Nebbia su Bologna .: di .: Luca Adami© Testo pubblicato dall'autore in data 31/07/2008 alle ore 21:30:02Scrivi un commento .: Commenti
La nebbia penetrava lentamente dalla fessura della finestra. Il riscaldamento funzionava abbastanza, la casa era vecchia ed i tubi stavano per crollare; fortunatamente il bagno riusciva ancora a scaricare i residui melliflui della sera prima, ieri sera, quando nel freddo ci si muoveva a passi lenti per la città, sorseggiando un vino acido da un euro. La mattina è dei coglioni; la mattina si parla, si fuma, si suona una melodia tranquilla alla chitarra cercando di imitare gli ultimi suoni di Pat Metheny, senza riuscire a fare nessuna di queste cose: le parole escono deformate, le sigarette si fermano in gola a bruciare. La bocca è impastata, vorrebbe trangugiare i resti sofferenti sul tavolo; l’acqua a sciacquare non basta, non trascina... una birra, dov’è la birra? o un vino... no, facciamo un’altra sigaretta. Si improvvisa una mano di poker, noi giochiamo a Texas Hold’em perché c’è più gusto. Bisogna scommettere, sempre e comunque. Tanto vale abituarsi. E’ straordinario come da quattro giorni sia calato sulla città un banco di nebbia che persiste a non far vedere i colli oltre le case, io avrei bisogno di vedere i colli, un po’ di quel verde distante che i giardini pubblici non riescono mai a ricordare abbastanza. Nonostante i fiori in primavera ed i rami bruciati d’estate. Una birra, d’estate si beve la birra. Altro non c’è. Trangugio un sorso d’acqua, il mio corpo non la vuole. Il vino è finito, c’è rimasto un goccio di gin. Lo devo fare? Lo devo davvero fare? Un motivo c’è se è lì, se fossi coerente con me stesso ora mi alzerei e comincerei a bere quell’acqua di fuoco. Se fossi... è tremendo dire ‘se fossi’; indica che non si è soddisfatti abbastanza per urlare al mondo ‘io sono io’. Dire ‘se fossi’ è come svalutarsi. E’ un corvo che gracchia in questa giornata d’inverno. E’ una brutta serenata. E’ una serata che è già stata trascorsa. E’ guardare i poster appesi al muro e sperare di essere là: in quel posto dipinto, col mare calmo, una donna in bikini di paglia e noci di cocco, bere un aperitivo a lume di candela sdraiato su un’amaca. Ah, se fossi là... Invece sposto lo sguardo, non fa bene pensare ai sogni di prima mattina, anche se la mattinata ci ha già lasciati da qualche buona ora. Più a destra c’è un poster di un film: ‘L’attacco dei fegati cromati’, presentato in prima visione assoluta e revisionato dal gruppo-movimento studentesco Rosso Malpelo. Non mancate! Eccezionali le recensioni! Grandi momenti di risate! Un alieno disegnato in malo modo sul poster recita: “La mia birra porco cane!”. E’ l’unica cosa che capisco, perché il resto mi fa schifo. Ecco come ci si rinchiude in un cerchio: ritorno a pensare alla birra e, sì, ora bevo quel gin. Solo un sorso, magari. Magari due. Ecco fatto, poi si ritorna a sedere. Che razza di vita sedentaria! Dovrei trovare qualcosa da fare, in tanti mi direbbero: “Tagliati i capelli e vai a lavorare!”, ma io no. Non me li taglio i capelli, e il lavoro dovrà aspettarmi con pazienza. Sarebbe tremendamente normale. Sarebbe omologato, catalogato, siglato, un patto tacito, un affitto, andare a far la spesa, vivere. E non mi va. Finalmente cambia la musica, ora Pastorius trascina in un riff ricco di significati trasbordanti. Troppo maniaco? No, solo troppo fantasia. E’ che se non ci fosse quella, adesso sarei per strada! O a pregare per un prestito qualche banca! Va bene essere fantasiosi, la radice è la stessa di ‘fantastici’. Può esserlo anche di ‘fanatici’ ma il fanatismo spesso porta a fare del bene. Solo che in media lo si capisce troppo tempo dopo, come è successo con Malcom X o con i Grateful Dead. Sono due esempi del cazzo, fin troppo discordanti, ma cascano a pennello. Mi piacerebbe riuscire a dipingere questi momenti, avrebbero molta passione dentro. E poi è più intrigante raffigurare un uomo chino a scrivere, piuttosto che leggere solamente ciò che scrive. Mi immagino come sarei visto dall’alto, di fianco, da sotto. Estraneo al mio corpo viaggio nell’aria e esco dalla finestra, volando sulle case fino a quei colli distanti che la nebbia mi copre da quattro giorni. Quattro maledetti giorni. Troppi. Che il limite sia stato raggiunto? Che non possa esserci più di così? Che il cielo sia veramente racchiuso in una stanza? Credo che molti cantanti abbiano ragione: Bob Dylan quando proferiva che le pietre rotolano, Leonard Cohen in ‘Birdwire’, ma soprattutto John Lennon quando cantava “Imagine all the people livin’ life in peace”. Io credo ancora alle