La mia storia - di Paolo Cillo
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 24/08/2009 alle ore 12:07:58
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Quando meno te lo aspetti. Quando hai abbandonato le speranze. Quando hai finito di cercare. Quando ti accorgi di stare bene anche da solo. Quando ti rendi conto che quello che hai è già abbastanza.
È come se, ad un certo punto, cominci a dare più valore alle cose, alle passioni, ai desideri. A tutto quello che prima appariva superfluo e scontato. La paura di restare deluso mi frenava. Non mi lasciava libero di agire come avrei voluto.
Mi ritrovavo spesso a pensare a come sarebbe stato.
A volte si prendono abbagli. Si è convinti di aver trovato qualcosa di importante, ma presto ci si accorge che così non é.
C’era chi mi dava consigli su come affrontare gli eventi della vita. Consigli che non ho mai seguito.
“Hai mai pensato di trasferirti. Potresti andare a vivere da solo.” Mi dicevano. “Così da uscire dalla monotonia… dai giorni tutti sempre troppo uguali per essere nuovi.”
Pensavo che la continua e spasmodica ricerca della felicità fosse un sintomo di egoismo. Si cerca l’altro pensavo per appagare una insoddisfazione personale. In fondo ero contento di come andavono le cose, di come procedeva la vita.
Una volta si incontravano e si conoscevano le ragazze in modi diversi.
Forse era proprio questo il problema. Eravamo legati a degli schemi.
“Bisognerebbe frequentare luoghi diversi dalla piazza” Mi ripetevano.
A me, d’altronde, le abitudini non dispiacevano. Le avevo fatte mie e, nonostante fossi stato via per lungo tempo, non le avevo del tutto perse.
“Hai provato ad iscriverti in palestra? È anche quello un modo per conoscere gente.”
“Preferisco fare jogging in pineta o della ginnastica all’aperto.” Rispondevo.
Non ci tenevo proprio. Seguire le indicazioni di un istruttore che ti dice quello che devi o non devi fare. Mi ritenevo in grado di poter fare sport da solo.
Un’altra proposta che spesso si faceva riguardava il ballo. Mi consigliavano infatti l’iscrizione a corsi di ballo.
Mi chiedevo sempre come mai, quando ero piccolo, non avevo bisogno di tutto questo per fare amicizia.
E pensare che, per me, l’età adulta rappresentava un mito. La idealizzavo. Credevo che ai grandi fosse permesso tutto.
Durante una sera d’estate, seduti al tavolo di una caffetteria del centro, ci trovammo in tre a parlare del più e del meno. Ognuno di noi aveva una sua ricetta per svoltare la serata. Le proposte erano però fiacche. Mi innervosivo al pensiero che stavo sprecando tempo con questi buoni a nulla. Cercavo a tutti i costi di farmeli piacere. Controllai l’ora sul mio orologio da polso. Era ancora troppo presto.
Intravidi una figura. La riconobbi. Anche i due che stavano con me lo riconobbero.
“Che piacere vederti. Come mai di sabato in paese… non è da te.” Dissi.
“Veramente dovevano passare di qui alcuni amici. Li sto aspettando. Voi piuttosto che fate qui?”
“Niente di speciale.”
“Vi vedo sempre qui. Fermi al solito posto. Io invece mi muovo. Stasera infatti andiamo a ballare.”
“A noi però le discoteche non piacciono.”
“E chi ha parlato di discoteche. Noi balliamo il tango.”
“Ah! i balli che vanno di moda adesso… latino americani, caraibici…”
“No! Non c’entrano niente. Questo di cui vi sto parlando è tango.”
“Visto che ti reputi un esperto. Visto che tanto sento parlare di portare qui le conoscenze… perché non pensi di organizzarlo un corso di tango?”
Dopo il lavoro. Prima di cena ero solito passeggiare per le vie del centro. Mi piaceva. Mi distraeva
Vidi un braccio levarsi in alto, dall’altro lato della strada, in segno di saluto.
“Siamo partiti con quel progetto. Ti ho cercato per dirtelo ma non ti ho trovato.”
“A cosa ti riferisci?”
“Al tango… non ti ricordi? Il corso. L’ho cominciato.”
“Mi fa piacere per te.”
“Se ti va il corso si svolge il lunedì.”
In fondo pensai lo dissi così tanto per dire. Stuzzicarlo solo un po’. Le mie non erano certo intenzioni serie. Non pensavo ci riuscisse davvero. La cosa mi meravigliò. Ne rimasi sorpreso.
Non c’era tanta gente. Solo poche coppie già formate. Per il momento decisi di prendere tempo e osservare gli altri.
Provai i primi movimenti. Ci mostrò alcuni passi base. La cosa mi parve subito fattibile. Stavo bene. Per me era la prima lezione, non solo di tango, ma di ballo in genere. Provai il quadrato. Mi sentivo goffo, impacciato. Con la partner non riuscivo ad avere un vero affiatamento. Continuavo comunque a provarci. Per il semplice gusto di farlo… da principio. Di tanto in tanto mi fermavo per interrompere quel contatto involontario. Speravo che si stancasse o che qualcosa o qualcuno intervenisse.
La porta si aprì. Entrò una donna. Bella, aitante, imperiosa, sicura di se. Aveva un portamento elegante. Nessuno poteva immaginare ciò che sarebbe accaduto in seguito. Indossava un soprabito beige. Sotto aveva un completo nero. Abito nero, calze nere, scarpe nere. Mi chiesi subito chi fosse. La guardai ancora per qualche altro momento da dove ero, evitando che si accorgesse di me. Ripresi a ballare.
Anche se il ballo iniziava a piacermi avevo la sensazione di non dare il massimo. Eravamo agli inizi. Non potevo avere grosse aspettative, ma volevo comunque provarci. Il solo movimento, la semplice comparsa non mi soddisfaceva più.
“Adesso proviamo la salita basica.” Esordì il maestro. “Attenzione ai piedi della donna che devono essere portati in incrocio.”
La difficoltà era più nel dirlo che nel farlo. Ci riuscivo comunque a malapena e, nonostante credessi di aver compreso la teoria, la pratica risultò deludente.
“Va bene… adesso provate a cambiare partner.” Consigliò il maestro.
Mi voltai. Trovai davanti a me colei che avevo visto entrare. Quella che attirava le attenzioni di tutti. Quella che da tutti si distingueva.
Fu gentile. Mi sorrise mostrandomi la giusta posizione. Cominciai a muovermi, ma non funzionava. Ero ancora troppo rigido. Fisso sui piedi e sulle gambe.
Mi disse che stavo andando bene. Non mi convinceva. Mi disse di alleggerirmi. Di essere più morbido e rilassato nei movimenti. Più tranquillo e disteso.
Mi trovai subito bene. Iniziai a muovermi seguendo un ritmo diverso. Provai una sensazione di leggerezza. Ero sicuro di me adesso. Cominciai a prendere la cosa sul serio. A prenderci gusto.
Mi dimenticai della giusta esecuzione dei passi. Ascoltai la musica. Mi lasciai andare. Mi abbandonai. Stavo per la prima volta cominciando davvero a ballare.
