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Glauco Collini

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I testi di Glauco Collini pubblicati sul sito

IL TRONO DI NEBBIA

Dopo un attimo di disorientamento capì dov’era: al porto. Non se n’era mai andato, ma il tormento di quella sera l’aveva portato a pensare molto e tutto insieme, fiaccandone anche il corpo, come se avesse percorso tutta la città. Si diresse verso la sua barca esitando proprio prima di salire sulla passerella. L’indomani non sarebbe più stato lui il proprietario. Quella sarebbe stata l’ultima volta che sarebbe passato su quella passerella di vecchio legno...

Senza fiato

Tornai a casa che era già notte da un pezzo. I lampioni spenti, tutta la via buia... La luna non traspariva, era da un’altra parte. Le piastrelle del vialetto bagnate dalla pioggia smessa da poco, in fondo la luce rotonda sopra il portone... Avevo già la chiave pronta. Da qualche sera mi curavo di non restare molto sotto la luce a cercarla, poiché sui muri che mi introducevano al portone avevo notato due insetti, uno in alto a destra, uno in alto a sinistra, che, per le dimensioni e la...

Attraverso la pioggia

Avevo fatto il possibile per dimenticare il motivo di quel viaggio. Molto bravo nel farlo, ma forse non abbastanza. Sentivo in me le ore di treno e i pasti della giornata completamente ignorati. I passi si erano trasformati in chilometri, ma camminare mi aiutava a distogliere l’attenzione dai pensieri. Era come se le modifiche del paesaggio, diretta conseguenza del mio avanzare, trattenessero i pensieri di quel preciso momento lasciando posto ad altro. Questo mi dava la libertà di...

PER NON FAR CADERE IL CIELO

Da oltre trent’anni era comparso in città un’enorme cilindro in cemento massiccio. Non era molto largo, ma era altissimo. Sembrava una colonna destinata a reggere il cielo, che, sempre più negli anni, sembrava un telo sporco ingrigito da tutte le misere attività umane. Nel punto più alto c’era una feritoia che mal si intravedeva da terra. Alla base una porta con tutti i segni del tempo, scura, sporca, con ruggine su tutte le parti metalliche. Un particolare avrebbe attirato...

Barba di muschio

Il vecchio albero si trovava lì, dove era sempre stato. Aveva una particolarità, una barba di muschio cresciuta nel tempo e nel dolore. Nel tempo perché gli anni erano ormai tanti e tanti altri ne rimanevano, nel dolore poiché lì davanti a sè aveva visto passare vite intere: il bambino che gioca a fare l’adulto, l’adulto che si esercita a fare il vecchio ed il vecchio che impara la morte dalle forme di vita che sfuggono agli occhi dei più, e che mai vengono notate prima di quel...

Ladri di vita

Mi guardo intorno inquieto, come a cercare qualcosa. Vedo le tante persone racchiuse nel singolo individuo che comunicano silenziosamente con le tante persone racchiuse in me. Sono immagini chiare e sfocate, fumo, nebbia, spettri di una coscienza collettiva dalla quale cerco di estraniarmi ogni volta che posso. Forse mi trovo all’interno di un ufficio. Devo fare qualcosa, ma ora mi sfugge. Sono in fila. Nell’attesa mi accorgo di avere in mano una cartella rossa, liscia. Dà...

L'OMINO DI PAGLIA

Di nuovo è giunta l’ora. Si accende la luce nella tenda fredda e piena di cianfrusaglie di ogni genere.La sedia di legno durissimo privata dell’imbottitura da sempre, come trono delle scomodità della vita. Il tavolo pieno, non c’è più posto, ormai non manca nulla. Il grande specchio è lì sopra, ma serve a non vedersi, contorni opachi, graffi d’avventura, immagine mal delineata, proprio come la realtà. Gin, due dita per la tristezza e due per il coraggio. Freddo in...