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come l'aratro in mezzo la maggese .: di .: PersonalWater

© Testo pubblicato dall'autore in data 24/02/2008 alle ore 19:58:40

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Prefazione:
come l’aratro in mezzo la maggese


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EIKON
(fantasma)
E t’allontani,
anche se non m’abbandoni,
per confonderti l’indomani
nell’errare d’ogni giorno
e perderti,
perderti ancora...
e t’allontani,mia ciriola,
nel buio
confuso di suoni e grave di pioggia,
anche se non m’abbandoni,
ma t’allontani...



FLORIDIANA
Sul marginar de floridiani viali
volgo ’l guardo al golfo
con il suo fitto tramestio di barche
che grate
donano le vele al vento.
E giunge fino a me
’l vociar della città dabbasso
ed i profumi dell’agrumeti tutt’intorno
e ’l volo
ricercato e fermo d’un gabbiano
e ’l viso tuo
delizia in quell’incanto.
E’ di quassù,
dimentico di povertà e gramaglie,
ch’io son tra gli uomini il più ricco
che tutto ciò
che gli occhi posson contenere
senza limiti
già m’appartiene.

I GIARDINI DEL CUORE
La mia,
é città di meravigliosi giardini adorna
e,ogn’essere vivente indugia
sull’erbe verdi e fresche di rugiada
e calici aperti ed odorosi.
Ed io,verde architetto,da eguali appresi
celate l’obiezioni,
l’arte antica delle cure alla terra;
Sorte propizia volle cingermi
ove altri uomini ebbero a dolersene,
privando le città loro
di altrettanti splendori
o togliendo loro luce e vita
per indigenza d’ambiti e denari.
Però quei luoghi sono mesti di tavole
su cui ci s’attarda
per attimi brevi di bisogno.
Altro é ’l giardino!
pervaso d’incontri e pianti,e risa
e baci rubati e riposi
e guardi al cielo che di sopra passa.
Talun non di rado s’avventura
pei sentieri suoi a conciar l’erba,
ed agli esordi
pensavo,
a recar danno;ma
nel mirar quel rigoglìo,trovai:
non tutti quelli che conciano i miei prati
ne feriscono ’l vivere!
Quindi,e salta agl’occhi,
nessun accadimento è incerto
nelle terre di meraviglie.
Preludi di sospetto adombravan gl’animi
per un sì libero piacere
e ’l giardino era povero di passi
se non di quelli
di chi sapea di non dover mercede.
Così,
tra un brano e l’altro,vinti i timori,
altri animarono quel che pria era deserto;
Vedevo tuttavia,
ancor qualcuno incerto sul limitar de prati
perche gli scudi ponean il veto al segno loro;
E allor mi chiesi:
a qual giustizia dovrei far appello
nell’impedir d’entrare a quel drappello?
Persuasi
si chiusero nel loro camminar serrato
e l’altrui occhi ne cogliean l’avverso fato.
Ma,
e mi sorpresi presto
rallentò l’inceder loro
e procedean margine a margine!
Qual meraviglia ’l giardino,
fuori l’uomo straniero all’uomo,
dentro prossimo la gente!
Allor,mutai destino
e trasformai tutta la città in giardino!
Ed imparai,e fù lezione dura,
che per saper ciò ch’ivi accade
devo esser tra primi a camminare.
Nell’aprirsi,
la mia città giardino s’appresso ad un altra
e poi ad un altra
e un altra ancora
e d’ognuna prendeva ’l chiaror.
Fù vedendo ’l suo
che n’abbracciai anche l’ombre,
e i fiori appassiti ei viali bui
ne feci uno
pur rimanendo distinti gl’aditi;
e per suo tramite
compresi anche l’altrui mancanze
che dell’una e dell’altri accolsi
che ogn’altro concerto
sarebbe vano ed ingannevole;
Così,per ogn’altro canto che muore
per quanto lontano,
porta con se parte del mio.
Ma tempeste e lutti,
mai,
potranno aver ragione de miei spazi,
che un solo filo d’erba ancor vivido di luce
restituirà colore ad ogni cosa;
e ancor quando
’l trascorrer delle stagioni mi porterà via
correte al mio giardino,
ed io sarò ancora seduto là
per voi.


