che sarebbe stato il mio nome.
Un sogno dettato da un morto salvò due vite; mia madre e me.
Vivo una vita divisa in due tra me il mondo. Non comprendo realmente se le teorie sociologiche che parlano di una costituzione dell’individuo derivante dalla sua interazione con la società mi completino davvero. Si, anche loro fanno parte di me, i visi di quelli che ho conosciuto mi perseguitano ogni giorno ma cambiano solo come mi comporto.
La mia essenza è un’altra cosa, la pura energia con la quale sono nata.
Per questo so che posso fare qualsiasi cosa al di là di ciò che mi accade al sole.
Solo ciò che accade nell’ombra della mia mente è reale.
Loro non avranno ragione.
Ho superato da tempo la qualità dei visi conosciuti che ancora mi perseguitano.
Ma l’ombra è sempre mia, non la possono ostacolare con nessun attacco di luce.
Ero molto felice,i primi otto anni della mia esistenza sono stati i migliori e altri così ce ne saranno in futuro.
Sono stata bloccata da un evento che ha permesso alla mia ombra di svilupparsi ancora di più, iniziando un processo che mi conduce ogni giorno di più allo spostamento del mio punto d’unione (prendo spunto da un termine utilizzato da Castaneda per dare un nome a quel momento in cui si è al di fuori e allo stesso tempo completamente allineati con se stessi e ci si muove in realtà diverse da quelle del giorno,in mondi paralleli a quello socialmente condiviso).
Sembra un concetto strano ma come si possono spiegare altrimenti le mie regressioni di anni, compiute solo con la mente; quando la mia anima si ritrova a cercare cose di cui sentivo il bisogno a quindici anni. Alcune volte questi spostamenti mi hanno fatto paura, desideravo tornare ma mi riusciva difficile, non è forse quest’evento simile a quello che colpisce i pazzi?
Si ritrovano al di fuori del mondo conosciuto, in una realtà che appartiene unicamente a loro e di cui sono padroni, decidono nel bene e nel male cosa debba esistere.
Ma non è forse questo che desidera ogni uomo per sé? Poter plasmare il proprio mondo.
Sono allora i pazzi dei privilegiati?
Tutto è iniziato d’estate, durante le vacanze passate con mia madre in una delle isolette turistiche spagnole. Una notte, mia madre si svegliò di colpo, il suo sonno era stato disturbato dal fascio di nervi che si agitavano nel letto imparte a lei. Il mio cuore sembrava volermi uscire dal petto.
Il mio corpo orizzontale rimbalzava sul letto. Gli occhi bianchi, la schiuma alla bocca.
Gesù ai sui tempi avrebbe tentato un esorcismo.
Invece i medici tentarono delle analisi.
A quanto pare avevo una forma di epilessia giovanile, che se ne sarebbe andata con lo sviluppo ma che rimase per tutto il tempo che le servì a rovinare il mio sorriso.
Vedendomi ora mi chiedo se non sarebbe stato meglio accettare quelle piccole interruzioni di corrente nel mio cervello piuttosto che imbottirmi il corpo di medicinali che hanno distrutto la mia vivacità.
E se questi corto circuiti dovevano essere qualcosa di più, un aiuto per essere grande, forgiatori di un essenza rafforzata e fossero stati bloccati dalle medicine?
Sicuramente queste ultime non mi hanno aiutata.
Come avere una mente ed un corpo dormienti, in tre anni i miei voti di scuola passarono da distinto a sufficiente e non è sicuramente il peggio; non avevo veri pensieri.
I miei ricordi sono danneggiati, la mia memoria riesce a recuperare solo rari frammenti antecedenti ai miei quattordici anni e molti di questi sono a metà coi sogni, circondati di incertezza.
Ho cercato di ricordare, di ricongiungermi al passato che mi è stato tolto e forse questo mi impedisce di andare avanti, di orientarmi al futuro e fare azioni concrete per costruirmelo.
E forse è a causa di questa mancanza che mi è stata data la possibilità di orientare la mia energia verso un ritorno indietro, per scoprire cosa volevo realmente e cosa questo mi ha portato a volere ora.
