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Dariodegiacomo

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Dariodegiacomo

 

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Il vento non urla Farina bianca di sacco disegna le impronte del vento: insegna le tracce, fino al margine del bosco. C’era notte, facciate anonime di notte, sferzate da violenza e grigiore e calcestruzzo, a secchi, sul giorno che muore: fatica e dolore, dolore di passi pesanti, impediti da mulini di vento. La mia finestra, cerchio di luce sul buio fitto, è impenetrabile al vento. Si spezza contro i mattoni, il vento, soffre nei cornicioni, muore sui davanzali: non entra qui, il vento! C’è troppo spazio pieno, qui. Collezioni di cose, vecchie e nuove: l’elenco della vita con tutte le cose disposte in bell’ordine. Troppo pesante questo spazio, troppo per una folata di vento. Farfuglio parole sconnesse: come un braccio disarticolato pendono lungo il fianco. Là fuori , il vento! Non urla, non ruggisce, il vento soffia soltanto. Ogni cosa, al contatto, presta la sua voce al vento, ma il vento non ha voce. Il vento è tutte le voci che cantano le canzoni del vento. Ma il vento non ha voci, solo tracce. Le seguirò fino al margine del bosco. Sarà come smarrire il fiato dopo la corsa, le mani a proteggere i fianchi, l’ansimo della voce che si perde, spezzata in frammenti, dentro lo stomaco. Estenuato, al margine del bosco, sento dietro di me la deflagrazione potente di consonanti rumorose: il rumore dei mondi di parole entrate in collisione con la sintassi scardinata dal pensiero. Il vento non ha pensieri, solo i soffi scandiscono il ritmo della sua vita. Un uomo che segue le tracce, per imparare ad essere vento. Sono solo un uomo, reso folle dalle voci, che prova una struggente nostalgia del vento. A volte sosto, assorto come in preghiera, ma non prego mai. Mi assopisce il margine erboso del bosco, incerto se andare o tornare: allora rimango immobile, sospeso nelle voci. Ascolto le voci-Sono Ingannato, tiro fuori la mia voce-Inganno. Un inganno è la voce, che corrode il midollo. La voce che scorre sulla pelle, come una carezza, sussurra graffiando a sangue la schiena, massaggia gli stinchi. La voce è l’inganno sul margine erboso del bosco: troppo seducente per l’abbraccio casto dei rami, irresistibile per un uomo. Un solo passo, di là. Coraggio! Occorre coraggio per inarcare la schiena in un passo che spezza le reni. Un morso che spezza le voci. Coraggio!

 

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I testi di Dariodegiacomo pubblicati sul sito

Quando hanno abbattuto il ponte

Q u a n d o h a n n o a b b a t t u t o i l ponte… di Dario de Giacomo Dietro di sé il narratore ha uno specchio, che lo riflette nell’atto di scrivere. (Jack il ventriloquo) Quando hanno abbattuto il ponte io non c’ero. Al ritorno da un viaggio al suo posto ho trovato un buco riempito d’aria. Ma questo lo so perché l’ho sentito in treno, dicevano che avevano demolito il ponte della ferrovia, quello che divide via Oberdan in due. Mi chiedo dove passa il treno ora: mi...

Madonna di strada

Sul mio corpo ruderale non cresce l’erba. Con questa consapevolezza, stamattina, mi sono insinuato di nuovo nei vicoli stretti di una città qualsiasi affacciata sul mare. Dentro ho l’ansia furiosa che cerca madonne antiche, di cappella in cappella, per strappare una grazia. Sto frugando tra i miei pensieri, nell’acqua sporca di ieri dove le donne lavavano i panni sporchi, strofinando pezzi squadrati di sapone, così grossi da enfiarmi la pelle fresca di bucato. Nella Chiesa del Carmine...