IL BARATTOLO AZZURRO
V’ è un urna
ove riporre sorrisi e pensieri cari
e giornate di gioia,
da disserrar
ne tornei cimento di cavalieri uggiosi
e colorar gravezza
d’armature grige
per conquistar l’ambita mercede
del calice di letizia.


IL PELLEGRINO
Dal bianco schiumar sommerso,
sottomesso ai cieli
é ’l solitario viandante
dall’immobile errare
eppur testimone di luoghi e terre,
e ’l suo vagar,tra venature di sfumati passi,
che nessuno segua,
ripete nel consumar dei giorni,
ei declina gli occhi
e parte.


IL SILENZIOSO SALIR DI TE
Notte
di tintinnar di pioggia,
di fuggenti arcobaleni bianchi
d’attimi stanchi;
di pause immense
e stentate partenze;
d’occhi sognanti
di strascichi d’affanni;
di vento e di quiete,
di velate attese;
di voci
respirate appena,
d’anime in pena;
d’abbracci vuoti
di prigioni e cuori
e di futuri immoti,
in silenzio
dentro me.


LA FORMULA D’ARCHIMEDE
Un corpo
immerso nel cuore
riceve una spinta,
dal basso verso l’alto,
pari al peso
dell’amore spostato.


PENSIERO PER TE
Cime azzurre
aggiogano i cieli,colobi di luce:
a ponente....

RITRATTO DI DONNA
Rosse cascate
su argini d’occhi bruni
e pietre pure
d’un sorrider lieto
che da tutto traluce
al lambir del lucor del sol del levante
come del canuto diadema notturno;
e a lei
esile caule,
per sempre,
l’anima mia
soggiace.


ROSA BIANCA
E’ ’l giorno de bianchi petali
sull’abdicar degli anni
che or
sulla sacra soglia giacciono
nel germogliar di luce
tra le piangenti file
con mani spoglie
ché altre ne vestano ’l candore
e dianzi il custode celeste
promessa eterna
di mutuo amore.


SOLE NOTTURNO
Su ’rami
abbandonate al vento
dileggian le luci
tra tetti e croci
contro ’l chiaror che di lassù
tra ridde di nubi sale
a rischiarar fremiti di foglie e cuori,
immensi dianzi ’l mio
padrone e servo.
Quasi traspare
nel camminar tra gli altri,
e nella piazza,
muto,
urla ’l suo deserto....
ma nessuno ascolta.
E nel mirar lo stesso blu
che di lontano miri
m’avvicina a te
mentre d’intorno
’l ombre
vegliano ancora sull’Invisibile
che,senza rumore,
muore.


CAMPAGNA
E’ meriggiar tra i campi
e da la vite
l’acini deliquian ne tini
odorosi di legno.
E i girasoli
volgono alla terra
trascinando ’l sole dietro l’orizzonte
tra ’l cicalar del grano
già schietto di spighe.
Ne le cascine
l’ombre de coppi tra i solchi
e ’l crepitar de ceppi
risuonano d’intorno la campagna
che lenta
s’adagia su i fienili
nel vaneggiar di luci
e ’l musicar di grilli.


ONDABLU
Piove,
a cascata.
Nel cesto un vorticar di panni,
d’occhi e sapone francese.
Piove sulla strada,
ma nessuno sembra accorgersene;
e passa,tra una goccia e l’altra
il giorno.
Ed io mi avvio
con le vesti ormai monde;
ma,d’improvviso torno,
scordavo il cuore nella vasca:
che pena,
è ancora sporco della tua assenza.


23 SETTEMBRE 1943
(a Salvo d’Acquisto)
Riecheggiava
’l marciar di soldati
e le vie di Palidoro
s’ apriano scarne
all’avanzar delle divise;
dalla bruma
scrutavano volti corrugati
sempre in attesa:
i morti alla torre giungeano
alfin
a ghermir i morti.
Ventidue doveano perir
per salvar l’ barbaro vanto
e quando spianato fù ’l ferro
il deserto martirio
si rivelò agli incerti e
rivestitosi di colpe
morì.


