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Enea Pesaresi

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I testi di Enea Pesaresi pubblicati sul sito

Aprile XXIII I colli e i campi e i rami e le piazze, più stanco!

Il vecchio del lavoro più stanco, dalle ombre sparse, che per i colli e i campi e i rami e le piazze, protraggono in egual modo, sogna il dolcigno sapore dei fichi maturi e delle vie vane, con non sa più con che gioia, e immagina il gran funerale e il fosso e il pianto d’un passo invernale. L’animato sogno del suo orrore. Noi, in noia e delusione, noi pianto d’un passo invernale, sublime sul mio volto per il tuo silenzio notturno: m’apparse...

Notte sul molo a Rimini Aprile VIII

Notte sul molo a Rimini Aprile VIII La notte che colmava, la nitida notte che il cuore mi scosse, è già antica. Come tutti i passi del giorno e i salti della notte, e le grida e i pianti sembravan limpidi e agonia, e la gioia era assaggiarti, di sabbia di mare e di cielo e di tutto. È stata una notte che colmava ogni respiro soltanto guardarsi e saltare da svegli sugli scogli. Nessuno fiatava, anche la notte.

A Giulia febbraio XVIII tu sola

La luce è vaga, nel pallore timido. Vi s’aprono i tuoi occhi che brillano appena e accendono quel pallore: ora su tutte le cose è come quel pallore non fosse mai stato, e sale a cercare la sera come un passo. Tu respiri quella luce. La luce più forte, del passo che va, ha sceso sulle cose che soffocano mute un amore vicino di voce, e parla. È qua che giunge il rossore di ieri. È qua che domani giungerà l’alba l’amore...

Ma la terra nascosta l’ho veduta sul prato del cielo! Febbraio XI

Là sul fare dell’assolato monte c’è non altro sole se non là, a ben cuocere fra i profili brevi dell’orizzonte fiori e frutti sui prati del cielo resistere. Non esiste gioia che questo corpo abbia né l’angoscia soffusa contiene un clamore come in alto, il cielo, piombasse un soffio di sabbia e il soffio non so, si muore! Lontano alle voci passate s’ode un mandorlo lontano nell’ombra mossa della fonte s’apre e...

L’abisso che nessuno sa, gennaio X

Un tempo nella terra si sono scritti forse altri pensieri ma ora, che cosa scrivere altro che la morte. Per me non c’è più voce, o se c’è voce questa senza eco oramai la sento come morta. Tutto ciò per cui valga amare, non sono altro che i tuoi occhi mori.

Sei la voce, gennaio IX

Ho guardato colla mano tesa alla fronte il rosso tepore del sole nell’identico cielo. Ogni cosa è la stessa. Nell’identico cielo è riemersa quest’estasi come una smorfia dolorante, Logorando. E tace nel sussulto di carne. Mendico un corpo e un dolore, come una gioia. Sono vive la voce e la vita che urlano nel cielo. Una voce ha variato le cose. Tutta la grande piazza ti appartiene sotto la sommessa luce che sgomenta nel tuo volto che trema, e...

Appartengo ad una sola via,Gennaio IV

L’agonia immortale che assale la mia mente pazza e delusa, si muove a credervi realizzati per vivere per nulla, si è solo disposti nell’annata dell’umanità, Così, su un filo di noia a interi stormi per concepire di esternarsi innanzi la realtà concreta e vomitarla.

Dacchè i vecchi siedono nei portici a Rimini XXIX

Ho parlato a un vecchio. Solo sul marciapiede, era stanco. Desideroso di cibo nei suoi cenci fracidi, dormiva. Quell’indentico vecchio era tale al mio orrore. Ed io mi coricai lì affianco, sotto una vetrina luccicante colma di gente e di profumi segreti. Questa gente sapeva ben gemere con i cibi meravigliosi. Perché i nostri gemiti hanno una via e la posseggono e non varia. O mio sudicio vecchio, noi nel sogno...

Dicembre XVII Alla fine

Arrivare a un punto, coricato là come un brandello di stoffa, che questo si è, tutto si spegne. Dacchè la mia sofferenza è di restare qua, nel mare che ribolle con volontà non mia.

Dicembre XIV Ti ho vista non conoscendoti

Sempre rapirmi solo e fuori da tutti, sempre lontano e sempr’esser a te innanzi, scalpitare col fiato d’un tratto, come il primo, e pur immaginare nitido, che ciò morirà con me. Vedi piccola, tu come altre morirai senza sapere. E io, morirò sapendo? Ho concepito perché a metà colmavo di sangue.