Stanza 306

Prologo

Svolto l’angolo e mi fermo. Il mio petto va su e giù più velocemente del solito. Ho corso più che potevo ma ora non ho più fiato, il mio respiro è affannato.
Alzo lo sguardo. Il corridoio è buio, tranne per una piccola luce che si accende a intermittenza. Probabilmente sta per fulminarsi. L’aria è gelida. Sento il vento soffiare forte. Mi volto, la finestra della stanza vicino a me è aperta.
Devo recuperare fiato, ma più sto ferma, più si avvicinerà a me. Qui non sono al sicuro, non più. “Corri!” urla la voce dentro la mia testa. Le mie gambe sono troppo stanche, non riuscirò mai a muovermi da qui. “Corri o ti ucciderà.”
Ho bisogno di un altro minuto, non ho abbastanza fiato.
Sento un rumore provenire dal fondo del corridoio. Una porta continua a sbattere per il forte vento. -Non posso rimanere qui.- Cerco di convincere me stessa che non c’è più tempo, non posso permettermi di rimanere ferma, mi troverà. Devo nascondermi.
Sento dei passi in lontananza. Un brivido percorre la mia schiena. Se urlo nessuno mi sentirà, qui sono rimasta solo io. Morirò.
Mi alzo in piedi a fatica. “Vai in fondo al corridoio, c’è un’uscita nascosta. Lo sai solo tu. È l’unico modo che hai per salvarti.” Seguo la voce dentro la mia testa. È qui, ma è ancora lontano, ho del tempo. Tutto ciò che devo fare è correre. Posso farcela.
Comincio a correre. Sento le gambe tremare ad ogni passo. Respira. Inspira. Respira. Inspira. Manca poco, sto per arrivare. Vedo la porta. Mi volto, non c’è nessuno dietro di me, forse posso salvarmi davvero.
Infilo la mano tremante nella tasca per prendere il badge e lo faccio scorrere nel lettore sul muro. Apro la porta, buio. Tiro la cordicella che pende dal soffitto: niente da fare, la lampadina è fulminata.Prendo il telefono e accendo la torcia. Non posso prendere l’ascensore, potrebbe tagliare via la corrente e a quel punto mi ucciderebbe sicuramente, non è sicuro. Sono stanca. I miei occhi cominciano già ad appannarsi. L’aria sembra farsi sempre più pesante, come se ci fosse una sostanza che rende impossibile respirare. A breve la gola comincerà a bruciarmi. Devo pensare velocemente. Le scale. Potrei arrivare fino al seminterrato, lì c’è un’uscita che da sul retro del giardino. È l’unica soluzione ma dovrei uscire di qui, e se fosse già arrivato?
“Smettila di pensare. Agisci e basta o morirai!” La voce nella mia testa è sempre più presente. Devo trovare una via d’uscita il prima possibile. Spingo la maniglia della porta. Il corridoio sembra ancora silenzioso a parte il rumore del vento. Forse è andato dal lato opposto al mio.
Non posso arrendermi così facilmente, non dopo tutto quello che ho fatto.
-Devo uscire di qui!- Senza pensarci troppo apro la porta e corro, corro più veloce di prima, corro senza pensare ai dolori, al fiato che comincia a mancare, agli occhi che si annebbiano, alla gola che urla pietà. Corro verso l’unica via di salvezza.
Ci sono quasi, sto per arrivare. È lì, la porta è a due metri da me. Faccio un ultimo sforzo e tiro la maniglia. Nessun rumore, solo il buio. Corro giù per le scale. Quarto, terzo, secondo, primo piano, seminterrato. Devo solo andare in fondo al corridoio, lì troverò la porta che dà sul giardino. Un volta uscita non potrà più vedermi e sarò salva.
Il cuore accelera. Un urlo si diffonde nell’aria. Sta arrivando .
Non posso più proseguire, mi vedrebbe. Mi guardo attorno, da un alto l’ascensore e un vicolo cieco, davanti a me la porta che finisce sul corridoio, a destra un muro. L’unico nascondiglio è nel sottoscala. Mi accuccio nell’ombra. Non devo fare rumore. Per quanto sia difficile devo trattenere il fiato o mi troverà. Sento i suoi passi farsi sempre più vicini. Mi sporgo leggermente. Lo posso percepire. È qui.

 

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