A BARBARA
Profilo di sole
volteggio d’ombre
sulle gote bianche di luce
e sugli occhi
scure fessure
che dischiudono il sorriso al cuore
mentre i prunei
tra sbuffi di vento
ti celano e ti scoprono in una continua eclisse
ed io muoio
in contemplazione di te
e nel desiderio d’imprigionare nell’anima tanta bellezza.


CAMPAGNA MARINA
Ne bucolici paesaggi,
tra ’bianchi e polverosi moli
maree ocra di girasoli
ondeggiano;
tra gli odorosi flutti
rumoreggia l’inoperosa cicala
e mi sorprende ’l volo d’una farfalla
mentre pesanti legni
solcano quell’acque placide
come antichi vascelli
per ricercar de tesori della terra.
A sera,
serrati l’ormeggi
m’allontano
lieto
al suono de verdi flauti


CUORE NERO
Perchè piango
nel silenzioso urlar di quest’ore immote?
Odo ’l girovagar di pensieri antichi!
Nelle fredde giornate novembrine
gremiscono il cuor
senza misura;
ma
ancor m’inganno
e il cruccio tuo
è ’l patir più dolce.

FARFALLE NOTTURNE
Al crepuscolar si destano
le farfalle notturne,
nell’imo di straziati corpi
ebbri di morte,
ronzano,
alle luci tenui de fuochi
per rallegrar le vite,
misere,
ch’in ogni istante s’alternano
tra sentimenti assenti;
e sognano,
sulle pietre
fredde d’estate come d’inverno
di volar via.


IL GIARDINO D’INVERNO
Fù di novembre,
un novembre rigido e bianco
che cristalli di neve lo ricoprirono
celando la vita ed i colori
ch’in esso dimoravano.
Erano giorni di cielo grigio
sul giardino d’inverno.
Tra le fronde
gioiosamente
vagava tristezza
che
con sorriso amaro
piegava gli ultimi
ormai deboli steli;
ma dalla terra
un calore mai sopito
sembrava non voler soccombere
alla morsa del gelo.
Fù di marzo,
fù in primavera
che i colori tornarono a sorridere
e la vita
a spiegare le ali
sul giardino d’inverno
come anelito nuovo
d’una nuova stagione di pace.


IL LUNGO ADDIO
(agli ebrei morti nei campi di concentramento)
O respiri erranti,
tra ’l diradar de fiati
quanti luoghi avete veduto
e presto dimenticato.
E strade di lapidi
ove,
anime nude,
trascinavate dignità perdute
verso ’roveti e campi spinati.
Su vostri corpi
non vegliava l’ombra verde
de cipressi
ma torri
cupe di ceneri
disperse e rese
a scherno.
Ed agognar la morte
era pensier sì lento a incedere
da render lieto
quel lungo,sospirato
addio....


LA DANZA DEL SILENZIO
Volteggia lieve
in equilibrio sull’archetto
di un violino fantasma,
sulle note d’un clarino senz’ancia,
tra ’l vibrare d’un arpa senza corde,
tra l’ebano e l’avorio
d’un piano senza tasti,
orchestra dei miei pensieri:
ascolta,
attraverso i tuoi occhi
é la musica infinita della
danza del silenzio


L’UOMO ASSORTO
Ascolta ’l tempo
e ’l suo lento inceder
nel rosso declinar di nubi,
tra le mancanze e ’l cuore
e sorrisi e lacrime
e ciliegi in fiore
e prati di ginestre
e s’abbandona
nel silente abbraccio
di laceri istanti di lei.


LA MATITA CELESTE
Il cielo disegna
misteri di luce
nell’eterna ricerca
degli infiniti confini dell’amare,
tra le perdute memorie
fino al limitar del cuore
che limitar non può
il lento inceder
di lacrime da nulla
ma compagne d’ogni tramonto;
e vestir l’amore
é vestir dolori e gioie
e ricercar risposte
all’eterno fondersi d’anime.


