2020Apocalisse - di Calogero Portelli
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© Testo pubblicato su autoriemergenti.it in data 26/12/2008 alle ore 16:44:04
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28 Gennaio 2020
Come sempre le strade della città erano vuote.
Le automobili un tempo usate per spostarsi da un posto all’altro, per viaggiare ecc. adesso erano abbandonate ai bordi delle strade.
Distrutte, alcune coperte da sangue.
Quest’ultimo macchiava anche le molte piante rampicanti che si trovavano sulle pareti degli edifici.
Il silenzio di questo mondo faceva si che il cinguettio degli uccelli si sentisse come un tempo si sentiva il frastuono dei clacson nelle grandi e affollate metropoli.
I negozi abbandonati, con i vetri in frantumi.
Ma il silenzio era a volte “superato” da strani gemiti e strane urla di dolore.
Per capire meglio da dove provengono dobbiamo fare un passo indietro nel tempo di ben 6 anni, quando un terribile virus il DETERMITOR colpì tutta la popolazione mondiale facendo pensare ad un’imminente estinzione di massa.
Sarà perché il genere umano è destinato a vivere, una parte della popolazione è sopravvissuta.
Ma è proprio questo “granello” di uomini,donne e bambini che hanno portato il nostro mondo alla devastazione.
La perdita dei loro cari, dei loro averi e di tutto ciò a cui tenevano gli ha portati ad un “pazzia”.
Ma anche la scomparsa del cibo della Terra gli ha portati a mangiare animali, piante e addirittura persone....
Il destino però ha voluto che un gruppo di 4 ragazzi dovesse sopravvivere all’epidemia.
I nomi dei nostri eroi sono Max, Jack, Mike e Jason, tutti di 13 anni.
Ma il destino non si è fermato davanti alla loro fanciullezza; ma ha deciso loro creeranno un nuovo e migliore mondo.
Come sempre “passeggiavano” per le strade, mettendo i piedi nelle fosse di sangue.
Impugnavano i loro fucili stretti nelle mani tremolanti.
Avevano sempre il timore che qualche “pazzo” li attaccasse, ma in tutti questi anni non avevano mai avuto “incontri” ravvicinati.
Ma quel giorno qualcosa era destinato a cambiare.....
Mentre camminavano Max vide un ombra sgattaiolare in un vicolo illuminato dal Sole.
Rimase però esterrefatto, non poteva essere un “cacciatore”, li avrebbe già attaccati.
Pensava fosse un sopravvissuto; ma non voleva parlarne con gli amici, pensava che gli avrebbero riso in faccia.
Ma non poteva certo lasciar morire una possibile speranza di salvezza; allora parlò con gli amici.
-“Avete visto quello che ho visto io?”-
-“Di che parli?”- chiese con tono serio Jason
-“Ho visto qualcosa di strano in quel vicolo”- e lo indicò con il fucile
-“Sarà uno di loro”- disse Jak mentre scuoteva il capo
-“No....no non è io vado”-
-“Non fare pazzie...”disse con tono arrabbiato Mike
-“Sentite...non ditemi quello che devo fare ok?Per una volta; voglio cavarmela da solo”-
Gli altri tre compagni si guardarono negli occhi, Jak si avvicinò all’amico e gli disse:
-“Va bene.....però l’hai detto tu...cavatela da solo...se sei in pericolo noi non verremo ad aiutarti”-
-“Non ho bisogno...di nessun aiuto”-
Detto questo Max corse verso il vicolo e sparì.
Si trovo in un ambiente buio e umido, si muoveva lentamente per non fare rumore, teneva il fucile ad altezza d’uomo; pronto a sparare.
Da una tubatura come sempre usciva del sangue, Max scosse il capo e assunse uno sguardo triste finchè non sentì una porta di sbattere.
Si girò, il cuore gli batteva all’impazzata.
Si avvicinò con passo lento, appoggiò l’orecchio alla porta e senti un lungo e forte gemito di dolore.
Decise allora di sfondare la porta, a quel punto il gemito cessò.
Adesso Max si sentiva una “preda”.
Era in un vecchio palazzo, sicuramente un “covo di cacciatori”, deglutì, era impaurito, sudava freddo.
Sentì un altro gemito, ma questa volta era diverso, non era di dolore....incitava una specie di attacco.
Max mise la mano in tasca, proprio dove aveva conservata una granata.
Era li da quando cominciò la loro avventura, forse si stava avvicinando il momento di usarla.
Continuava a passo lento ad un tratto vide un ombra avvicinarsi e si nascose dietro un pilone di cemento.