La realtà è che non conosco ciò che voglio, a meno che non decida di innamorarmi della prima cosa che mi capita giusto per avere qualcosa in cui credere. Molti lo fanno.
Non cerco un’aspirazione illusoria, non voglio costanza ma passione.
La passione ha sempre infuocato realmente gli animi, si è disposti a morire per essa perché è più importante delle vite e dei sentimenti.
Si è disposti a vivere per essa, una vita difficile guardata dall’esterno ma semplicissima per l’uomo che ha trovato uno scopo, una magia da realizzare con l’impiego di tutto il suo cuore.
Un obbiettivo a cui sacrificare tutto.
Ma pochi lo trovano realmente, per lo più gli scopi della vita umana sono fittizi, illusioni per menti deboli e bisognose.
Dunque ricordo poco di ciò che mi successe nel periodo antecedente il mio quattordicesimo anno, anno in cui morì mio padre.
Credo di aver sempre saputo che non era veramente mio padre, non biologicamente almeno.
Ricordo i sorrisi, la sua presenza nei momenti che contano ma non ho quotidianità condivise con mio padre.
È morto nella sua terra, la Sicilia, lontano da me. Lontano da mio fratello.
È strano quanto poco ricordi di lui e quanto invece abbia nitide immagini del giorno in cui mio fratello, quello che è anche biologicamente suo figlio, venne a prendermi a scuola.
Lo faceva spesso, si fermava con la moto davanti al mio liceo avvertendomi la sera prima o in mattinata, ci mangiavamo qualcosa insieme poi mi portava a casa.
Quel giorno siamo andati al centro commerciale, duecento negozi pieni di cose che sarei stata immensamente felice di avere.
Ero sempre felice di andare in quel luogo, era sinonimo di svagatezza, di giri frivoli tra le vetrine senza pensare ai problemi con mia madre o alla scuola.
Eravamo sotto la grande scalinata che si trova al centro dello stabile, sotto il Mac.
Abbiamo mangiato insieme una pizza familiare.
“il papi è morto”. Ricordo solo queste parole, solo poche sillabe e non tutto il resto.
Credo di non aver capito subito quello che mi stava dicendo, non razionalmente.
Ho pianto. Sono scoppiata come una bambina.
Era la prima volta da anni in cui non me ne importava nulla di essere in mezzo a centinaia di persone e piangere, mostrare quanto ero fragile al mondo intero.
Non desidero che il mio scritto diventi un semplice sfogo, ho ambizioni più alte; inoltre ho ben altri modi di sfogare la mia rabbia.
Sfogarla su se stessi è probabilmente il modo più sbagliato che esista ma anche l’unico che permette di non includere altre persone nel proprio dolore. Così continueranno tutti a pensare che sei normale, che ci sono solo momenti di frustrazione.
Poco prima di compire diciotto anni feci vedere i miei sfoghi alla persona che più ama al mondo, mia madre vide graffi orizzontali sulle mie braccia; quel leggero dolore mi procurava l’eccitazione necessaria a risollevarmi dai momenti tristi.
La conseguenza furono circa quindici mesi di antidepressivi.
Altre medicine.
Un’altra intossicazione.
Mi sono col tempo convinta che sia più nocivo immettere sostanze nel proprio corpo piuttosto che far uscire un po’ di sangue infetto da qualche graffio quando questo può aiutare, ma nonostante la mia credenza continuo a usare integratori e lievi medicinali.
Un modo probabilmente inutile e innocuo di zittire un abitudine ormai consolidata.
Dopo la morte di mio padre cominciarono le mie infinite storie.
Il mio primo vero amore l’ho conosciuto poco prima di compire quindici anni.
Da allora cominciai ad essere una ninfa.
Pericolosamente innamorata dell’amore.
Lui, il mio primo amore ancora non l’ho dimenticato. Non credo potrà mai accadere.
Sembra solo uno di quei detti popolari cretini ma io ci vivo incredibilmente dentro.
Sono passati quattro anni dall’ultima volta che mi ha baciata.
Quattro anni in cui sono diventata una collezionista.
Colleziono l’ amore. In tutte le sue forme.