L’UOMO COL BAMBINO NEGLI OCCHI
V’é un luogo,
al centro dl cuore,
ove ogni mio pensiero concorda
e
l’amore per te
trova significazione,
un salone delle anime
in cui
la mia e la tua
s’incontrano
e
le lacrime delle nostre gioie
e dei nostri dolori
si raccolgono
in una danza di luce.
E’ il luogo d’abbracci eterni,
é nostro figlio.


NATIVITA’ SOLITARIA
E il giorno volge al disio,
tra le animate vie
scende.
Gli occhi si chiudono
ad anticipar la vespertina luce
per ricercar di te
soffio di trascorsi incanti,
unica stella
del languido universo dell’anima.
Il cor si strugge
tra le ruvide mani del tempo,
bianco fiore notturno
ch’il buio schiude alla vita
e sogni,
simulacro di gioia,
realtà evanescente
come calda neve che mi ricopre il cuore


PENSIERO PER UN AMICO
Una foglia,
ocra d’autunno,
nell’aria fragile di mattino si confonde
E sugli sguardi della città che
distrattamente sorge,
tra le speranze e ’sogni della gente,
’l suo triste ,
tragico volo.


AMARSI
Quando la terra dà ricovero alle ombre,
ebbre della luce del giorno
allor si levan l’anime di coloro che s’amano
per gioir di un triste dolor si dolce,profumato e mite
da stringere anima e cuore in un sol pugno .
E di lontano solcano gli stessi cieli e le stesse stelle
Sperando di non incontrarsi mai
Fino alla fine del tempo

IO SONO PER ME
E decisi di dar spazio ai miei occhi
Ma per guardarmi,
fino alle estreme linee di confine di ciò che sono
e cercar guadi verso me
attraverso malizie e inganni
che nascondean ogni mio splendore.
E strappai vie tutte le radici
E mi rincorsi,
attraverso nebbie ed infiniti falsi soli
più leggeri e freddi dell’aria novembrina,
da raggi si brevi
da non scaldar neppur se stessi;
e fui albero e fui pioggia,
e fui sera e fui mattino
finchè mi vidi
e tornai su miei piedi
più capaci di tutti quelli usati sin allora
..e fui grido, e poi volo
e fui,prima di tutto,
me!


AGLI AMICI
E’ ‘l tempo di muover lontano,
è ‘l tempo d’andare
ma non di dimenticare,
che per ogni passo dianzi l’altro
lascio indietro un brano di cuore.
E porto via con me tutto di voi,
e pianti e risa,
e paure e gioie.
Ed il mio grazie
alla voce tremula del guardiano della notte;
grazie,
al guardo di fuoco di chi tenea nell’anima
tutti gl’odi del mondo;
grazie a chi,
degl’odi del mondo
avea fatto simulacro ‘l capo suo;
grazie,
agl’occhi danzanti d’intrigo
d’una malcelata paura d’essere amati...
e d’amare.
A mio modo ho amato anch’essi;
grazie all’animo di chi facea delle solennità i suoi lutti;
grazie,
all’eterno viso chino di chi invocava senza ragione;
grazie,
a chi facea del vitto ‘l suo calvario;
grazie,
o amici,
d’esser stati amici
e mancati amanti.
Grazie,
d’esser stati voi
che finquando nell’imo della ragione resterà ragione
di voi resisterà memoria.


SOSPIRO
Soave e leggiadra
come della rondine l’ala
tanto luminosa
nella sua veste candida
ch’io non posso levar gli occhi
per non incontrar i suoi
e perdermi in quell’infinito.


MAMMA
Radi
i segni del tempo
su suoi capelli
che
compostamente scendono
sulle rughe
lievi
del volto duro
immagine d’una mai sopita bellezza
e gli occhi severi
portano con se
una tenerezza sempre celata
mentre,
luminosa ne vestiti a fiori
a tratti
compare tra l’giardno e ’l glicine
leggera come le foglie
ch’ invano raccoglie
al sopraggiunger d’ogni inverno.
Ed io mi scopro
a ricordar di lei
ora che
pallide distanze risvegliano
sentimenti smarriti,
per ritrovarti vicino
mamma.


ECCOMI
Silenzio.....
in ogni dove
é l’eterno abbraccio del mio pensarti.


