Dialogo con me stessa - di Giulia Calabrese
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 13/09/2011 alle ore 00:39:50
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La notte da’ come sempre inizio ai nostri incontri: fugaci, ma essenziali.
Si riflette la mia immagine su questo specchio bianco. Eccola.
Occhi negli occhi, nessuna delle due cede, né me né l’altra me…
Mi domandi: << Com’è che iniziavi a mettere nero su bianco un nostro pensiero? Com’è che facevi? >>
La guardo: è sempre bella quando compare; e dagli occhi suoi lucidi capisco che stanotte ha bisogno di sentirci unite.
<< Non so, un tempo sapevo farlo bene, un tempo sapevo ascoltarTi meglio di quanto sappia farlo ora…
A volte proviamo emozioni che non sappiamo gestire, esplodono dentro e fanno un gran boato. Eppure non sentiamo nulla. Dentro di me il silenzio. E anche dall’esterno non si sente niente, non diamo fastidio a nessuno. Esplodi, e nessuno se ne accorge. Riesco solo a lanciare qualche scaglia, qualche pezzo di Te che se ne va, ma è tutto inutile: non colpiamo nessuno. E ti perdo così… Piano piano mi svuoto, e lascio brandelli di Te qua e là, ma né qua né là.
E allora mi guardo intorno, esamino la realtà in cui viviamo, e mi rendo conto che non serve a niente. Eppure fa veramente male perderTi invano…
Triste, non trovi? RassegnaTi Giulia.>>
Lei continua a guardarmi, mi ascolta come quando da piccole ascoltavamo la mamma. Gli occhi pieni di lacrime, ma nessuna di queste solca le sue guance. Era lì, di nuovo, e riponeva fiducia nelle mie parole. Si è sempre fidata di me, la parte di Giulia che appariva in carne ed ossa, anche quando la deludevo, anche quando sbagliavo. E lei mi lasciava sbagliare. Soffriva silenziosamente, lasciandomi imparare. Ecco, anche stavolta sa che il mio discorso sarebbe finito bene, con una scintilla dalla quale ricominciare.
Mi chiede: << Cosa vuol dire “rassegnati”? >>
Piccola ingenua sognatrice che non accetta la sconfitta. Lei è la parte forte, lo è sempre stata. Ma lo smog di questa civiltà finisce per indebolirti. Sa che in fondo l’ho sempre protetta.
Le spiego: << Sai, qualcuno disse “Non lasciare la strada vecchia per quella nuova”, ma che succede quando nessuna delle due strade ha una destinazione precisa? Quando entrambe sono vicoli ciechi, e tu non sai dove andare? Ti fermi. E rimani lì a fissare quel muro che hai davanti. E ogni mattone ti rendi conto che è solo una tua paura.
Quando quel muro diventa più alto di te inizi a non vedere più cosa c’è al di là. E ti rassegni. Ecco cosa vuol dire “rassegnarsi”: quando non vedi altro che le tue paure.
Eppure, piccola Giulia, c’è stato un grand’uomo che non si è mai rassegnato.
Per lui “i muri sono fatti per essere abbattuti”. Anche se non ti diceva come.
E non te lo spigava in 100 pagine perché non bastano per scoprire la vita, per conoscere te stessa.
Il guaio, sai, è quando ti ritrovi a 21 anni come me a non sapere niente di Te… solo che hai 21 anni e non so in effetti proprio niente di Te.>>
<< Sai che ci sono, non tutti lo sanno.>>
<< Indubbiamente! La Tua presenza è forte dentro di me.
Abbiamo sogni, aspirazioni, ambizioni, ma ci manca il mezzo, il motore.
Il fuoco che arde dopo un po’ si spegne se non gli dai ossigeno.>>
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<< Ma sai, è’ proprio quando provo a riaccendere quel fuoco che fatico di più: una vampata interna che ci confonde, e mi sembra di vedere solo fumo.
So che c’è qualcosa dietro quella nube, sappiamo entrambe che c’è un bel panorama, la vista più bella alla quale i nostri occhi abbiano mai assistito.
Il trucco sta nel non intossicarsi…
Vuoi un consiglio? Fai come me…
Ora voglio chiudere gli occhi, voglio chiuderli per bene, e godermi il panorama che ci offrono i nostri sogni. Almeno una notte.
E chiudili anche tu, abbassa lo sguardo, non serve fissarci. Sogna anche tu stanotte, riossigena il tuo fuoco.
Domani sarà un altro giorno di boati…>>