favole. Specie se sono ben raccontate, se sono passionali, se per un istante riescono a staccare la spina dalle solite ovvietà che vengono propinate dalle riviste, dai giornali, dalle istituzioni. Ma la retorica è difficile da sostenere, specialmente per un drogato come me. Noi possiamo contare sulle sensazioni, ma quelle valgono ben poco fuori di casa. Spesso non sono comprese, e siamo costretti a vagare di bar in bar per cercare di non pensarci. Ma non c’è nulla di triste, al massimo è un problema di sedentarietà. Perciò devo trovare qualcosa da fare o un nuovo posto dove andare, dove poter vedere cose a cui non sono abituato. Mi piacerebbe (‘se fossi’), al di là di quei poster sul muro, andare a guardare le cose mai viste, girare intorno a me stesso e contemplare la pienezza del mondo. Magari restare incantato davanti ad un museo, od un parco immenso, o un grattacielo. Vorrei andare a vedere la Factory di Andy Warhol, il museo delle cere a Londra, la Scala di Milano; vorrei veder ballare Mick Jagger dall’alto dei suoi settant’anni e credere che non sia possibile che non esista il diavolo. Lui c’è, e Mick Jagger l’ha conosciuto. Lui, Robert Johnson e pochi altri. Io ho conosciuto Roberto Z., che non è certo la stessa cosa che conoscere il diavolo. Per certi versi è decisamente meglio, anche se è lunatico. Ma pure io sono lunatico, il che facilita i rapporti. Conoscere il diavolo sarebbe complicato: troppe implicazioni psicologiche, troppa etica; dovrei domandargli se Hitler era lui travestito; se Torquemada fu tutto uno scherzo per far ridere dio; poi se venissi a scoprire che non esiste potrei restare deluso, renderebbe le ventinove canzoni di Robert Johnson troppo tenere, addirittura terrene. Così, invece, hanno uno scopo divino. Poi vorrei chiedergli se gli uragani e i disastri li manda lui o il suo affine. Ma, ripeto, probabilmente angeli e diavoli sono coinquilini ed io sarei troppo combattuto dall’etica per riuscire a pronunciare una frase sensata. Con nessuno di quei due puoi permetterti di sbagliare parole. Con Roberto Z., puoi. E così pensando al diavolo passa il tempo, le gocce d’umidità crollano sotto il loro peso lungo il vetro sottile della finestra in cucina; c’è uno strano legame fra il diavolo e l’umidità, piuttosto sconnesso. Direi opposto. Però chissà, tante volte gli opposti si rivelano simili. Penso che sia brutto essere simili o uguali a qualcosa, toglie quel carattere unico che ha ogni persona. Mi scaldo con il tepore di una lampada da tavolo, indosso la sciarpa; la temperatura è calata presto oggi, ma vorrei resistere ancora dalla tentazione del riscaldamento perché la bolletta è in agguato. Lo sanno bene gli studenti e quelli del gas. Faccio due chiacchiere con Roberto Z., le partite di calcio e le schedine della SNAI combaciano. Anche se è ancora presto per urlare vittoria. Le scommesse sono necessarie a rendere meno sedentaria la vita: si fanno due passi al più vicino centro, si studiano i risultati, ci si gratta il culo per chiamare la fortuna. Qualche consiglio: cercate di beccare gli ‘x’ nelle partite della serie B, di solito sono dati bene tra i 2.5 e 3.5 di quota; squadre come Chievo, Pisa e Bologna valgono il rischio di una quota 2.35 o 2.5 in partite fuori casa; a proposito, se certi geni quotano a 13 l’Empoli fuori casa contro l’Inter, un motivo ci sarà; ma il Cagliari messo a 12 contro la Juventus fuori casa diventa una provocazione, il Cagliari non è male quest’anno e può farcela! Io ci giocherei pure l’over! Ultimamente ho avuto fortuna un paio di volte, l’ultima è stata una vincita di centotrenta euro con tre giocati. E’ andata meglio a Roberto Z.: in tre settimane ha avuto due vincite: una da quattrocento euro e l’altra da seicento euro, divisi a metà con sua sorella. Ma questo è il mio problema, non so quando rischiare. O forse non ho abbastanza culo. Dovrei grattarmelo di più e chiamare ancora più fortuna. A tarda sera solo gli Alan Parson’s accompagnano la danza di uno stuzzicadenti in bocca; ondeggia da un lembo all’altro, masticato come un chewing-gum insapore. E’ passato un giorno ancora rinchiusi tra le pareti pareti, stavolta in due. Non cambia molto, si fanno i turni. E pensare che c’è gente che ogni giorno si divide in due la vita! La nebbia persiste, è un banco siberiano o giù di là. In ogni caso, è freddo. Le previsioni dicono che domani pomeriggio tornerà il sole e potremo anche andarcene a fare scampagnate. Scampagnate... di lunedì. Che fantasia! Domani l’impegno sarà lo stesso di oggi: trovare qualcosa da fare. Luca Adami, domenica 3 febbraio 2008 Commenti ▲Scrivi un commento ▲ |