CORSICA
Antiche torri
a rimirar l’azzurro
che tutta la circonda,
solitari guardiani
vestiti di muschio
rosseggiano
sui loro altari di pietra.
Le stradine
come rughe
tra San Fiorenzu e L’isola rossa
accompagnano
il lento andar del giorno
sui tetti d’ardesia
e l’sommesso respirar del mare.


ANNA
Risaliva
piccola di silenzi
verso il finir del buio
nel mistero de perduti abbracci
doloroso vagar
tra ’volti assenti
aridi d’affetto.
Tra le mani celate
le sue,
esili di vita,
cercavano ’l materno respiro;
nulla poteva più la sorte avara
e tutto poté
’l sorriso d’una famiglia nuova


VACUITA’
Fiamma di candela,
danzi nell’oscurità al sibilar del vento
legando a te
l’ombre tremule d’intorno;
ma,
sei goccia di luce effimera
su un piedistallo di cera
che il calore scioglie inesorabile
dentro una bugia.


TRAMONTO SULLA CITTA’VECCHIA
Rosseggia sottile
la striscia di cielo
in su la città antica,
d’intorno
le fronde fremono di vita e d’ali
e l’ameni fori
s’animano d’ombre
e di scalpiccio sui decumani,
come a raccontar la storia.
I colori,
si fanno uno
per accogliere il riposar del giorno
ed aprirsi ai nascosti baci
e alle nostalgiche lacrime
d’occhi lontani.


LA TERRA DEL SILENZIO
(a Giovanni Falcone)
Ne borghi,
su i legni,
curva,
sugli usci,
sotto i cappelli n’peltro
stà
l’alma di questa terra
che
nascostamente vive.
E l’sorriso sotto l’ispida barba
tutta l’abbracciava
perchè la sua
era una di quell’anime silenti.
Di viso in viso
alla ricerca dei perduti onori
tra le cupole
sacre di morte
fino a rinvenir il pentimento.
Ed or su questo suolo
ove altrui caddero
giaci
tra ciò ch’essi
un tempo
smarrirono.


RIEMERSHMID
Giochi di nuvole
che s’inseguono
in una notte celeste,
illuminate dal sorriso della luna
s’abbracciano
e poi giacciono
al sorger del giorno
per rinnovar nel vespro
il loro eterno rincorrersi.


ESISTENZE
...Esistenze,
da lungo tempo in viaggio verso me stesso,
percorro i sentieri
delle anime dei miei simili,
aridi corsi d’acqua presso cui non posso dissetarmi;
parte del mio spirito
fù dato in dono ad un’altra anima,
che ora,come me,
é in viaggio alla ricerca di se stessa
cercando negli occhi il
riflesso rubato alla sua essenza.
Che il mio destino sia ,ormai,
un’esistenza filata dalla nera Parca della morte?
L’eterna tessitrice
veglia sulla mia debolezza e sulla mia inquietudine,
aspettando di potermi celare
alla vista degli uomini e delle umane cattiverie,
imprigionandomi e liberandomi
nel medesimo istante;
vieni presto in mio soccorso
o luce delle ritrovate gioie,
sorriso tra i sorrisi,
dona il soffio della vita,per riceverne,
da quest’anima che t’anela,
egual contraccambio.
Sorgeranno e tramonteranno dietro un solo limpido orizzonte:
esistenze...


LA LUNGA STRADA VERSO CASA
Sussurra leggero ’l suo affanno
tra le campagne e ’borghi,
fermi di gelo
e di vapor di braci,
e s’ode il pigro avanzar
nell’aria grave
finchè,
dalla nebbia compare
per poi sfuggir,
col suo fagotto d’anime e speranze,
come la mia
che tra le altre indugia,
e s’ osserva
nel vago rifletter di vetro
e nel pensar s’inganna
e sorride e freme
e sul finir del viaggio
s’abbandona.


L’ISOLA VERDEAZZURRA
(Monteisola)
Lacrima dai monti
a circondar quel che,
d’improvviso,
appare,
con i sentieri che dalla proda
risalgono alla cima
ove seduta sul cerro,
la Ceriola abbraccia l’orizzonte
e ’l bosco ceduo
s’apre sugli ulivi
che dalle terrazze s’affacciano sul lago
e sulle case di pietra bianca.
Ne cortili
s’adagiano le reti
e sotto gli archi
nidi
lisi dal tempo
attendono ’l ritorno delle rondini
mentre il nibbio
diverbia col borbottar di barche
nel verdeazzurro
di acqua e cielo.