Scrutò da dietro il suo “nascondiglio” improvvisato e vide un uomo che strisciava a terra, teneva la mano stretta sulla gamba destra insanguinata, ma non gemeva....parlava:
-“Se c’è qualcuno...aiu...aiutatemi”-
Max allora capì che era un sopravvissuto, sorrise si avvicinò correndo.
Per un po’ l’uomo misterioso si allontanò pensando che Max volesse mangiarlo, ma quest’ultimo lo tranquillizzò.
-“Ehi non ti preoccupare..sono qui per aiutarti”-
-“Oh grazie.....allora portami fuori di qui di prego”-
Max si mise il corpo sulle spalle e lo porto fuori.
Il suo cammino venne però sbarrato da un “cacciatore” armato di motosega.
Era sporco di sangue, la motosega era accesa e il rumore rimbombava per tutto il piano, Max impugno il fucile ma non fece in tempo a sparare che la testa del “nemico” esplose.
Il corpo cadde, dietro di lui apparse una figura indistinta, Max si avvicinò...era Jack seguito dai suoi compagni.
Jack rise e disse:
-“Davvero pensavi che ti avremmo lasciato solo”-
Max sorrise e lasciò il corpo del sopravvissuto agli amici e si avviò di nuovo all’interno dell’edificio ma venne fermato dalla debole e affaticata voce del sopravvissuto:
-“Dove...pen...si di andare, se entri li non esci vivo, io ci sono uscito solo per...f..f..fortuna”-
Max si avvicinò:
-“Come pensi di ucciderli?”-
L’uomo sorrise prese dalla sua tasca un telecomando e disse ai suoi salvatori di allontanarsi dall’edificio.
Lo fecero, Max prese il telecomando premette un pulsante e....l’edficio esplose.
“Wow!” dissero tutti e guardarono l’uomo.
Decisero di curargli la gamba.
Mentre lo curarono Max gli chiese:
“Chi sei?”
“Mi chiamo Robert....Dawen ho 15 anni, vengo dalla colonia di sopravvissuti, siamo un gruppo di 20 sopravvissuti”
“20?” chiese Jack
“Mente” disse Jason
“No” disse Robert.
“Allora se è vero...perché non ci sono mai venuti a cercare?”
“Rischiavamo troppo”
Max appena sentì queste parole prese la sua pistola e la punto alla testa di Robert:
“Rischiare?Insomma siete in 20, come potete rischiare dovevate avere un piano, non avete mai pensato ci fosse una slavezza da qualche altra parte?”
“Si, abbiamo un piano, ma non si può fare”
“E perché” chiese Max infuriato
“E’ troppo pericoloso” rispose Robert.
“Prima parlacene, e poi ne discuteremo” disse Max allontanando la pistola dalla fronte di Robert
“Allora, due anni fa stavamo discutendo la situazione drammatica di questo mondo, uno di noi lavorava un tempo nella “famosa” area 51, disse che avevano testato delle speciali bombe atomich che si potevano porre sotto terra e poi esplodendo avrebbero distrutto solo la superficie del bersaglio”
“Aspetta non ti seguo” disse Jason incrociando le braccia.
“Mettiamo caso che queste bombe vengano posizionate sotto la superficie terrestre.Se dovessero esplodere si distruggerebbe solo la superficie, ma la Terra rimarrebbe intatta”
“Aspetta aspetta non dirmi che....”
“Ne avevano 6, le abbiamo posizionate sotto terra, a 100 km di profondità con delle apparecchiature speciali”
“Certo che se le facessimo esplodere....ehi aspetta ma non ho ancora capito tu che cosa ci facevi qui?” disse Jason
“Beh vedete tutti i sopravvissuti sono morti...”ma Robert venne interrotto da Jason
“Perfetto...perché non l’hai detto subito”Jason era infuriato
Andarono in strada per “cacciare”, ad un certo punto Max si ricordò che un tempo in un deposito trovarono una specie di capsula, unica al mondo che serviva da shuttle.
“Eh se.....insomma facessimo esplodere la Terra?”
Robert si avvicinò e disse:
“Non mi aspettavo una domanda del genere da uno come te, uno che avuto addirittura il coraggio di puntarmi una pistola alla testa”
Max però era stato in un certo modo interrotto e quindi continuò il suo discorso:
“Potremmo usare la capsula spaziale che abbiamo trovato 1 anno fa vi ricordate?”
“Si ma non ci sono posti dove andare e poi se dovessimo tornare sulla Terra sarebbe inospitale”
Jack osservò il cielo, il Sole gli abbagliò gli occhi.
Guardò in faccia i suoi compagni e disse:
“Questo è il nostro posto, il destino ci ha scelto per far tornare il mondo come era un tempo...e il nostro destino” disse tristemente.
Allora il gruppo continuo la sua avventura sulle strade desolate.....