ED IO VIVO PER QUELL’ATTIMO
Sdrucciolano le gocce sulla gabardina
e l’uomo s’alza ’l bavero
sul viso gelido
che l’aria rigida trafigge senza posa.
Pesante ’l soffio
che il freddo ferma e disperde repentino
se mani lacere non l’imprigionano
tra le dita scosse senz’idea.
Ma qual conforto nell’aspro calor de ripetuti fiati
se al passo altro non segue
che ’l risuonar suo sul terreno madido di pioggia?
E le radici,
chine sotto ’l peso de le stagioni
fanno capolino su di lui
e su le guance secche di vento:
ma è un attimo
e l’uomo sorride ancora!


CUCURBITA VENTI
Sulle bocche
ove indugiano i venti
e le correnti suonano la melodia dell’acque
peschiere azzurre
illuminano la maddalena
tra rocce in fiore zatte di traghi e muli.
Dagli ori,sorosi di carpi rubei e rugiada marina
precipitano al mare
e le torri efore
dominano le insenature.
Di sotto le cripte s’aprono su pozzi ceruli
e cristalli di gocce di sale
imprigionano il mare
tra stormi di pesci
che sciamano verso l’abisso.


ANTILLONE
La luna s’innalza su le cime
a ridestar l’ombre
che lentamente approdano agl’usci
tremuli di luce.
E s’ode ’l riposar de le celidonie
e l’affannoso respirar de torrenti
che senza fine
discendono la valle;
ed ogni cosa gioisce
di quel vivace silenzio
per il miracolo d’esserci.

UNTITLED
Serpente di bianche spire su raggi del sole
che non soccombe ad esse,
e con guizzi di luce
si riprende la sua parte di cielo
trapassato da guglie di pietra dura
sorprese dal vento e dal volo degli uccelli,
ultimo pasto
della fiamma morente.

Senza titolo
Semmai dolcezza dovesse aver nome
Sarebbe di certo ‘l tuo
Ch’ogni tuo sorriso
È petalo ed acanto nel cuore
Ed anche ‘l sole
È mendico de tuoi occhi
Ch’i suoi raggi non possono eguagliarli
Così ch’ anche il ciel s’ inchina
Dianzi quest’incanto
Oh pupilla dell’universo
Tanto celeste e chiara
Tu m’hai illuminato il cuore
E questa affinità pura
Attraversa amori e affetti
E ci stringe anche di lontano
Sicchè navighiamo su mari che non ci sono sconosciuti
Anche se mai prima furono solcati.
Amica mia,questo è un fraterno abbraccio
Chè tu sappia che ad ogni tua caduta
Troverai ‘l mio braccio.


A MARIA VITTORIA
E volgemmo ‘l guardo e ‘l cuore al tuo campo,
venuto d’improvviso,
come un temporale estivo;
ed aggiogammo i buoi,ch’era già tempo d’aratura,
con le mani salde su la stegola,
che ‘l solco fosse diritto.
E trascorsero i giorni e le stagioni,
ed il sorger d’ogni sole,
e d’ogni luna,
ci vedea chini su le zolle.
Ma un mattino,
non trovammo ne aratro ne buoi,
e li vedemmo, di lontano,
già solcare ‘l campo.
Ed anche quando le nebbie invernali lo copriranno,
i solchi si perderanno nella bruma
e le spighe si faranno rade e secche ,
basterà un sussurro,
che le nostre mani,con le tue,
saranno sull’aratro
si che si torni nel suo solco.
E condividine ‘frutti,
con quelli i cui campi ne son scevri
senza attender contraccambio,
e vivi,
vivi del poco o del tanto ch’avrai
ma vivi di gioia e luce,
che l’ombre non nutrono le foglie.
Dunque,amata figlia,
sii degna del tuo campo,
e riceverai ,così,
più di quanto hai concesso.

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